Dopo aver finito di leggere Tenement, ultima fatica di Jeff Lemire e Andrea Sorrentino che conclude (loro malgrado) il Mito del Frutteto d’Ossa, emergono sentimenti contrastanti. Se infatti da un lato la graphic novel, uscita originariamente in America come serie limitata di dieci numeri per Image Comics, collega in modo decisamente più evidente certi spunti ed elementi già emersi nei volumi precedenti, dall’altro lato il non sapere come tutto si concluderà lascia un po’ con l’amaro in bocca. Va infatti riportato già in apertura che il progetto che inizialmente sarebbe dovuto durare anni (era stato pure annunciato un nuovo volume, Starseed, ambientato su Marte), ha invece chiuso i battenti per motivi tanto economici quanto personali1, lasciando i lettori orfani degli sviluppi futuri a fronte di un arco narrativo che invece, per la prima volta, unisce i punti in modo esplicito.
Le radici del frutteto emergono
La premessa di Tenement vede sette inquilini di un palazzo tutti misteriosamente connessi da una forza oscura, la stessa presente nei precedenti volumi. Uno di questi, Felix, funge da narratore e guida il lettore lungo la matassa che si dipana di capitolo in capitolo.
Da subito l’opera si presenta come la più ambiziosa finora: sia per foliazione che per contenuto, Tenement è la somma delle storie precedenti e mostra finalmente punti di contatto che fino a ora erano sommersi o impossibili da collegare. Felix trova infatti un diario, chiamato “Il mito del frutteto d’ossa”, che apre una finestra su questo mondo fatto di oscurità e a cui aggiunge tutte le sue scoperte dal momento successivo al ritrovamento in poi.
Proprio in questo volume compaiono e si legano tra loro gli elementi delle storie precedenti: ritroviamo i divora ombre del preludio; il passaggio del volume omonimo e persino la città d’argento vista in Diecimila Piume Nere (insieme alle sette spirali, pure richiamate nel preludio). A ciò si aggiunge finalmente la scoperta del pantheon che governa questo mondo: sette divinità, alcune inventate appositamente e altre già esistenti e rielaborate, che si intrecciano con la mitologia cristiana, partendo da Eva che coglie il frutto fino all’uccisione di Abele da parte di Caino, primo portatore e predicatore di questa oscurità, di cui le sette divinità sono i primi seguaci.
La mitologia cristiana, qui in un ruolo di primo piano, si fonde e ingloba elementi presi da altre mitologie e culture, da quella ebraica a quella babilonese precristiana, a cui si sommano gli elementi originali pensati e sviluppati da Lemire e Sorrentino. Il risultato è una amalgama che funziona proprio perché il lettore ritrova elementi familiari (il frutto proibito preso da Eva, Caino e Abele) in cui si innestano elementi del Mito capaci di infondere nuova vita e nuove letture ai primi. La storia di Caino, superficialmente nota quasi a tutti, diventa infatti il pretesto su cui ergere il pantheon che domina questo mondo sommerso.
A ciò si aggiungono ulteriori suggestioni grafiche che rimandano a culture quali quella egiziana e quella romana, in cui Sorrentino abbandona il suo stile classico per dedicarsi a veri e propri dipinti che creano un senso di straniamento nel lettore, con uno stacco netto rispetto alle tavole a cui il disegnatore ci ha abituato non solo nella prima parte del volume, ma anche nei precedenti. L’aspetto artistico qui raggiunge il suo apice grazie anche ai colori di Dave Stewart: in più parti, per accentuare questa sensazione di shock, Stewart gioca con i colori con sequenze in bi e tricromia alternandole a pagine pienamente colorate e più “classiche”. Lo stesso risultato lo ottiene Sorrentino, inserendo tra le pagine più ordinarie altre in cui la griglia esplode completamente e si scompone, passando da splash armoniose e pittoriche a pagine “frammentate” come se fossero composte da cocci di vetro in cui ogni coccio è una vignetta.
La fine del Mito
Tutti questi elementi si sposano in armonia e contribuiscono a creare quello che è, probabilmente, il miglior volume inerente al Mito del frutteto d’ossa. Allo stesso tempo però, anche a causa delle vicende richiamate in apertura, trovo fuorviante definire Tenement come il volume che “chiude” l’universo: la conclusione del volume non mira a far quadrare le trame aperte dall’inizio, né tantomeno a restituire ai lettori un dignitoso epilogo, ma è semplicemente un tassello di un’opera più grande che, suo malgrado, è diventato l’ultimo. Le trame immaginate da Lemire e Sorrentino risultano infatti sempre complesse e volutamente prive di alcuni elementi, che nelle opere precedenti avevano lo scopo di creare mistero e spingere alla storia successiva, cosa che avviene anche qui.
Felix e il diario segnano comunque un punto di rottura col passato nel momento in cui forniscono un primo quadro generale dell’opera, dando al lettore gli strumenti per capire quantomeno la genesi dell’universo e del pantheon. È un peccato che purtroppo non si potrà andare oltre comprendendo tutte le sfumature immaginate dagli autori, lasciandoci con un progetto tanto interessante quanto incompleto.
Abbiamo parlato di:
Tenement
Jeff Lemire, Andrea Sorrentino
Traduzione di Leonardo Favia
Bao Publishing, Aprile 2026
328 pagine, cartonato, colori – 27,00 €
ISBN: 9791256212354
- Come dichiarato da Lemire nel suo substack, il formato “anomalo” per il mercato americano ha reso difficile per le fumetterie riuscire a piazzare il prodotto, e a questo si sono aggiunti problemi personali dello stesso Lemire che hanno portato alla chiusura del progetto. Va rilevato inoltre che il periodo di crisi del progetto è coinciso con un periodo di crisi a livello professionale vissuto da Sorrentino, che dopo essere stato accusato di aver usato l’intelligenza artificiale su alcune tavole di Batman, ha preso le distanze dai social e non ha più presentato progetti di rilievo (evitando anche la pubblicizzazione attiva del Mito). ↩︎











