Greta Xella a Più Libri più Liberi 2024
Greta Xella a Più Libri più Liberi 2024

Greta Xella: vi racconto “Perché sei qui?”

7 Ottobre 2026
A Lucca Comics and Games 2025 abbiamo intervistato Greta Xella, disegnatrice del fumetto sceneggiato dalla psicologa Francesca Picozzi.
Leggi in 9 minuti

Un fumetto pensato per raccontare a giovani lettori, ma anche a famiglie, come una seduta di terapia funzioni e quali sono i vari passaggi che un paziente e un terapeuta affrontano. Il fumetto rende accessibile un tema spesso ritenuto delicato e il tratto di Greta Xella, fatto di linee morbide e un’attenta ricerca cromatica, accompagna con estrema cura l’idea di Francesca Piccozzi di usare il fumetto per raccontare alcune sedute.

Intanto ben ritrovata su Lo Spazio Bianco. Come punto di partenza vorrei partire dal domandarti come sia avvenuto il contatto con Francesca e come sia nato questo lavoro che è, se non proprio un manuale, un modo per fare il punto su alcune situazioni, una specie di messaggio nella bottiglia destinato ai lettori di ogni età ma pensato soprattutto per quelli in fascia adolescenziale o adolescenziale.
Innanzitutto, ciao, è sempre un piacere essere intervistata da Francesco per lo Spazio Bianco. Perché sei qui? è stato un bell’incontro perché io e Francesca ci siamo conosciute grazie al mio libro precedente che è stato Figlia di Luna nel quale già affrontavo il tema della salute mentale anche se in chiave un po’ più fantastica, onirica. Lei è rimasta colpita prima dalla copertina, poi è rimasta sorpresa positivamente quando ha scoperto che parlava di salute mentale e quindi l’ha letto. Le è piaciuto il mio approccio e il mio stile di disegno. Quando si è ritrovata a proporre Perché sei qui in Tunué, tra i disegnatori proposti per accompagnarla c’era il mio nome e lei non ha avuto dubbi. Ci siamo ritrovate poi per un caso, per una coincidenza, ma poi abbiamo collaborato con piacere perché la salute mentale è un interesse comune. Perché sei qui? lo ha scritto lei e abbiamo collaborato per la sua veste finale. È strutturato in sei episodi, ognuno dedicato a un paziente diverso, o meglio si tratta di cinque episodi ognuno con un paziente diverso all’interno dello studio di Francesca, mentre il sesto capitolo è dedicato al momento in cui è lei stessa ad andare in analisi da un altro professionista. Ogni capitolo è realizzato con l’intento di essere l’introduzione a una tematica che può essere affrontata in terapia. Il primo capitolo, ad esempio, racconta il primissimo incontro di un ragazzino che a scuola ha il suo primo attacco di panico e non sa quindi da che cosa deriva, come gli può essere nato. Si tratta di una prima volta mentre l’ultima storia è un ragazzo alla fine di un ciclo di terapia; arrivato alla fine degli studi, ha tante possibilità davanti, talmente tante che non sa quale scegliere e per questo si trova a chiedere aiuto. Tra i due momenti, i due incontri, ci sono i vari step che fotografano vari momenti di terapia.

Nella lettura del fumetto colpisce tanto il percorso grafico che quello professionale che accompagnano le tipologie di fragilità; si va da ragazzo preadolescente all’adolescente, analizzando sia il rapporto con gli altri che con sé stessi. Importante sicuramente è la chiusura in cui si osserva come quel tipo di percorso non è esclusivo ma coinvolge persino chi si trova nel ruolo di chi aiuta e che ha a sua volta il bisogno di rimettersi in bolla o, per meglio dire, di capirsi un po’ di più.
Sì, anzi per citare anche Watchmen, chi controlla i controllori? È un elemento importante mostrare che anche un terapeuta ha bisogno a sua volta di essere inserito in un percorso, anzi è quasi obbligatorio che un terapeuta a sua volta si faccia monitorare da un professionista per essere certo di essere a posto ed efficace per gli altri.

Come per Atlante, le fragilità dei pazienti inevitabilmente gravano sulla sensibilità del terapeuta a cui occorre naturalmente per prima cosa una certa empatia verso i propri pazienti per essere capace di guidarli, ma allo stesso tempo è comprensibile che avverta la necessità di essere aiutato a farsi carico di quel peso. Non deve essere affatto un’operazione semplice. Cosa racconta Francesca, protagonista assieme ai suoi pazienti in veste di paziente, di questo aspetto?
Io e Francesca abbiamo sviluppato anche una bella amicizia che è andata oltre il rapporto di lavoro. Siamo praticamente coetanee, io solo la coetanea più anziana, e in termini confidenziali, senza andare naturalmente nel personale, succede che ci siano giornate più delicate in cui il farsi carico dell’onere altrui risulti più faticoso.

Si tratta di riflessioni che emergono chiare nella lettura del fumetto e che mi danno lo spunto per una domanda tecnica. Rispetto al vostro fumetto Francesca si trova nella posizione per cui è contemporaneamente del mestiere, come terapeuta, ma nuova al mondo del fumetto. Quando la sua scelta è andata sul tuo nome ha scelto non solo un’illustratrice ma un’autrice completa. Quanto la tua duplice competenza è stata funzionale alla realizzazione del fumetto?
Sulla sua scelta ha sicuramente inciso che oltre al tratto le fosse piaciuto il mio storytelling in Figlia di Luna (che ha un rimando nel secondo dei sei episodi raccontati – n.d.r.) e le piaceva molto come mi pongo rispetto al racconto. Se c’è una cosa che mi ha divertito è che nonostante ogni capitolo sia abbastanza simile nella struttura, che prevede il paziente che arriva in studio da Francesca, a mano a mano che la dinamica col paziente entra nel vivo si utilizzi un richiamo onirico. Quando ad esempio si affronta la ragazza con problemi alimentari, la pizza diventa una specie di mostro filante permettendo di fare incontrare il mio modo di raccontare e il suo. Per facilitare questo incontro è stato prezioso il lavoro fatto da Katia Centone, l’editor che ci ha assegnato Tunué. Il suo contributo è stato per me una bella emozione; seguivo il suo lavoro da sempre e trovarsi insieme dallo stesso lato di un progetto è stato un momento intenso sia per me che per Francesca. Francesca è una lettrice di fumetti. Anche lei conosceva già il lavoro di Katia e quindi per tutte e due è stata un’aggiunta proprio di entusiasmo al punto che la stessa Francesca ha deciso di iscriversi a un corso di fumetto per completare un percorso personale che evidentemente l’ha gratificata parecchio.

Non si smette mai di imparare.
No e poi lei è una persona molto umile. Più vedeva quanto fosse prezioso il lavoro fatto da Katia più ha avuto voglia di imparare a conoscere ancora di più il linguaggio del fumetto. Si tratta di una persona che ama lo studio e lo dimostra perché si continua a iscrivere a corsi. Non si sente sicuramente arrivata a livello di nozioni anche nel suo stesso lavoro e pure restando solida nella sua attività principale ha mostrato una grande curiosità verso il resto.

Tornando al tuo lavoro, ho notato che ci sono cambi di cromia nel corso del fumetto, hai giocato molto con i colori come in Inside out. A seconda delle emozioni incontrate si evidenza una scelta cromatica molto attenta.
Il rimando più facile è sempre quello ma è vero, abbiamo fatto una ricerca cromatica adattando il colore al tipo di racconto. Per esempio, per i disturbi alimentari esiste proprio già un colore assegnato dalle varie associazioni che è il lilla quindi abbiamo deciso di mettere quel colore per un rimando diretto. Per la depressione abbiamo usato un banalissimo nero grigiastro, per gli attacchi di panico abbiamo usato un verde acido mentre per i problemi d’amore abbiamo usato un rosso che fosse legato alla passione, all’amore e infine alla sessualità perché è di quello che tratta il capitolo in questione.

Personalmente mi ha colpito molto proprio il racconto di Teo a cui hai fatto riferimento.
Si tratta di un tema importante e delicato e che spesso viene affrontato, soprattutto sul fronte maschile, con molta superficialità. Ho apprezzato sia la scelta sia il fatto che la sessualità si stata affrontata in termini di sensibilità.
Teo nel suo capitolo soffre quel tipo di mascolinità tossica, termine forse abusato ma che molto rende su un certo approccio. Quando Teo si confida con Francesca dice di non ritrovarsi in quel tipo di pulsioni ma allo stesso desidera entrare in intimità con la sua ragazza con tutto un carico di preoccupazioni legate all’età e a una serie di domande che sente dentro di sé. Il ruolo della terapeuta è di fare capire che a volte è proprio chiedere alla persona interessata la strada più semplice per trovare il modo di essere felice e superare certe molte preoccupazioni.

Quello che colpisce del racconto di Teo è come evidenzi che esiste una mancanza di educazione sentimentale. Affrontarlo da un punto di vista terapeutico quando andrebbe affrontato proprio da un punto di vista didattico è comunque un modo per mettere il piede nella porta ed è stato un passaggio molto bello da leggere sotto svariati punti di vista.
In tal senso è stata proprio una scelta di Francesca voler metterci un certo tipo di protagonista con determinate caratteristiche.

Sul modo in cui certi temi sono affrontati colpisce anche il capitolo dedicato a Mirea e all’autolesionismo e che svela come spesso un gesto non è una causa ma un effetto. Mi è sembrata una scelta efficace per accompagnare i lettori ma soprattutto per dare delle decodifiche alle persone vicine a ‘Mirea’.
Mirea è il mio capitolo del cuore nel senso che è stato il mio preferito sia da disegnare che per quanto riguarda le tematiche affrontate. Mirea è una ragazza che ha una situazione familiare che la allontana. Lei si sente sola, non vista e non accompagnata da una famiglia che ha cambiato dinamiche interne (la madre ha un nuovo compagno e un figlio appena nato). L’autolesionismo è il suo rifugio per tornare a sentire qualcosa.

Nel racconto di Mirea c’è la figura del padre che legge con lei il tuo fumetto: una cosa metatestuale che però lega molto il personaggio alla tua storia editoriale.
Sì, Figlia di luna, come dicevo, è stato fondamentale per far sì che Francesca e io ci incontrassimo, ci sembrava carino inserirlo come easter egg.

È stato molto bello trovare anche un altro easter egg dedicato a La banda del pallone.
Si tratta del lavoro a cui si è dedicato a lungo il mio compagno, Loris De Marco. Si tratta di una storia che ho visto nascere, crescere e adesso la vedo in fiera ed è stato divertente omaggiarlo.

Quello che mi chiedo, avendo in fiera l’opportunità di vedere di persona i lettori è come sia l’approccio a un lavoro come il vostro. Non si tratta di un fumetto di avventura ma allo stesso tempo parla a un pubblico molto giovane.
Per Perché sei qui? ho provato due/tre tipi di pubblico. Quello che ci aspettavamo era delle terapeute che hanno magari anche la passione per il fumetto e che hanno deciso di acquistarlo come strumento da utilizzare nel loro lavoro, per cercare di aiutare ad esempio quei genitori che vanno in terapia e che magari hanno dei problemi con i figli, quindi un fumetto che può introdurre certi temi attraverso un linguaggio diverso e ai terapeuti stessi per poter approcciare magari con certe fasce di età magari un po’ basse. La seconda risposta che ci è arrivata è stata di genitori che vorrebbero capire meglio i propri figli. Il terzo pubblico, che era quello su cui avevamo più speranze, è quello dei ragazzini piccoli. Proprio ieri è arrivata una ragazzina di undici anni che ha sfogliato il libro e che probabilmente è rimasta colpita dai disegni. Ha chiesto di che cosa si trattasse il fumetto. Quando glielo ho spiegato pensavo che sarebbe andata oltre, e invece lei ha guardato la mamma mostrando interesse. Ho consigliato che lo leggessero assieme.

Essendo illustratrice ma anche narratrice, è inevitabile chiederti quali siano i tuoi prossimi progetti.
Per prima cosa con Francesca stiamo impostando un secondo volume di Perché sei qui?; ci piacerebbe affrontare altri tipi di problematiche; siamo in una prima fase di studio per cercare di capire che cosa rappresentare e a che fascia di età rivolgersi. Ci piacerebbe continuare con questo tipo di informazione
Come disegnatrice e ho iniziato a lavorare anche in America per Dynamite e sto facendo una run di dodici volumi su Stitch nel quale sono disegnatrice affiancata a due sceneggiatori che sono sia stand up comedian che attori; uno dei due è anche sceneggiatore per le Superchicche.

Cosa dice la bambina che sei stata del fatto che lavori su Stitch, riesci ad apprezzare il momento?
Si, tanto, ma già nel momento in cui i lavori vengono imbastiti; faccio un respiro e mi rendo conto di quello che sto facendo. Quando mi sono state proposte le prove per Stitch mi sono emozionata e questo è uno dei motivi per cui credo fortemente che questo sia il mio mestiere nella vita. Dopo 15 anni di carriera ancora ancora mi emoziono alle lacrime quando realizzo qualcosa, perché mi sento coinvolta proprio sul piano emotivo. Come autrice unica invece, purtroppo lentamente perché stanno succedendo tante cose, sto lavorando anche su un altro volume; sarà diverso ma allo stesso tempo vicino a Figlia di luna. Mi piace sempre trattare l’introspezione, stavolta più che la salute mentale. Figlia di Luna è stato un modo per raccontare il bipolarismo di mia mamma, vorrei più raccontare la ricerca del sé sempre in chiave fantastica.

La tua produzione resta sospesa tra case editrici e autoproduzione?
Assolutamente sì. Anche l’anno scorso ho collaborato con Attaccapanni: per me l’autoproduzione non è solo palestra ma è uno spazio che offre la possibilità di sperimentare cose nuove.

Grazie di cuore e credo possa bastare.
È stato un piacere come sempre, ti ringrazio e alla prossima

Intervista realizzata dal vivo durante Lucca Comics and Games 2025, il 31 ottobre 2025.

Greta Xella

Fumettista e grafica pubblicitaria, ha debuttato come autrice unica di fumetto nel 2021 con Figlia di Luna sotto etichetta Bao Publishing, dopo diversi anni di autoproduzione e illustrazione che l’hanno vista collaborare con Renape e RenBooks. Tra i titoli più importanti di questo periodo, si ricordano Lepidophylla, Theseus e Unsistered. Nel 2024 pubblica con Tunué Perché sei qui? su testi della psicologa Francesca Picozzi, mentre continua a lavorare anche come storyboardista e development artist per la TV e il cinema.

Francesco Cascione

Francesco Cascione

Genovese, ma con le radici piantante nel mondo.
Mi piace raccontare emozioni e raccontarlo attraverso quelle emanate da eventi di massa è estremamente stimolante, tanto quanto raccontare o condividere storie.

Arrivo allo spazio bianco dopo aver scritto, intervistato, raccontato, e dopo molti errori di battitura.

Mi definisco un lettore onnivoro per approccio, e sono curioso per natura.

Commenta:

Your email address will not be published.

Social Network