Quando i bambini fanno paura

Quando i bambini fanno paura

Black-Eyed Kids, scritto da Joe Pruett per i disegni di Szymon Kudranski prende e trasforma in un oscuro fumetto horror una nota leggenda urbana, quella dei bambini dagli occhi neri. Questa nacque quando, nel 1996, il giornalista texano Brian Bethel descrisse l’incontro avvenuto quell’anno ad Abilene, in Texas, con due inquietanti bambini dagli occhi completamente scuri la cui vista gli procurò una profonda quanto inspiegabile paura ((Stephen Wagner (2018), Are Black-Eyed Kids Horror or Hoax?)). Diventata rapidamente una delle prime creepypasta, la leggenda dei bambini dagli occhi neri non ha trovato alcun riscontro a parte quanto scritto da Bethel. I suoi articoli, però, sono stati più che sufficienti per generare credenze e ipotesi secondo cui questi bambini sarebbero extraterrestri, vampiri o fantasmi.

L’uso dei bambini in racconti dell’orrore non come vittime ma come carnefici è relativamente recente: come riporta Karen Renner in Evil children in popular imagination, a parte un paio di racconti di Henrich Hoffman nel 1845 e di Henry James nel 1898, solo a partire dagli anni Cinquanta del XX secolo si iniziano a pubblicare opere di genere in cui i bambini rivestono un ruolo inquietante ((Sempre secondo la Renner fu un mix di varie situazioni socio-culturali a generare questo nuovo genere di orrore esattamente in quel decennio: la grande crescita demografica tra il 1946 e il 1964, l’aumento della criminalità giovanile, la conseguente maggiore attenzione (anche commerciale) sul mondo dell’adolescenza e i molti allarmi sulle influenze negative di musica, cinema e fumetti dell’epoca hanno probabilmente creato il terreno fertile per la sua diffusione.)). A titolo di esempio basti citare Il villaggio dei dannati del 1957 dello scrittore britannico Brian Aldiss: in questo caso gli inquietanti bambini protagonisti del romanzo sono degli esseri extraterrestri impiantati dentro le donne di Midwich, un villaggio isolato della Gran Bretagna, fisicamente abili alla procreazione.

Il romanzo di Aldiss, però, unisce insieme anche altre due paure ancestrali a quella nuova per i bambini malvagi: quella del diverso visto come nemico e quella della possessione demoniaca, che prende di mira i più deboli come ben mostrato nel 1971 da L’esorcista di William Peter Blatty.
Questo stesso tema della possessione ritorna, poi, nella serie di romanzi di Dune di Frank Herbert e proprio con due bambini, Alia, sorella di Paul Atreides, e Leto II, figlio di Paul e della sua concubina ((In particolare il riferimento è a I figli di Dune del 1976 e L’imperatore-dio di Dune del 1981.)). Entrambi i due personaggi mostrano poteri inquietanti che provengono loro dal fatto di riuscire a entrare in connessione con le “anime” dei loro antenati. Pur se entrambi prenderanno decisioni completamente differenti, l’esito di queste scelte sarà comunque identico: generare un senso di inquietudine intorno a loro.
Tremate: i bambini vi guardano!