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“Ciao mamma”: dal Giappone ai fantasmi, con Luca Raffaelli, Enrico Pierpaoli e Piero Bulzoni

22 Luglio 2026
Abbiamo intervistato Luca Raffaelli e Piero Bulzoni al Salone del libro di Torino, per parlare del loro nuovo libro "Ciao Mamma vado dai Fantasmi", seguito del volume "Ciao Mamma vado in Giappone".
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Grazie di essere qui con noi. Volete raccontarci la genesi di questo libro?
Luca: Questo libro nasce da Ciao Mamma vado in Giappone, libro che sfortunatamente è uscito durante la pandemia. Quella storia era disegnata da Enrico Pierpaoli, che però non se l’è sentita di imbarcarsi in questo nuovo libro. Nel momento di panico è venuto in mio soccorso il maestro Giuseppe Palumbo, che era già stato sponsor proprio di Enrico.
Piero: In quel periodo, Enrico e io eravamo in studio insieme, sotto il patrocinio di Giuseppe. Quando mi ha proposto il fumetto ho subito detto di sì, però ho anche detto subito che da solo non sarei riuscito a gestire tutto il lavoro e che avrei avuto bisogno di una mano, così abbiamo coinvolto Lucia (Nanni) che si è occupata di tutta la colorazione.

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Dato che il volume arriva dopo un primo capitolo uscito alcuni anni fa, questa nuova storia è stata pensata in modo che un lettore la possa avvicinare senza aver letto il precedente o è necessario conoscere anche il precedente capitolo dei queste avventure?
L: No, non è necessario. Questo nuovo libro è stato scritto in maniera che possa essere letto senza alcuna necessità di aver letto il viaggio in Giappone. Anzi, ci tengo a dire che, ad esempio, il personaggio di Enrichetto Cosimo, che è il protagonista insieme al resto del gruppo, addirittura è un personaggio che è nato 25 anni fa, sulle pagine di Atinù che era il supplemento per bambini dell’Unità. Io collaboravo con la redazione, che era fichissima perché dentro c’erano Paolo Cardoni, Chiara Rapaccini e Renato Pallavicini. L’amministratore era Marco Fiorletta, che ritroviamo anche come personaggio dentro la storia (lui è stato contentissimo di essere trasformato in personaggio).
Per quanto riguardi il target, invece, io proporrei di infrangere questo vincolo: io dico che il nostro è un fumetto per adulti che per un errore la casa editrice ha dichiarato per lettori di 11-13 anni. Secondo me, gli adulti si divertono molto di più dei ragazzini, che pure ci stanno dando segnali molto positivi .

Sfogliandolo la cosa che colpisce è che il fumetto ha un’identità che mescola varie cose: ci sono dei passaggi che richiamano il manga, altri che evocano pagine di una rivista. Qual è l’idea dietro la costruzione di questa componente di Ciao Mamma, vado dai Fantasmi?
L: L’idea era semplicemente quella di fare casino, di essere molto liberi creativamente e di pensare che anche i ragazzini sono creativi e che passano continuamente da un’idea all’altra. Complice anche la questione della soglia dell’attenzione di cui si parla tanto, l’idea di cambiare il ritmo continuamente potrebbe essere una strada che piace ai ragazzini.
Mi piace sorprendere e aprire le sinapsi.
P: Il primo a essere sorpreso in questo sono stato io: quando mi arrivavano le tavole di sceneggiatura che Luca scriveva man mano, io non sapevo mai bene cosa aspettarmi. Perché, comunque, il fumetto è costruito anche da brevi sequenze che a volte ribaltano quello che è appena successo, e a volte mi diceva: ecco, qua ci mettiamo una pubblicità, qua ci mettiamo una rubrica. Quindi anche dal punto di vista grafico non ti puoi mai adagiare, non puoi dire “ok adesso ci sono, ho confidenza sono sciolto”, perché poi Luca arrivava e diceva “adesso ci mettiamo il manga, adesso ci mettiamo una rubrica”. Quindi ogni volta mi trovavo a chiedermi “ora cosa mi invento?”, quindi anche da quel punto di vista in realtà era piuttosto frenetico.

Da questo punto di vista allora, quanto sono blindate le sue sceneggiature e qual è il tuo margine di manovra?
P: Sicuramente Luca ci tiene in particolare alla scrittura dei dialoghi, perché ogni personaggio ha il suo modo di parlare e di esprimersi, ma per quanto riguarda la regia e la costruzione della tavola prova a buttarmi giù un’idea e poi mi chiede se secondo me riusciamo a realizzarla e in generale chiede il mio parere. A lui piace essere sorpreso a sua volta dal disegno, quindi mi lascia completa libertà.
L: Assolutamente io voglio che lui si diverta, partecipi e inventi. Alcune cose proprio non mi interessa di risolvergliele, gli chiedo direttamente: trovami tu la soluzione per questo problema.
Voglio che lui si senta assolutamente partecipe del fumetto.
Poi, la differenza sostanziale fra la collaborazione con lui e con Enrico Pierpaoli è che dopo aver letto le sceneggiature Enrico mi telefonava ridendo mentre lui mantiene un aplomb… Mi dice: “sì, ho letto, ho letto, sto elaborando…” e mi lascia sulle spine.

Dato che il precedente volume è stato realizzato da un altro disegnatore, avete deciso di provare a mantenere il medesimo stile o siete intervenuti sui personaggi?
L:
Anche lì abbiamo preferito dare piena libertà. Poi, tra l’altro, abbiamo un editor d’eccezione come Katia (Centomo) che ci ha aiutato, ma comunque l’idea è che loro si dovessero sentire i padroni dei personaggi.
D’altra parte, è chiaro che non si poteva dare ai lettori qualcosa di troppo diverso.
Durante la pandemia c’era davvero un silenzio spaventoso, ma poi ho ricevuto delle manifestazioni di entusiasmo per Ciao mamma vado di Giappone che mi hanno veramente stupito e fatto piacere e mi hanno fatto pensare che i due libri devono naturalmente avere i personaggi fatti nella stessa maniera, ma allo stesso tempo loro (Piero e Lucia) devono avere anche la possibilità di farli propri.
P: In realtà, quando sono subentrato nel lavoro, c’erano degli studi di Enrico per il libro nuovo che mostravano l’evoluzione verso la quale stava andando il suo disegno, che era già diverso da Ciao Mamma vado in Giappone. Quello che ho cercato di fare io è stato inserirmi, cercando di trovare il punto di incontro tra il mio gusto e la mia sintesi con quello che lui stava studiando. Si può vedere già anche solo nel retro di Ciao mamma madre in Giappone quanto il suo stile sia già diverso rispetto a quello dei personaggi all’interno. Perché insomma, ci aveva lavorato per un intero libro quindi era cresciuto e io sono andato incontro a quel gusto lì.
Poi credo di averli resi tutto un po’ più rotondetti e di averli addolciti nel segno: credo sia stato questo il mio intervento più grosso rispetto agli studi di Enrico.

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Mi pare che nel fumetto entrino in gioco diversi riferimenti  che arrivano da altri mondi – come il cinema, l’animazione. Quanto di questi è qualcosa di consapevole, che hai voluto inserire, e quanto invece fa parte di una naturale conseguenza del tuo modo di scrivere?
L: Ci sono alcuni passaggi in cui ho dato delle istruzioni e degli spunti di riferimento molto precisi. In particolare ce n’è una che arriva dalla Casa Dorata di Samarcanda, con una vignetta che abbiamo fatto praticamente uguale.
Poi c’è una pagina piena di vignette piccolissime: lì ovviamente il riferimento è Chris Ware.
Ce ne sono continuamente. Mi piace giocare sui ricordi di emozioni particolari che mi hanno dato certe pagine a fumetti e sono felice quando qualcuno riesce a cogliere quelli che sono degli omaggi, delle dichiarazioni spudorate di amore per questo mezzo.
E poi ci sono altre ispirazioni. Ad esempio l’ipnotista Camillo Lovedo è ispirato al presidente dell’Associazione Italiana Ipnotisti, il professor Camillo Loriedo. Fisicamente ho dato una foto a Piero per rappresentarlo e naturalmente ho chiesto il permesso al professore. Professore che a Lucca Comics & Games, durante la pandemia, ipnotizzò Davide Toffolo e che in precedenza aveva ipnotizzato Lorenzo Cercotti facendolo disegnare a occhi chiusi.
La pagine che hanno realizzato su di lui è una delle miei preferite in assoluto.
P: In questa tavola c’è anche un esempio di come mi diverto con i balloon di Luca perché a volte le sue pagine di sceneggiatura sono soltanto intere cartelle di dialoghi e io mi chiedo come faccio a metterli tutti quanti sulla tavola e qui c’è un esempio di come mi ingegno sulla composizione.

Avete già in programma di realizzare un nuovo capitolo dedicato ai vostri personaggi?
L: Al momento stiamo già realizzando il terzo. Non possiamo dire quale sarà la nuova destinazione, ma i lavori sono già più che avviati.
P: Nel frattempo, in occasione della pubblicazione di questo nuovo capitolo e in vista del seguito in arrivo, è stato ristampato anche Ciao mamma vado in Giappone, per dare la possibilità a chi scopre questa storia di poter esplorare tutto l’universo che c’è attorno.

Intervista realizzata dal vivo al Salone del libro di Torino il 17 maggio 2026. Si ringraziano Simona Gionta e Tunuè per il supporto.

LUCA RAFFAELLI

Giornalista, scrive su “La Repubblica” e “Lanciostory”. Lavora nel mondo dei fumetti e dei film animati, curando mostre e manifestazioni. È stato direttore artistico di Romics fino al 2011. Ha alle spalle varie esperienze televisive, di sceneggiature fumettistiche e a cartoni, di libri per ragazzi e di saggi sul fumetto e l’animazione (fra i quali Le anime disegnate, il pensiero nei cartoon da Disney ai giapponesi e Cos’è un fumetto). Mina ha inciso una sua canzone: Ninna Pa.

PIERO BULZONI

Illustratore e fumettista formatosi presso la scuola l’Arena del Fumetto di Bologna. Illustra diverse e pubblicazioni e tiene corsi di fumetto per adulti e bambini.

Paolo Ferrara

Paolo Ferrara

Nato a Bologna, classe 1977, svolge diversi mestieri e frequenta corsi di fumetto, teatro, doppiaggio e un Master in Tecniche della Narrazione presso la Scuola Holden di Torino. Insegna storytelling per varie realtà e associazioni e ha una cattedra di Storytelling per i Media presso IAAD Torino e Bologna.

Come freelance sceneggia (per cortometraggi, Mediaset, videogame per Tiny Bull Studios e qualche fumetto web), ha pubblicato opere di narrativa e narrativa per bambini ( Saga Edizioni, Epika Edizioni, La Strada di Babilonia, Delos Books, Milena Edizioni e Kalimat Group – editore degli Emirati Arabi Uniti- ).

Da più di 15 anni è conduttore e autore radio/podcast ( RadioOhm / SonoCoseSerie) e collabora come recensore e articolista per diverse riviste digitali e non (tra cui Lo Spazio Bianco).

È sceneggiatore della serie Chimere sull'app Jundo Comics e ha diversi progetti in arrivo in vari media: qualunque cosa pur di raccontare storie.

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