Il pianeta di Barnard

Il pianeta di Barnard

La stella di Barnard, studiata fin dalla fine del 1800 (1) prende il suo nome dall’astronomo Edward Barnard che nel 1916 ne scoprì il moto proprio, il più grande mai osservato (2) . Il moto proprio

(…) è il moto apparente di una stella sulla volta celeste causato dall’effettivo movimento della stella rispetto al centro di massa del sistema solare.

La posizione della stella di Barnard nel 2006 – via commons

Sul finire degli anni Sessanta del XX secolo, Peter van de Kamp scoprì delle anomalie in questo moto proprio che vennero spiegate dallo stesso van de Kamp con la presenza di due pianeti in orbita intorno alla stella (3) , uno di massa 1.1 e l’altro di massa 0.8 masse di Giove.
Questa spiegazione, però, non convinse né John L. Hershey (4) , né Wulff-Dieter Heintz (5) , che mostrarono come van de Kamp fosse in errore nell’interpretazione dei dati.
L’astronomo, però, nonostante tutto continuò a restare fino alla fine fermamente convinto della correttezza della sua teoria, ma anche se oggi si può escludere l’esistenza di pianeti delle masse e dimensioni supposte da van de Kamp, l’ESO ha appena annunciato la scoperta di un pianeta roccioso, una superTerra di fatto, intorno alla stella di Barnard. Con una massa di almeno 3,2 volte superiore a quella della Terra, Barnard’s Star b, nome (si spera) provvisorio del pianeta, non è ancora stato confermato come pianeta vero e proprio. Scoperto combinando le misure di diversi strumenti di alta precisione montati su telescopi in tutto il mondo, orbita intorno a una stella abbastanza piccola, una stella rossa di 0.2 raggi solari e distante poco meno di 6 anni luce da noi.
Il nome della stella, però, accenderà immediatamente la fantasia degli amanti di Will Eisner, poiché l’autore statunitense utilizzò proprio la stella di Barnard come zona di provenienza per un messaggio apparentemente intelligente captato dal classico radiotelescopio all’inizio di Vita su un altro pianeta. Da una premessa scientificamente corretta, pur se di gusto puramente fantascientifico, Eisner vira verso un’avventura dai toni spionistici e dal ritmo serrato che merita di essere recuperata non solo per l’eccitante annuncio dell’ESO, che magari a qualcun altro farà già venire in mente il Progetto Dedalus che tra il 1973 e il 1977 mirava a realizzare la costruzione di sonde in grado di compiere viaggi interstellari puntati proprio verso la stella di Barnard (vista la sua vicinanza).

Rappresentazione artistica della superficie del pianeta che orbita intorno alla stella di Barnard – Credit: ESO/M. Kornmesser

Ad ogni buon conto eliminiamo subito ogni dubbio: questa nuova superTerra si trova fuori dalla zona abitabile: pur ruotando a una distanza di appena 0,4 volte quella tra Terra e Sole, si trova nella così detta zona della neve della stella, ovvero la regione in cui i composti volatili come l’acqua si condensano sotto forma di ghiaccio solido. Questo suggerisce una temperatura superficiale estremamente bassa, rendendo improbabile la presenza di vita così come la conosciamo. Per cui non mettetevi a fondare una religione e a cercare fondi per partire nello spazio verso la stella di Barnard e il suo pianeta roccioso: nonostante la relativa vicinanza, la nostra tecnologia non consentirebbe a un equipaggio di arrivare in una sola generazione verso il suo obiettivo, ammesso e non concesso di riuscire a risolvere tutti i problemi relativi alla schermatura e alla gestione dell’astronave stessa, senza dimenticare che un pianeta inospitale non è nemmeno una buona direzione dove puntare il razzo, visto che una volta giunti lì ci si dovrebbe preoccupare anche della sua terraformazione in condizioni limite visto che l’energia emessa dalla stella è particolarmente bassa. Al massimo Barnard’s Star b può diventare una meta alternativa per una particolarmente lunga settimana bianca!


Note:
  1. Compariva in alcune lastre di Harvard datate 1888 e 1890 

  2. E. E. Barnard, 1916, 'A small star with large proper-motion', The Astronomical Journal, vol. 29, p. 181 doi:http://dx.doi.org/10.1086/104156
     

  3. P. van de Kamp, 1969, 'Alternate dynamical analysis of Barnard's star.', The Astronomical Journal, vol. 74, p. 757 doi:http://dx.doi.org/10.1086/110852
     

  4. J. L. Hershey, 1973, 'Astrometric analysis of the field of AC +65 6955 from plates taken with the Sproul 24-inch refractor.', The Astronomical Journal, vol. 78, p. 421 doi:http://dx.doi.org/10.1086/111436
     

  5. W. D. Heintz, 1976, 'Systematic Trends in the Motions of Suspected Stellar Companions', Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, vol. 175, no. 3, pp. 533-535 doi:http://dx.doi.org/10.1093/mnras/175.3.533