
Da anni Simone Pacesta costruendo un corpus di opere particolare, capace di distinguersi nella produzione italiana per visione e per prospettiva:sin dai suoi esordi con il collettivo Sciame, i suoi lavori sono caratterizzati da uno stile dettagliato ma non realistico, controllato ma anche carico di energia, capace di trasmettere dramma e dinamismo. Sin dall’inizio, Pace ha utilizzato storie di genere che raccontano, attraverso mondi alternativi, la nostra realtà e la vicenda umana, passando dal folklore che serve a raccontare una catastrofe naturale (Anguisomachia, Barta Edizioni, 2019) a un fantasy medievale che parla di guerra e crescita personale (Fiaba di cenere, Edizioni BD, 2022), fino a un racconto cyberpunk in cui si riflette su cosa voglia dire essere umani (Cuore, Edizioni BD, 2024). Tutte storie caratterizzate da una grande consapevolezza narrativa e da uno stile molto personale.
In continuità con queste, al Comicon 2026 Edizioni BD presenta Belmiele, storia della protagonista omonima che si è data al brigantaggio per piegare una società guerrafondaia in cui i ricchi e potenti alimentano una macchina di morte per il proprio tornaconto.
Con Simone Pace abbiamo parlato di quest’ultimo lavoro e del percorso che sta costruendo attraverso i suoi fumetti.

Ciao Simone, grazie per il tuo tempo. Belmiele è il tuo nuovo fumetto: un western che intreccia suggestioni steampunk, fantasy e persino storico-medievali. Come è nata l’idea alla base della storia? In parte sembra quasi una sintesi dei tuoi lavori precedenti e degli elementi di cui hai parlato poco fa: è una lettura che condividi?
Ebbene, potresti aver scoperto un mio piano segreto, fin dalla prima domanda. Sto affrontando un percorso contorto per arrivare al mio grande obiettivo, realizzare fumetti realistici, di vita quotidiana. Fumetti senza spade infuocate, per Intenderci. È dura arrivarci dal mio punto dipartenza, con uno stile di disegno che si comporta meglio quando raffiguro mostri, piuttosto di una conversazione al bar. Belmiele è un tassello del percorso di avvicinamento al reale, se vogliamo. È anche una storia autonoma e viva, che urlava e voleva venire alla luce.
Come hai costruito invece la figura della protagonista, Belmiele? Più in generale, nel tuo processo creativo cosa viene prima: la trama o i personaggi? Nei tuoi lavori questi ultimi risultano sempre molto definiti e il loro percorso finisce spesso per diventare l’ossatura stessa del racconto.
Nel mio processo creativo viene prima l’ambiente, poi i personaggi. La trama è quell’aspetto noioso per far conoscere i primi due elementi. Belmiele è uno dei pochi personaggi che ha preso il sopravvento sul mondo che abita. È nella mia testa da anni, una sua versione beta ha trovato spazio su una rivista autoprodotta, Sciame, su cui lavoravo insieme ad altri bravi autori. Per Belmiele è stato il primo timido contatto col mondo.

Come hai lavorato sull’ambientazione e sui costume del racconto? A cosa ti sei ispirato? Trovo che le tue opere in generale siano molto pensate e curate sotto questo aspetto, con un lavoro dettagliatissimo sulla costruzione di un mondo credibile.
Ti ringrazio perché è un aspetto a cui tengo molto. Penso un sacco all’atmosfera che vorrei trasmettere e al bagaglio di ricordi da aprire per trovare i luoghi più adatti alla storia che ho in canna. Scrivere è tutto un lavoro di nostalgia, alla fine.
Come accennavo in Belmiele confluiscono molti temi già presenti nelle tue opere. Uno su tutti è quello della guerra, che attraversa il tuo lavoro fin da Anguisomachia. Sembra quasi un’esigenza, da parte tua, quella di raccontarla da prospettive diverse: cosa alimenta questa riflessione costante e come si è evoluta nel tempo, anche alla luce di un’attualità che continua a offrire nuovi spunti? La Faglia d’Oro, terra di confine schiacciata tra potenze rivali, richiama da vicino molte dinamiche del presente: è un parallelismo voluto?
Non lo so se è un parallelismo preciso. Non possiamo far finta che il mondo di oggi non sia in guerra, ma penso che per me sia più una scusa narrativa, ambientare storie in un mondo in guerra estremizza le reazioni dei personaggi. Rende tutto più urgente e al contempo fragile. È arrativamente molto interessante. Poi diciamolo, è anche stimolante disegnare un mondo in guerra, durante e dopo.
Una volta però mi è stato di detto di stare attento a non far sembrare le mie opere un inno alla guerra. Non capivo e non capisco tutt’ora. La guerra fa schifo. Niente fa più schifo della guerra.

Molti dei protagonisti delle tue storie sono giovani – penso a Cenere, Sorbo Rosso e, in parte, anche a Cuore. È un modo per affrontare temi complessi attraverso uno sguardo ancora aperto alla speranza?
Lo è, certo! È anche un modo per avere un protagonista che esplori il mondo che abita insieme a me e ai lettori. Sono tutte furberie per aiutarsi a scrivere qualcosa che stia in piedi.
Anche Belmiele, alla fine, è pieno di ragazzini. Forse mi interessa studiare le reazioni dei più piccoli alle avversità, nel periodo in cui la corteccia prefrontale non è formata e sono liberi di fare le scelte più matte.
La tecnologia nelle tue opere appare spesso ambivalente: è motore di progresso ma anche strumento di distruzione. È una riflessione che accompagna ogni innovazione umana, dalla rivoluzione industriale fino alle più recenti applicazioni dell’intelligenza artificiale nel mondo dell’illustrazione e del fumetto. Secondo te esiste un possibile equilibrio, sia nel giudizio sia nell’uso della tecnologia?
Esiste. Il problema non è la tecnologia, ma il modo in cui si utilizza. Prendiamo la AI, uno strumento formidabile, sarebbe bello integrarlo nei processi creativi e produttivi. Il problema è il furto che c’è alla base della generazione di contenuti. Un giorno mi deciderò ad allenare una AI esclusivamente con il mio lavoro e smetterò per sempre di disegnare quando non avrò voglia di farlo.
E credo proprio che ci arriveremo: alla fine la pigrizia è il motore di progresso più potente che esista.

I tuoi mondi narrativi fondono spesso elementi antichi e moderni, scienza e magia. Cosa ti affascina di questo tipo di contaminazione e perché continua a essere centrale nel tuo immaginario?
Penso sia perché sono genuinamente convinto che scienza e magia coesistano nel mondo reale. “Anche i draghi sono composti di atomi.” Non c’è nessuna contraddizione, non capisco gli sforzi per trovarne. Non esiste una storia “scientifica” e una “magica”, esiste la magia di una storia ben scritta, quello sì.
Questo discorso mi fa pensare agli alchimisti, mi piace accomunare il mio mestiere al loro. Passati alla storia come folli protoscienziati, ma convintissimi nella loro ricerca.
Infine, il fuoco – elemento primordiale e prima vera “tecnologia” dell’uomo – sembra attraversare tutte le tue opere, anche dal punto di vista cromatico: i rossi hanno un ruolo non solo estetico e atmosferico, ma spesso anche narrativo. Come lavori su questo elemento e in che modo il suo utilizzo si è evoluto nel tempo?
Ho pensato molto a questo elemento: il fuoco è bellissimo da guardare, ti insegna un sacco di cose, ma è difficile da riprodurre. Io che non amo gli “effetti speciali” visivi faccio un po’ fatica, ma in Belmiele ho trovato una chiave grafica che mi convince. Prima di Belmiele il mio fuoco era “pesante”, ora lo trovo più rilassato, ma non ha nulla della maestosità del fuoco vero.
È un elemento ricorrente dei miei racconti perché mi lascia senza fiato. È un discorso aperto, vedrete altro fuoco in futuro.
Intervista realizzata via mail il 27 aprile 2026
Si ringrazia Chiara Barone di Edizioni BD
Simone Pace

Nasce a Rieti nel 1992. Fin da bambino è affascinato dai racconti fantastici, mitologici e dai miti del folklore della sua terra. L’amore per il disegno e la scrittura lo spinge a raccontare a fumetti. Si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 2016 fonda con altri colleghi il collettivo Sciame, con cui autoproduce, pubblica e promuove storie a fumetti di genere. Nel 2019 pubblica per Barta Anguisomachia, il suo primo fumetto lungo.
Nel 2022 pubblica in cartaceo, Fiaba di Cenere, opera inizialmente pubblicata sulla piattaforma di webtoon, TacoToon, e poi da Edizioni BD in cartaceo.
Ad Aprile 2023 vince il premio Nuovi Talenti a Romics XXX, mentre la sua opera Sorbo Rossoviene candidata ai premi Boscarato come Miglior Fumetto Web.
Sempre per Edizioni BD pubblica nel 2024 la fiaba cyberpunk Cuore, mentre nel 2026 pubblica il suo nuovo lavoro, Belmiele.
