Tra le eredità lasciateci dal compianto Sergio Bonelli, spiccano i cosiddetti Almanacchi, pubblicazioni annuali che avrebbero l’intento di ripercorrere l’annata di uscite 
L’Almanacco del Giallo ha visto per anni come padrone di casa la presenza di Nick Raider, il poliziotto italo-americano creato da Claudio Nizzi. Dopo la chiusura della sua testata mensile, il patrocinio è passato a Julia di Giancarlo Berardi, con una formula sulla carta interessante (per quanto mal sfruttata): tutte le storie dell’Almanacco sono ambientate nel passato tardo-adolescenziale della criminologa.
Sono un completista di Julia, che attualmente rappresenta senza alcun dubbio la miglior serie mensile di casa Bonelli, e un affezionato della carta patinata con la quale è confezionato l’Almanacco. 
Senza giri di parole, l’Almanacco è una pubblicazione senza vita.
Gli articoli che riassumono le annate sono compilati in modo superficiale, lasciando ampio e inutile spazio alle trame, senza alcuno spunto critico di rilievo e, facendo rapidi conti, presentando un numero davvero limitato di uscite (in particolare nella sezione dedicata ai romanzi). Gli articoli di approfondimento nella terza sezione dell’Almanacco hanno anch’essi un taglio leggero, grazioso, ma noioso e senza idee degne di nota.
Nel complesso, sembra trattarsi di un prodotto editoriale compilato senza passione, come un compitino necessario ma meccanico, quasi burocratico (avete presente quel faticoso ma necessario rito annuale dei consuntivi aziendali?).
Inutile aggiungere (o forse no!) che i tempi e i modi con i quali le informazioni prendono forma nell’Almanacco sono largamente superati dalla diffusione di internet, tanto da fare di questa formula un esempio chiaro di anacronismo editoriale.
Le storie della giovane Julia non aiutano a risollevare le sorti dell’Almanacco del Giallo. 
Una leggerezza che non ci aspetteremmo da Berardi e collaboratori, per la quale trovo difficilmente una ragione, se non una complessiva difficoltà nell’immaginare una Julia diversa da quella del presente. In fondo, se ci ricordiamo com’eravamo dieci, venti anni fa, non è facile riconoscerci in questo presente, per quanto sia possibile scorgere i semi di quello che saremo diventati. Ecco, Berardi non è riuscito a trovare un reale equilibrio tra coerenza e incoerenza del passato rispetto al presente.
E per il concept di un personaggio, o di una serie nella serie, non è poco.
In definitiva, l’Almanacco del Giallo si rivela quantomeno sfocato nella sua validità editoriale, dimostrando una certa rigidità nell’impostazione delle proposte della casa editrice, e confermando la difficoltà di essere al passo coi tempi.
Abbiamo parlato di:
Almanacco del Giallo 2012
Giancarlo Berardi, Lorenzo Calza,Thomas Campi, Enio, Steve Boraley
Sergio Bonelli Editore, maggio 2012
176 pagine, brossurato, bianco e nero e colore – 6,00€
ISBN: 977112262630020115






