Giulio Giorello e quel libertario di Topolino

Giulio Giorello e quel libertario di Topolino

A mio giudizio Topolino è un grande libertario. Non si faccia l’errore (anzi, questa è una piega che ha preso il Topolino italiano) di pensare che sia sempre dalla parte delle forze dell’ordine. Certo, è amico di Manetta e Basettoni: ma uno si chiama Casey e l’altro O’Hara, e Topolino pare essere a sua volta un Irish American. È quindi più che altro una solidarietà tra irlandesi che non un’adesione di Topolino alla legge. Tra l’altro, in parecchie storie Topolino è contro le forze dell’ordine, che prende in giro (come in Topolino nella casa dei fantasmi, del 1936) o che critica poiché corrotte (Topolino giornalista), oppure contro la burocrazia (Topolino e la lampada di Aladino, del 1939-1940). D’altra parte, Eta Beta, che ama bruciare il denaro, è ancora più radicale di Topolino, dal punto di vista di un individualismo anarchico.

Questo diceva Giulio Giorello in un’intervista uscita su Bietti a proposito di Topolino.
Ho avuto il piacere di incontrare Giorello, filosofo della scienza e grande conoscitore di fumetto, in particolare disneyano, in un paio di occasioni. Parto dalla seconda (anche se la mia memoria ha invertito l’ordine cronologico, devo confessare), 2013, per una conferenza a due voci con Stefano Sandrelli organizzata dall’Osservatorio Astronomico di Brera. In quell’occasione venne per discutere di Giordano Bruno ed esopianeti, ma si parlò anche di oroscopari e di fullerene e di altre cosine interessanti.
La prima, invece, durante un Lucca Comics&Games, quello del 2012 quando venni invitato per l’edizione 0 di Comics&Science. In particolare in quell’occasione divisi con lui il taxi che ci portò dall’albergo fino alla sede delle conferenze. A bordo si discusse, più che altro, della situazione precaria della ricerca italiana: d’altra parte gli avevo accennato che collaboravo saltuariamente con l’Osservatorio di Brera e con Stefano, che conosceva. Poi assistetti alla conferenza di presentazione di Jumbo Magazine e, soprattutto, ebbi anche l’occasione di cenare con un po’ di gente di fumetti, su tutti il tuttologo Alfredo Castelli. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia, e soprattutto è il mio piccolo ricordo di filosofo che amava i fumetti.
E che ora non c’è più.

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Giulio Giorello, sulla destra, a Lucca Comics del 2012 – via flickr