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“Trigger”: il prezzo da pagare per un colpo di pistola

29 Settembre 2026
Carlos Estefan e Pedro Mauro sfoderano uno spaghetti-western generazionale, in cui le colpe dei padri sono destinate a ricadere sui figli.
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Il genere western, sebbene lontano dai fasti di un’epoca d’oro che difficilmente sembra destinata a ripresentarsi, continua comunque a suscitare un certo fascino e a tornare periodicamente alla ribalta grazie ad alcune collaborazioni d’eccellenza. Una di queste è la trilogia tutta brasiliana Trigger, proposta in Italia dall’Editoriale Cosmo in un’edizione integrale a colori, impreziosita dalla prefazione di Gianfranco Manfredi.

Dietro quest’opera troviamo la sceneggiatura e i colori di Carlos Estefan, designer e art director che ha esordito nel mondo fumetto nel 2012 con il webcomic Jones, Inc. (scritto insieme a Mauro Souza), e i disegni del veterano Pedro Mauro, un nome noto ai lettori italiani per il suo lavoro con Gianfranco Manfredi alla Sergio Bonelli Editore, nonché per il volume de Il procuratore, pubblicato sempre dall’Editoriale Cosmo. Prima di occuparsi di Trigger, Estefan e Mauro avevano inoltre già unito le forze lavorando ad un fumetto piratesco, Back from the dead red, per ora edito solo in Brasile. Come raccontano i due autori nella postfazione, Trigger nasce dalla volontà di Mauro il quale, volendo fare un omaggio agli spaghetti western degli anni sessanta e settanta, decise di contattare lo sceneggiatore Carlos Estefan, già desideroso di creare una storia che avesse come protagonista un personaggio dall’animo cattivo. Gli ingredienti c’erano tutti.

Come tradizione vuole, la trama ruota attorno a un uomo senza nome. Suo padre, un mite scozzese proprietario di un saloon, dopo aver perso tutto ciò che aveva a causa di alcuni banditi, finisce per darsi al crimine, accecato dalla vendetta e dal risentimento. Nei tre capitoli che compongono la storia, Trigger, Eredità e Redenzione, assistiamo alla discesa morale dello scozzese, ma soprattutto al percorso di crescita di suo figlio, costretto ad affrontare un destino che sembra condannarlo a perpetuare gli errori del padre.

Lungi dall’essere un semplice racconto di frontiera, Trigger si rivela un’opera dall’animo profondo. Gli autori sfruttano l’ambientazione western per trattare tematiche importanti quali la difficoltà di spezzare la catena di colpe che ci lega a chi ci ha preceduto, la perdita della propria identità nel momento in cui si preme il grilletto alla ricerca di una cieca vendetta, per poi arrivare a riflettere sulla natura stessa della civiltà, ponendo il dubbio se le istituzioni talvolta non perpetrino forse le stesse ingiustizie commesse dai banditi, ma con le spalle coperte dalla legge. A livello fumettistico, sebbene l’aspetto generazionale sia piuttosto originale, si possono trovare nel tema della vendetta e del rapporto ambivalente con la civiltà alcuni echi de La stella del deserto di Stephen Desberg ed Enrico Marini, mentre nello sviluppo della trama si potrebbero riscontrare perfino dei richiami al videogioco della Rockstar Games, Red Dead Redemption 2.

La sceneggiatura di Estefan si presenta fin da subito essenziale nei dialoghi, lasciando ampio spazio sia agli scontri a fuoco sia ai momenti più contemplativi in cui dominano gli scenari d’atmosfera. La narrazione tuttavia non procede in maniera lineare ma adotta una serie di flashback introdotti da dei cambi di scena ben costruiti che passano attraverso uno sguardo o alcuni elementi ambientali. Questa scelta risulta coerente con un racconto che gioca sul passaggio di consegna tra generazioni. In particolare, in questa specie di staffetta del destino, due oggetti svolgono il ruolo di testimoni: una fisarmonica, simbolo forse dell’innocenza e per questo spesso nelle mani di personaggi dall’animo puro, come i bambini, e un orologio da tasca, formalmente una sorta di talismano contro il male ma che nella realtà dei fatti sembra esserne foriero.

Non stupisce quindi che il segno di Pedro Mauro sia volto al realismo. Il suo tratto ruvido e per lo più dai neri pieni può essere apprezzato in particolar modo nel racconto spin-off a fine volume, L’ultima lettera, che è stato lasciato interamente in bianco e nero, esattamente come lo erano originariamente i tre volumi che compongono il fumetto. Per il resto sono presenti inquadrature cinematografiche tipiche dei film western, dai campi lunghi ai close-up degli occhi, su cui forse l’autore in alcune sezioni indulge eccessivamente. Durante la lettura appaiono piuttosto evidenti le ispirazioni ad diversi western italiani, con riferimenti più o meno espliciti in particolare al Django di Sergio Corbucci e a C’era una volta il West di Sergio Leone. Tuttavia, rispetto al cinema, va detto che i tempi del fumetto sono naturalmente meno dilatati, pertanto gli spazi per gli attimi di tensione che solitamente nei film precedono il duello, magari accompagnati da una colonna sonora o dal soffio del vento, sono ridotti al minimo e i giochi di sguardi perdono un po’ di efficacia.

La colorazione di Estefan è invece dominata da campiture piatte sulle tonalità del marrone che cedono il passo a colori freddi quando la civiltà o i suoi rappresentanti si intromettono nelle vicende del protagonista. Inoltre, tinte di rosso colorano puntualmente gli sfondi nei momenti di maggiore tensione, a presagire qualcosa di sinistro. Infine, nel capitolo conclusivo della trilogia, Redenzione, avviene un cambio di ambientazione e ci si sposta su ampie distese di neve, dove il bianco prende il sopravvento, quasi a presagire la via della purificazione per la generazione che seguirà.

Carlos Estefan e Pedro Mauro ci consegnano quindi uno spaghetti western che, pur non inventando nuovi scenari, riesce comunque a sfuggire al semplice citazionismo e a reinterpretare in maniera originale alcuni topoi del genere, raccontando una storia di uomini senza nome destinati a compiere violenze su altri uomini senza nome fino a che, un giorno, uno di loro capirà di non essere solo uno scozzese o un fuorilegge, ma una persona con un nome e delle relazioni che danno un senso alla sua vita.

Abbiamo parlato di:
Trigger – La trilogia
Carlos Estefan, Pedro Mauro
Traduzione di Giovanni Villa
Editoriale Cosmo, 2024
256 pagine, cartonato, colori e bianco e nero – 49,90 €
ISBN: 9788892977365

Fabio Diegoli

Fabio Diegoli

Sono nato nel secolo scorso nella bassa Pianura Padana. Appassionato fin dall'adolescenza di fumetti e musica country, non sapendo né disegnare, né suonare, mi sono messo a scrivere recensioni. Nel mondo del fumetto, tendo a prediligere gli slice of life giapponei e le avventure franco-belga, ma non disdegno capatine in altri ambiti. Oltre che per LoSpazioBianco, scrivo anche per alcune realtà del mondo della musica.

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