Breccia

Sotto il segno di Breccia

30 Gennaio 2026
Abbiamo intervistato Enrique Breccia, ospite d’onore del Treviso Comic Book Festival 2025.
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Nell’ambito del Treviso Comic Book Festival 2025 abbiamo incontrato il disegnatore argentino Enrique Breccia, uno degli indiscussi Maestri della Nona Arte, ospite d’onore del Festival, che gli ha dedicato la mostra Enrique Breccia – L’arte di plasmare il segno allo Spazio Benetton.
Nonostante venga considerato, anche da importanti registi hollywoodiani, uno dei più grandi illustratori viventi, Breccia è una persona schiva e di poche parole, di una umiltà e disponibilità rare, che si illumina quando parla dei cavalli che addestrava in Argentina e che tende a giudicare la sua opera come frutto di un abile e scrupoloso artigianato anziché contrassegnata dalla cristallina purezza dell’Arte.

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Buongiorno Maestro e benvenuto su Lo Spazio Bianco.
Lei è attivo nel mondo del fumetto dalla fine degli anni ’60 – la sua prima opera è stata la celebre biografia del Che in collaborazione con suo padre Alberto – e ha lavorato per tutti i più importanti mercati editoriali: Argentina ovviamente, ma anche Italia, Inghilterra, Spagna, Francia e Stati Uniti. Le manca solo il Giappone… In un certo modo, quindi, ha vissuto da protagonista tutte le trasformazioni del fumetto degli ultimi sessant’anni, come ad esempio la crisi delle historietas in Argentina. Come giudica il settore oggi, lo trova migliorato o peggiorato rispetto ai suoi inizi, anche riguardo alla valorizzazione e al riconoscimento – anche economico – dell’opera degli artisti?
Prima di tutto devo chiarire un’inesattezza riguardo al libro sul Che Guevara. Non è stata una collaborazione con mio padre, perché Héctor Oesterheld scrisse due sceneggiature separate, una per mio padre e un’altra per me. Quindi entrambi abbiamo realizzato il nostro lavoro autonomamente, senza sapere cosa disegnava l’altro. Riguardo alla situazione del settore oggi credo che ci siano sicuramente una maggiore valorizzazione e riconoscimento. Non so se questo comporti anche un maggiore riconoscimento economico, questo onestamente non posso dirlo e a tale riguardo posso parlare solamente per me, ma mi pare indubbio che in generale ci siano maggiore valorizzazione e riconoscimento.

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La biografia a fumetti del Che Guevara è ancora oggi dei suoi lavori più famosi, un classico che continua a essere ristampato. Ma è anche un’opera che per decenni è stata “invisibile” perché tutte le copie furono sequestrate e distrutte dalla giunta militare argentina. È per questo che anziché continuare a lavorare nel suo paese è andato a disegnare per il mercato inglese per l’editore Fleetway? Vuole raccontarci qualcosa di questa collaborazione, per esempio che si firmava con uno pseudonimo?
Non è certo che tutte le copie de La vida del Che siano state distrutte perché il Servizio di Intelligenza dell’Esercito (SIE) sequestrò l’edizione dopo che quasi tutte le copie erano già state vendute nelle edicole. Quello che sicuramente il SIE sequestrò e distrusse furono le tavole originali. Questo, in ogni caso, non ha avuto niente a che fare con la mia decisione di lavorare per il mercato inglese (cioè per la Fleetway). Ho dovuto firmare con il nome/pseudonimo di mio cognato Norberto Buscaglia perché il rappresentante della Fleetway era un italiano [Piero Dami, n.d.r.] che pensava che io non fossi capace di disegnare, per questo motivo ho dovuto ingannarlo mostrandogli delle pagine con un stile completamente diverso dal mio e la firma di Buscaglia. A differenza delle prime queste gli piacquero tantissimo e ebbi immediatamente il contratto per lavorare con la Fleetway.

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Collegandomi alla prima domanda: in quale dei mercati editoriali dove ha lavorato si è sentito maggiormente considerato e libero di esprimersi e in quale invece ha trovato maggiori difficoltà di adattamento, o ha dovuto sottostare a maggiori paletti?
Mi sono trovato molto a mio agio quando ho lavorato per l’Argentina all’inizio della mia carriera, e successivamente anche per l’Italia e per gli Stati Uniti. In questi paesi mi sono sentito senz’altro considerato e libero di esprimermi come volevo. Le maggiori difficoltà le ho incontrate nel mercato francese, perché in Francia hanno tutto un altro modo di concepire il fumetto rispetto a quello a cui ero abituato, ma nonostante ciò mi sono adattato dato che sono un professionista e questo è il mio lavoro.

Lei ha collaborato con alcuni dei maggiori sceneggiatori di fumetti a livello mondiale (Héctor Oesterheld, Robin Wood, Carlos Trillo, Guillermo Saccomanno, Ricardo Barreiro). Con quale di questi si è sviluppata un maggiore sinergia creativa e si è trovato meglio a lavorare?
Senza dubbio con Héctor Oesterheld e con Carlos Trillo, che considero uno dei maggiori sceneggiatori argentini, ispano-americani e anche mondiali. Trillo aveva un talento creativo unico e una immaginazione senza limiti.

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C’è stato qualche disegnatore in particolare, di fumetti e no, dal cui lavoro è stato influenzato? Inizialmente lei sembrava ispirato da suo padre Alberto, ma poi ha intrapreso un percorso artistico totalmente personale. Mentre lo stile di suo padre col tempo è divenuto sempre più espressionista e sperimentale il suo invece mi sembra diventato più realistico e particolareggiato, ferma restando la suggestiva potenza grafica che lo contraddistingue, facendo in un certo modo un percorso artistico inverso rispetto a suo padre…
Non sono stato influenzato da nessun disegnatore di fumetti, per il semplice motivo che non sono mai stato un lettore di fumetti, nemmeno da bambino li guardavo. Sicuramente non sono stato influenzato da mio padre Alberto, perché lui non ci mostrava i suoi lavori e lavorava fuori casa. La prima volta che l’ho visto disegnare avevo 22 anni.

Collezionista sogni cover

Lei è stato anche autore completo, in opere come La guerra della pampaIl collezionista di sogni e Il cacciatore del tempo, e ha perfino scritto sceneggiature per suoi colleghi, come Metro-Carguero per Mandrafina. Come giudica questa esperienza? Preferisce realizzare fumetti in totale autonomia occupandosi anche dei testi oppure visualizzare le sceneggiature di altri?
L’esperienza di realizzare anche la sceneggiatura oltre che il disegno è stata per me molto gratificante. L’ho trovata un’esperienza davvero bella e potendo preferirei di gran lunga lavorare come autore completo. Mi sento più libero e in grado di esprimere tutto quello che ho dentro, cosa che la maggior parte delle volte le altre sceneggiature non mi permettono di fare.

È corretto affermare che Enrique Breccia è più conosciuto e apprezzato in Italia e negli Stati Uniti, dove registi come Guillermo del Toro e John Carpenter hanno manifestato pubblicamente la loro ammirazione per i suoi lavori, che non in Argentina? E come si spiega questa cosa?
Purtroppo, e ribadisco purtroppo, è proprio così. In Argentina non sono molto valorizzato, sono molto conosciuto dalla gente, dal “popolo”, ma per ragioni politiche che non voglio esprimere qui sono stato, come dire, un po’ lasciato da parte, direi quasi cancellato.

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Nel suo paese di origine è comunque di recente pubblicazione un corposo testo bio-bibliografico che ripercorre tutta la sua opera: ci sono possibilità venga tradotto anche in Italia?
Quel libro, Su Plumín es un Facón, è stato scritto da Claudio Herrera, che è il più grande esperto di fumetti d’Argentina, però onestamente non so se verrà tradotto anche in Italia, è una cosa che non dipende da me.

Lei dal 2012 è residente in Italia e in questo periodo ha cominciato a collaborare con la maggiore casa editrice di fumetti del nostro paese, la Sergio Bonelli Editore, per la quale ha realizzato due albi di Tex molto apprezzati. Come si è trovato a lavorare per questa grande realtà editoriale ed è una collaborazione che proseguirà ancora?
Mi sono trovato benissimo con la Bonelli, in particolar modo con Sergio Bonelli, che era una persona veramente squisita, un autentico “cavaliere”. Mi è piaciuto molto fare il Texone Capitan Jack e anche l’altro, quello sull’Uomo della morte, a colori. E’ stata una collaborazione molto piacevole e continuo ad avere ottimi rapporti con la Bonelli.

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Sempre la Bonelli, a Lucca, ha presentato una artist edition in grande formato della sua storia Capitan Jack: ha disegnato qualcosa di nuovo per questa edizione, o è identica all’albo uscito a suo tempo in edicola?
Si, ho realizzato un disegno inedito a pennarello, senza pennelli, appositamente per questa edizione.

C’è qualche personaggio dei fumetti che non ha mai disegnato che le piacerebbe realizzare, o qualcuno del passato che le piacerebbe riprendere?
Eh, ce ne sarebbero tanti, di personaggi dei fumetti a livello mondiale. Però una cosa che mi piacerebbe tantissimo sarebbe riprendere la saga di El Sueñero [Il collezionista di sogni, n.d.r.], con una mia sceneggiatura. E mi piacerebbe anche riuscire a trasporre il maggiore poema epico argentino, il Martín Fierro. Questo è un desiderio che spero davvero di riuscire a concretizzare prima o poi.

Enrique Breccia oltre che disegnatore di fumetti è anche pittore e illustratore. Come si divide tra queste attività? E ce n’è una che preferisce rispetto alle altre?
Preferisco, in quest’ordine, la pittura, poi le illustrazioni di libri, e in terzo luogo i fumetti.

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In Francia su CANAL+ è appena iniziata la trasmissione di una serie televisiva tratta dal suo fumetto Le Sentinelle, scritto da Xavier Dorison. Sbaglio, o è la prima volta che un suo lavoro viene trasposto per la televisione o per il cinema? È stato coinvolto in qualche modo nella realizzazione di questa miniserie e ha visto il prodotto finito? E se sì, cosa ne pensa?
La serie televisiva del canale francese CANAL+ è eccellente sia per le scenografie che per l’azione. Sì, è la prima volta che un mio lavoro viene trasposto per la televisione. Devo dire che hanno fatto una interpretazione molto rispettosa e fedele al fumetto. La mia partecipazione c’è ma è involontaria, nel senso che si vede che per molte scene si sono basati sulle inquadrature grafiche del mio lavoro.

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Nel volume Viaggio a Venezia si cita la sua partecipazione, nel 2014, al progetto Scholas Ocurrentes, promosso da Papa Francesco, che lega la tecnologia, l’arte e o sport per incentivare l’integrazione sociale e la cultura dell’incontro per lo sviluppo a livello mondiale delle scuole più bisognose, senza distinzione di razza, credo e cultura. Ci vuole raccontare qualcosa di questa esperienza? E, più in generale, di come attraverso l’arte si possa fare inclusione ed educazione?
E’ così, fui convocato dal Vaticano per partecipare alle tre giornate inaugurali di Scholas Ocurrentes promossa da Papa Francesco. L’arte è integratrice e supera tutte le differenze quando rappresenta la “bellezza, il bene e la verità”. Un concetto che nacque nella Grecia classica e che oggi mantiene piena validità, malgrado lo sforzo che fa la filosofia postmoderna, che fomenta il relativismo e l’irrilevanza, promuovendo la bruttezza e il volgare come mezzo (tra l’altro) per minare le fondamenta cristiane della nostra civilizzazione occidentale.

Ultima domanda di rito: a cosa sta lavorando Enrique Breccia in questo momento?
In questo momento ho finito le ultime illustrazioni per il secondo volume di Golgotha, per la Francia, pubblicato dalla casa editrice Delcourt-Soleil, e sto preparando le illustrazioni da portare a diversi Festival a cui sono stato invitato.

Intervista realizzata al Treviso Comic Book Festival 2025 e telefonicamente. Si ringraziano per la collaborazione Barbara Pillon Breccia per l’intervista e Martìn Breccia per la biografia.

Enrique Breccia

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Disegnatore, pittore e sceneggiatore, nasce a Buenos Aires nel 1945. Esordisce professionalmente nel mondo del fumetto con La vida del Che, una biografia di Ernesto ‘Che’ Guevara scritta da Héctor G. Oesterheld, pubblicata nel 1968 e immediatamente sequestrata dalla giunta militare argentina. L’opera verrà ristampata, divenendo un classico, solo dopo tre decenni. Negli anni ’70 disegna storie di guerra e di spionaggio per l’editore inglese Fleetway, firmandosi con lo pseudonimo di Norberto Buscaglia, e nello stesso periodo, dopo essere stato invitato al Salone Internazionale dei Comics di Lucca, inizia la collaborazione con le riviste italiane Linus e Alter Linus (poi Alter Alter) per le quali realizza su proprie sceneggiature le storie poi raccolte nel volume La guerra nella pampa e altre storie coloniali. Nel 1974 viene pubblicato in Argentina il primo numero della rivista Skorpio, edita dalle Ediciones Récord e diretta da Alfredo Scutti, che rinnova profondamente il mondo dell’historieta e di cui Breccia diventa uno dei nomi di punta. È questo il periodo dei suoi grandi capolavori, primi dei quali Alvar Mayor e Robin delle stelle su testi di Carlos Trillo. Alla Récord collabora, oltre che con Trillo, con scrittori come Guillermo Saccomano, Ricardo Barreiro e Alfredo Grassi, su serie come Moby Dick,  Bandidos, Oro Bianco, Samurai, Chimere, Caraibi, Avrack,  Indico Jim, Nuovo mondo, Republiqueta (insieme a Domingo Mandrafina) e Il ritorno di Spartaco (con Mandrafina e Alberto Macagno), pubblicate con successo anche in Italia sui settimanali Skorpio e Lanciostory dell’Editoriale Eura. Negli anni ’80 prosegue la collaborazione con l’Italia con Quasi alla fine del mondo su testi del regista Tonino Valeri, e Il visionario, su testi propri, serializzate su L’Eternauta. Nel 1983 disegna la serie Ibáñez scritta da Robin Wood per la rivista D’Artagnan dell’Editorial Columba. Nel 1984 in Argentina viene lanciata la rivista Fierro, che innova ulteriormente il linguaggio delle historietas. Per questa testata Breccia realizza alcuni dei suoi lavori più personali e sentiti, di cui scrive anche le sceneggiature, come Il collezionista di sogni, Il cacciatore del tempo (sotto lo pseudonimo di D. E. Márquez) e Metro-Carguero, disegnata da Mandrafina e di cui Breccia è solo scrittore. Nel 1988 disegna con la tecnica dell’acquerello Lope de Aguirre, scritta da Felipe Hernández Cava, per cui impiega un anno di lavoro. Negli anni ’90 il mercato fumettistico argentino attraversa una profonda crisi, con la chiusura di quasi tutte le sue celebri riviste. Breccia, come altri autori, passa a lavorare direttamente per l’italiana Eura (poi Aurea). In questo periodo collabora soprattutto con gli sceneggiatori Walter Slavich e Eduardo Mazzitelli, su serie e miniserie come La Soldadera, Viracocha, Il venditore di Vino Amaro, La città della mezzaluna, Il libro delle Anime Perdute, Il viaggiatore, Re e schiavo, Nielsen, Caucciù, Tutto o niente, Zambo, Mulatto, Dorfmann, e altre. Nel 2000 debutta negli Stati Uniti con X-Force #209 per la Marvel Comics, seguito da una copertina per per Uncanny X-Men. Sempre per la Marvel realizza le prime 12 pagine a colori di The Last Wolverine Story su testi di Joe Harris, graphic novel mai completata e tuttora inedita. Per la DC Comics disegna un numero di Legion Worlds e uno di Batman: Black & White. L’editor Karen Berger gli commissiona quindi le illustrazioni della graphic novel Lovecraft. Memorie dall’abisso, per l’etichetta adulta Vertigo, un’opera a cui si dedica per tre anni e in cui sperimenta cinque diverse tecniche: olio su tela, acquerello, mezzatinta a china, acrilico e pastelli. Sempre per la Vertigo disegna 21 numeri, copertine comprese, di Swamp Thing. Nel 2006 comincia a illustrare a colori per la francese Delcourt la serie Le Sentinelle, su testi di Xavier Dorison, opera in 4 tomi pubblicata dal 2008 al 2014, e il seguito de Il collezionista di sogni per la nuova incarnazione della rivista argentina Fierro, che resta però incompiuto. Nel 2012 realizza una storia di 32 pagine per il Dylan Dog Color Fest #8 e in seguito inizia a lavorare alle 240 tavole dell’albo speciale di Tex Capitan Jack, edito nel 2016. Nel 2021 pubblica in Francia con Soleïl il primo volume della serie Golgotha e in Italia con Sergio Bonelli Editore l’albo cartonato a colori di Tex Snakeman, su sceneggiatura di Mauro Boselli. Del 2022 sono le illustrazioni del volume Viaggio a Venezia, su testi di Barbara Pillon.

Mauro Mihich

Mauro Mihich

Vicentino (nonostante il cognome, che ne tradisce le origini fiumane), appassionato, tra molte altre cose, di fumetti, cinema e letteratura. Legge e colleziona fumetti di ogni epoca e latitudine, ma si ritiene esperto soprattutto di Bonelli (la prima cosa letta in vita sua è stata una pagina di Tex), grandi autori italiani (Hugo Pratt su tutti) e Historietas (con una venerazione per Juan Zanotto).Con altri due appassionati cura il blog dedicato al cinema western "Se sei vivo spara".

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