
Isole Hawaii, Stati Uniti d’America. Jodio Joestar e Dragona Joestar, due giovani dalla fedina penale tutt’altro che pulita, si trovano coinvolti in una rapina che prenderà rapidamente una piega sempre più surreale. Così inizia The Jojolands, nona e ultima iterazione de Le bizzarre avventure di Jojo, celebre manga creato da Hirohiko Araki nel lontano 1986, noto per la sua trama multigenerazionale e lo stile visionario.
In questo primo tankōbon, Araki apre la serie mettendo in scena un heist movie in piena regola: assistiamo alla presentazione del cast e dei loro poteri, così come del loro obiettivo. Seguono poi strani imprevisti, che i nostri dovranno affrontare in modo creativo e – inutile dirlo – bizzarro; il risultato è un incipit tra i degli inizi di serie più coinvolgenti dell’intera saga. Insomma, The Italian Job diventa The Italian… Jojo: Questo pessimo gioco di parole è anche un buon pretesto per raccontare l’espansione dell’universo alternativo in cui Araki ha deciso di continuare a muoversi.
Se Steel Ball Run e Jojolion, le ultime due serie, si ponevano come versioni alternative, rispettivamente, del primo e del quarto capitolo della saga, questa nuova avventura sembra strizzare l’occhio a Vento Aureo, il quinto. Proprio come Giorno Giovanna, protagonista della quinta serie, Jodio Joestar è immerso nella malavita ed è legato sia ai Joestar sia al loro arcinemico Dio Brando da un nome che pare la combinazione dei due (“Jo” di Joestar e “-dio”, beh, di Dio, appunto). Inoltre, le somiglianze continuano: già nel primo numero compare un boss da cui il cast principale riceve ordini, e persino le tavole finali del volume sembrano richiamare uno degli strani fenomeni visti nella parte conclusiva di Vento Aureo.
Emergono però anche differenze evidenti, che scacciano subito lo spettro di una semplice Vento Aureo 2: prima tra tutte, la diversa bussola morale dei protagonisti, ben diversa e forse più “cruda” di quella dei mafiosi dal cuore tenero della quinta serie. Il risultato è un volume fresco, pieno di colpi di scena, capace di catturare fin da subito.

Sul lato artistico, la metamorfosi artistica di Araki è ormai nota, e The Jojolands conferma l’approccio adottato dal mangaka nell’ultima ventina d’anni: un tratto sottile e pulito, pagine candide ma vive, su cui corpi efebici e longilinei, vestiti e pettinati come modelli d’alta moda, si muovono senza mai rinunciare alla stranezza.
Araki è sempre stato efficace nella costruzione delle tavole e nel racconto sequenziale, qualità che ha compensato il suo iniziale e non sempre saldo controllo del disegno. Alle tavole estremamente dinamiche e “rumorose” delle prime serie, ha progressivamente sostituito composizioni più bilanciate, per approdare a uno stile più misurato e “austero”. Anche in questo primo volume di The Jojolands ritroviamo dunque griglie quasi sempre ortogonali, pulite e sottili, in cui talvolta spiccano balloon circolari di dettaglio, più vicini alla sensibilità del fumetto europeo che di quello giapponese. Questo approccio si sposa perfettamente con l’atmosfera urbana e contemporanea proposta da Jojolion in poi, così come con un tratto in cui è evidente la ricerca di una pulizia superiore rispetto al passato – anche grazie all’uso di photo reference per alcuni elementi degli sfondi.
Anche gli Stand, marchio di fabbrica dell’opera di Araki, proseguono sul sentiero già intrapreso in parte da Steel Ball Run e pienamente abbracciato in Jojolion: poteri piccoli, spesso molto specifici, perfettamente inseriti in un contesto urbano e “realistico”, lontano dalle situazioni iperboliche delle prime sei serie. Colpisce come l’autore, pur citando e variando poteri già visti, riesca ancora a inventare Stand originali, dall’estetica accattivante e – diciamocelo – semplicemente eccezionali.
Cosa aspettarci, dunque, da questo The Jojolands? Facile: l’ennesima serie carica di stranezze, eccentricità e colpi di scena ad ogni costo, mentre prende forma l’impresa di diventare spaventosamente ricchi sotto il sole delle Hawaii.
Abbiamo parlato di:
The Jojolands #1
Hirohiko Araki
Traduzione di Andrea Maniscalco
Star Comics, 2025
224 pagine, brossurato, bianco e nero – 5,50 €
ISBN: 978-8822656391
