Una chiacchierata con Andrea Fontana al Lucca Comics 2025 dove presentò Buster, la biografia a fumetti dedicata a Buster Keaton, e Da grande – L’ultimo anno delle medie, assieme a Ilaria Palleschi che di Buster è disegnatrice.
Buongiorno ad Andrea e a Ilaria e benvenuti su Lo Spazio Bianco. Lucca è sempre un momento importante per chi vive di storie a fumetti. Cosa vi aspettate da questa Lucca?
Andrea: Lucca per me è sempre un’esperienza… si tratta di un appuntamento che vivo da più o meno 20 anni in maniera quasi costante e per me si tratta di un’esperienza più umana che professionale. È un’occasione in cui puoi condividere spazi e passioni con persone che magari non vedi spesso ma stimi tanto, e nascono dei confronti che dal punto di vista creativo aiuta parecchio. Il rovescio della medaglia è nella mia difficoltà nel gestire la folla, ma si tratta di un problema mio, quindi non di Lucca.

Quello della folla è sicuramente un aspetto non secondario di questo appuntamento. Quando un evento diventa così tanto importante per le case editrici, e così pop che in moltissimi vogliono esserci anche l’affollamento è un elemento di cui tenere conto. Per te Ilaria invece cosa rappresenta il momento della fiera e il momento di Lucca in particolare?
Ilaria: Guarda, proprio ieri dicevo che non ho fatto in tempo a stampare una maglietta con la scritta che cosa ci faccio qui? perché per chi come noi è abituato a lavorare sempre in uno stato di isolamento, passare dalla solitudine a una marea di persone è sempre straniante. Però, come diceva Andrea, la gestione della folla si bilancia con la bellezza data dall’opportunità di incontrare persone affini e amici che vedi veramente una volta all’anno. È bello scoprire anche le nuove uscite. Non ho aspettative particolari ma cerco di apprezzare la bellezza e le opportunità che questo appuntamento offre.
Entrambi avete parlato di quanto siano importanti per chi lavora nel vostro mondo l’opportunità di condividere passioni e suggestioni, inevitabile la domanda su come sia avvenuto il vostro incontro e la scelta di dedicarvi a Buster, edito da Tunué, e a trasformare in fumetto una leggenda del cinema muto.
I: L’idea è partita da Andrea che è un appassionato di cinema. Il nostro incontro e la decisione di collaborare non sono passati attraverso una fiera ma dai social. Andrea ha intuito che potessimo avere questa comune passione e mi ha scritto e mi ha chiesto se conoscessi Buster Keaton perché aveva quest’idea di fare un biopic su di lui. Entrambi avevamo voglia di raccontare una storia più che fare una biografia classica e quindi ci siamo trovati. Non avevo collaborato prima con lui e farlo per Buster è stata una bella opportunità.

Buster è un progetto affascinante. Il biopic per il cinema è diventato un’opportunità narrativa e non più un’eccezione (penso a come sia cambiata frequenza e approccio da I Doors ai biopic attuali) ed è cambiato anche l’approccio. Oggi si dedica maggiore spazio al racconto attorno alla vita di un personaggio che all’aspetto strettamente didascalico. Com’è nata la volontà di dedicarsi al racconto di un personaggio sicuramente importante ma anche tanto complesso e perché proprio quel particolare momento della storia del cinema?
A: L’idea ha preso forma quando ho scoperto una cosa che non sapevo. Conoscevo Buster Keaton come cineasta, come attore, e l’ho sempre adorato. Non conoscevo alcuni aspetti della sua vita privata e venirne a conoscenza è stato stimolante perché che hanno permesso di raccontare, come diceva Ilaria, una storia di vita, una storia fatta di resilienza, questa parola che ci piace tanto, ma soprattutto di un perenne tentativo di risollevarsi tra mille difficoltà.
Tutto questo che mi ha permesso di raccontare qualcosa che andasse al di là del personaggio perché si trattava di un racconto che mi ha consentito di sperimentare tantissimo, dalla struttura della tavola al modo di raccontare attingendo proprio dal modo in cui il cinema muto utilizzava le immagini. Io credo che il cinema muto, col fatto che non fosse parlato dovesse lavorare moltissimo sull’immagine, sul montaggio e si tratta di aspetti che lo avvicinano molto al linguaggio del fumetto; l’intersezione tra cinema e fumetto è un aspetto su cui io e Ilaria abbiamo lavorato tantissimo.
Se notate, il fumetto inizia con questa immagine di Buster che picchia contro una parte della linea della vignetta e la distrugge. Si tratta del nostro stratagemma per mettere da subito le cose in chiaro. Volevamo destrutturare l’idea classica di fumetto per adattarlo al tipo di storia che volevamo raccontare.

Questo approccio sfogliando e leggendo il fumetto è evidente come è evidente un lavoro di ricerca notevole. Questa ricerca ha portato a un lavoro che è il risultato di un approccio ordinato e anarchico assieme e immagino si sia trattato di un lavoro intenso per la disegnatrice che ha dovuto dare una struttura coerente a un approccio volutamente caotico. Quali sono state le sfide, ma anche le difficoltà maggiori?
I: La cosa bella di lavorare con Andrea sono stare proprio le sfide che da sola non ti imponi. Questa scelta di un po’ di anarchia di linguaggio è stata una bella sfida ma alla fine non è stata quella la più grande. Io vengo dall’illustrazione per cui per me il disegno deve seguire il movimento. Nel realizzare i capitomboli di Keaton non volevo apparissero a scatti ma risultassero armoniosi e in tal senso Andrea mi ha mostrato Mickey Mouse di Tebo in cui ci sono queste doppie splash dove i personaggi si muovono all’interno. La pagina diventa uno spazio in cui i personaggi si muovono all’interno e per Buster abbiamo usato lo stesso stratagemma; parlando in termini cinematografici abbiamo pensato al fumetto attraverso un piano sequenza.
A: Ti dirò di più, mi permetto di intervenire, una cosa bella del lavorare con Ilaria è che a un certo punto nella fase iniziale del lavoro quando scrivevo la sceneggiatura lei mi ha detto che sembrava una sceneggiatura cinematografica. In effetti abbiamo lavorato tanto anche sull’idea di montaggio del fumetto. Ci sono proprio dei momenti di accostamento tra una pagina e l’altra che sfrutta questo approccio cinematografico.
Da questo punto di vista, ci ha aiutato l’aver deciso di non dare una linearità narrativa cronologica ma di andare avanti e indietro nel tempo e quindi di sfruttare anche una dimensione più astratta e onirica.
I: Non c’è mai uno stacco ma è come in Birdman in cui la telecamera si allontana per poi ritorna sul personaggio. Dalla sceneggiatura questo approccio era chiaro e realizzarlo è stato possibile proprio perché era tutto programmato.
Quanto tempo richiede un lavoro così attento a certi aspetti che non sono solo narrativi?
A: Probabilmente si è trattato di uno dei lavori più complessi a cui abbia lavorato. Per arrivare alla sceneggiatura sono partito da un lavoro di ricerca che è stato enorme mi ha occupato almeno direi un paio d’anni. Ho dovuto recuperare l’autobiografia, le biografie, i saggi critici e rivedermi tutto quello che Buster Keaton aveva fatto, e ha fatto tantissimo. Poi ho dovuto conciliare la ricerca con la sintesi e infine con la elaborazione delle soluzioni narrative mantenendo chiara la rotta su quegli obiettivi che c’eravamo imposti che erano tanto importanti quanto ambiziosi.
Una delle scelte, ad esempio, è stata quella di non far parlare il protagonista assieme ad altre che ci hanno messo in difficoltà.
Devo dire che Ilaria è stata preziosissima nel condividere gli intenti e dar loro forma. Mi ha aiutato tantissimo anche durante la fase di scrittura non soltanto durante la fase di illustrazione. A un certo punto il lavoro è andato spedito perché è stata bravissima a fare degli storyboard che erano molto vicini alla forma definitiva.
Nella lettura della versione definitiva, al di là del valore della storia di un personaggio larger than life ci sono due aspetti estremamente affascinanti e che vorrei approfondire con voi.
Il primo è quello a cui avete fatto riferimento. Keaton è una leggenda del cinema muto e nel fumetto resta tale; l’altro aspetto è quello cromatico. Nel fumetto che è scale di grigio, utilizzate, anzi contestualizzate, una nota di rosa che diventa elemento narrativo. Quella nota di rosa è la colonna sonora del fumetto.
I: A questa lettura del colore come fosse l’illustrazione dell’accompagnamento musicale del fumetto non avevamo pensato in questi termini, però mi ricordo che Andrea durante la nostra prima presentazione che mi venne in mente questa idea del rosa, o della nota di colore insomma da inserire, perché come ti dicevamo avevamo la volontà di non far parlare il personaggio che era un obiettivo molto complesso, e quindi ci serviva un elemento che avesse valore narrativo. A trovare la soluzione che cercavamo furono Sualzo e Mario Castagna.
A: Entrambi avevano letto una sorta di anteprima del fumetto e avevano sollevato questa necessità. L’idea era molto interessante perché non far parlare il protagonista ci permetteva di ripensare completamente il modo in cui i personaggi dovevano muoversi dialogare e interagire e soprattutto occorreva un elemento che avvicinasse il protagonista ai lettori.
I: Il rosa nella fase dell’anteprima nemmeno c’era. Ripensandoci abbiamo deciso di aggiungere il rosa mentre Andrea stava pensando alle didascalie. Il rosa a livello visivo secondo me stava bene e poi soprattutto era anche quella qualcosina destinato non necessariamente a quei lettori che Buster già lo conoscevano ma soprattutto al neofita che magari non conoscesse Buster ma che magari si avvicinasse proprio catturato dalla scrittura di Andrea e quella nota di colore. Il rosa dà un aspetto punk e si sposta bene con i grigi.

A inizio incontro entrambi avete detto che la scelta di un biopic su Buster Keaton nasceva dall’urgenza di raccontare una storia prima che una vita. Raccontando Buster avete raccontato una storia di crescita e cadute; nel racconto che fate vi siete dedicati alla fine del cinema muto ma avete anche costruito il cammino di un uomo che culmina con una chiusura davvero emozionante.
A: L’epilogo è parte di un percorso ma sicuramente tutto il fumetto era stato pensato per arrivare all’ultimissima tavola del fumetto. Senza fare spoiler, quando mi sono dedicato a questo progetto mi interessava fino a un certo punto raccontare il Buster Keaton cineasta. Si tratta di una leggenda e non avrei avuto nulla da aggiungere ai tanti libri che ne analizzano il cinema e l’importanza storica; quello che mi interessava era di analizzare l’aspetto umano e per questo mi sono dedicato a un aspetto più emotivo come il rapporto con i figli; l’allontanamento e il ritorno ai figli rappresentava un elemento importante per mettere in scena il tipo di racconto che avrei voluto realizzare.
Poi ci sono anche gli aspetti fanciulleschi che raccontiamo proprio partendo dalla sua infanzia come decisivi per raccontare il resto; se ci pensi poi il cinema di Buster Keaton era un cinema molto cartoonesco; se tu pensi ai corti di Buster Keaton o al modo in cui lui muove il suo corpo ti sembra di vedere un cartone animato classico dell’epoca.
La sua storia privata e quella personale vanno su due piani. Tanto era bravo a cadere e rialzarsi nella sua vita artistica quanto invece era fragile nella sua vita privata e questo doppio binario ci ha permesso di seguire le due strade fino a farle convergere nell’ultimo atto.
I: Il fumetto poi, rispetto ad altri media, consente di mettere in scena elementi personali con scene di azione pura e questa libertà creativa ci ha permesso di realizzare il tipo di lavoro che avevamo in mente lavorando tanto su elementi dinamici, come il suo cinema, quando su elementi intimi.

Grazie mille Ilaria. Io vorrei chiudere poi l’incontro con Andrea per parlare di un altro fumetto che a differenza di Buster, che ha già una sua storia editoriale alle spalle, inizia proprio in questi giorni lucchesi a muovere i suoi primi passi, ossia Da Grande, realizzato per Castoro e con alle illustrazioni Chiara Onofri. In caso la protagonista è una giovane donna, alla fine delle medie che si trova a dovere fare i conti con i primi bivi della vita, il primo cosa fai della vita.
Si tratta di uno di quei momenti nella vita che mi affascina tantissimo. Ci sono bivi importanti nella vita di ciascuno, ma quelli che mi affascinano di più sono quelli che ti si aprono quando sei piccolo perché preludono a grandi cambiamenti. Si tratta di momenti importanti ma è anche vero che a livello sociale si tende a mettere molta pressione su questi aspetti. Questa pressione spesso si trasforma in un’oppressione creativa o di percorso.
Spesso si fanno alcune scelte soprattutto perché spinti anche andando contro un desiderio personale; io volevo partire proprio da questo aspetto, questo condizionamento sociale, per raccontare una storia che fosse racchiusa all’interno di un anno cruciale come è l’ultimo anno delle medie, calandola in un contesto dove i rapporti con i genitori, i rapporti sociali con gli altri compagni e compagne di classe e con la scuola, assieme a difficoltà esistenziali fossero in qualche modo tutte parte di un percorso di costruzione della vita della protagonista.
Nel fumetto affronti svariati aspetti legati a quella età, dallo spirito giocoso al peso delle scelte al coraggio di affrontare il bullo della classe, che diventa un’allegoria del coraggio che abbiamo nell’affrontare ostacoli che diventano crescita, fotografando il momento in cui tocca guardare il mostro sotto al letto per misurare il proprio coraggio.
Si tratta di un elemento a cui tengo molto e mi fa piacere che tu lo abbia notato e che già ho trattato nel primo fumetto che avevo fatto, ossia Clara e le ombre. Dietro a un bullo sono convinto che spesso ci siano delle grandi difficoltà sociali, familiari da indagare e affrontare; non è che un bambino nasce bullo ma spesso lo diventa come riflesso di un contesto difficile e quindi secondo me bollare il bullo come semplice persona cattiva è limitante dal punto di vista della riflessione; invece io ho voluto introdurre questo personaggio, che è un personaggio minore nella storia, che nasce come bulla ma che poi più approfondiamo e più impariamo a conoscere fino a trovarsi di fronte a una persona che sta vivendo un periodo molto difficile; il suo atteggiamento è semplicemente la conseguenza di una difficoltà di vita che tra l’altro a 13 anni è amplificata dai grandi cambiamenti fisici e mentali che si vivono in quell’età.
Pensando a un libro con cui la nostra generazione è cresciuta, Cuore, mi viene in mente che alla fine sono Garrone e Franti, che sono i personaggi con le difficoltà maggiori, quelli a cui ci si affeziona maggiormente.
È vero come è vero che quando hai un personaggio che deve affrontare delle difficoltà dal punto di vista mio dello scrittore quindi di colui che deve costruire il mondo narrativo hai delle ispirazioni e stimoli maggiori. Poi è cambiato anche tanto il tipo di lettore è cambiato il fumetto è cambiato il modo in cui il fumetto racconta quelle difficoltà. Sarebbe veramente una banalizzazione clamorosa non approfondire certi aspetti.
Sul piano narrativo è stimolante lavorare sulle sfumature dei personaggi, ciascuno, citando Pirandello, ha facce infinite e ciascuno adatta sé stesso al contesto.

Come è accolto un fumetto come il tuo dal pubblico di lettori a cui è dedicato?
Il fumetto è uscito da pochissimo, ma stiamo già organizzando degli incontri con le scuole. Sulla reazione dei lettori ho appena saputo che Da grande sarà finalista al premio libro aperto 2026. Si tratta di una selezione fatta da giovani lettori e questo secondo me vuol dire che le lettrici e lettori dell’età dei protagonisti hanno colto qualcosa che hanno sentito proprio.
Quello che ti posso dire dalla mia esperienza d’incontro con questi ragazzi è che veramente per loro non è facile; vivono un momento di passaggio è veramente estremo; allo stesso tempo quel momento nasconde delle storie incredibili che se intercettate ti danno la possibilità di raccontare tanto di quella fase della vita ma anche di come il mondo stia cambiando. Colpisce osservare come spesso i come i ragazzi si trovino costretti a ripensarsi a ripensare al proprio diventare adulti dimenticando di imparare a viversi il momento, che è una delle lezioni più faticose
Pensando ai tuoi prossimi progetti, ti chiedo come fai a trovare il giusto incontro tra la storia che progetti di raccontare con il tratto di chi la illustrerà?
Questa è una delle più grandi difficoltà perché scegliere la persona che illustrerà una sceneggiatura non significa semplicemente scegliere il talento di quella persona, ma soprattutto intercettare una persona con cui dovrai condividere dei sentimenti e anche un percorso.
Fare un libro è un percorso condiviso nel corso del quale più ci si conosce e più si cresce. Quando in un libro inserisci elementi personali significa condividere quegli elementi con una persona che li deve comprendere e deve anche trovare un modo di rielaborarli a sua volta. Si tratta sempre una roba per me complessissima è sempre nuova e si tratta di un tipo di sfida che ogni volta affronto volentieri.
Grazie mille Andrea
Grazie a te
Intervista realizzata dal vivo a Lucca Comics and Games 2025.
Andrea Fontana

Genovese, si è laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università degli Studi di Genova. La sua attività di saggista si concentra principalmente sul cinema d’autore contemporaneo e sulla storia dell’animazione. Ha dedicato monografie a registi come M. Night Shyamalan, Ridley Scott, Robert Zemeckis e al regista d’animazione Satoshi Kon. Ha inoltre approfondito la produzione dello Studio Ghibli, con un volume scritto insieme a Enrico Azzano dedicato alle figure di Hayao Miyazaki e Isao Takahata. Come critico cinematografico nel 2026 è entrato a fare parte del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, sezione Liguria. Come sceneggiatore di fumetti, collabora stabilmente con la casa editrice Il Castoro, per la quale ha firmato titoli come Clara e le ombre (illustrato da Claudia Petrazzi) e l’adattamento di Tempo da lupi di Francesco D’Adamo e da Grande. Per Tunué ha sceneggiato il graphic novel Buster,
Ilaria Palleschi

Illustratrice, nata a Latina. Dopo il liceo ha frequentato lo IED, dove studia Illustrazione e Animazione. La professione di illustratrice ha incontrato la sua passione per i fumetti e nel 2018 esce con BAO il suo primo graphic novel: Nina Che disagio.
In seguito, ha lavorato con Mondadori come illustratrice freelance, curando tra le altre cose le illustrazioni e i fumetti per I Casi Impossibili di Zoe & Lu, la serie young adult della scrittrice Licia Troisi. Un suo fumetto breve è stato pubblicato sul tomo I dell’Enciclopedia Treccani per Ragazzi del 2020.
Nel 2023 ha pubblicato Conforme, sempre per Bao Publishing, e ha tenuto il suo primo TedTalk, parlando del mestiere dell3 fumettist3.
Nel 2025 ha pubblicato Buster (Tunué), un biopic sulla vita di Buster Keaton, scritto da Andrea Fontana.








