Se tutti i fantastilioni contenuti nel deposito di Zio Paperone non bastassero più a renderlo il papero più ricco del mondo, cosa accadrebbe? E specialmente, se questo fosse a causa del progresso e dell’ingresso nel mondo della finanza e dell’economia dei bit-coin? A questa domanda risponde la divertente graphic novel Paperone e i Bitquack di Jul (soggetto e sceneggiatura) e Nicolas Keramidas (disegni e colori), pubblicata dalla Panini Comics nella collana Disney Collection.
Oltre le frontiere
La Glenat ci ha abituato, da anni ormai, a riletture scatenate, sorprendenti e quasi rivoluzionarie all’interno della narrazione Disney più classica: si colloca perfettamente in questa linea quindi Paperone e i Bit Quack, storia effervescente dal gusto chiaramente d’oltralpe.
Non è la prima volta che Keramidas si mette alla prova con la casa editrice di Topolino (per quasi un decennio ha lavorato presso i suoi studi di animazione in Francia, e lo abbiamo già visto all’opera nei volumi Mickey’s Craziest Adventures e Donald’s Happiest Adventures), né la prima volta che l’epica dei paperi viene utilizzata in una storia che va al di fuori dei canoni conosciuti: il tratto underground dell’illustratore non è facile da interpretare, ma non si può ignorare la sua capacità di dare espressione ai personaggi seppure con un segno personalissimo.
Va inoltre sottolineato come i disegni dell’autore parigino siano perfettamente coerenti con la vicenda in cui Jul immerge Paperone e Paperino: il tratto distintivo dello sceneggiatore è l’aver sempre voluto unire umorismo moderno e sofisticato, cultura e soprattutto attualità, riuscendo ad inserire nei dialoghi dei paperi barksiani uno sguardo critico su quello che c’è intorno, soprattutto sull’evoluzione sociale e la tecnologia.
Il carattere che nasce dal contrasto
È proprio per questo che i disegni elastici di Keramidas sono perfetti, nel momento in cui la loro morbidezza si trasforma in spigolosità astratta trasmettendo energia e vitalità, con i personaggi che sembrano prendere vita nelle sequenze d’azione con un dinamismo costante e sempre mutevole.
La cosa che più colpisce delle vignette dell’opera è la bravura nel trasformare i suoi protagonisti quasi in oggetti animati, con una dominazione di linee curve esterne che si scontrano con l’accentuazione delle espressioni tramite le bocche e le sopracciglia. Nello stesso tempo, i fondi pienissimi di oggetti e situazioni con i loro colori accesi e mai sfumati evocano un’atmosfera molto vintage.
È chiaro che, con tutto questo background, lo svolgimento della storia non può essere né banale né noiosa: i colpi di scena sono dietro ogni angolo così come i repentini cambi di ambientazioni, con Jul che non si spreca a tirare dentro squarci di realtà (l’influencer e il palazzo del Festival con il suo direttore) senza alterarli in maniera edulcorata, ma anzi con quella “spigolosità” dei disegni di cui sopra che si riflette anche nei caratteri, mai troppo cartooneschi.
Il volume Panini evita la doppia edizione Glenat (che ha proposto un’edizione regular e una da collezione rilegata con sovraccoperta), e confeziona la storia nel solito formato Disney Collection (20×28 cm). Una interessantissima collana che offre suggestioni altre (tra i titoli, impossibile non citare almeno Mickey e l’Oceano Perduto, i citati Mickey’s Craziest Adventures e Donald’s Happiest Adventures e Horrifikland).
Abbiamo parlato di:
Paperone e i Bitquack
Jul, Nicolas Keramidas
Panini Comics, 2026
56 pagine, cartonato, colori – 15,00 €
ISBN: 9791221936612









