Tra gli sceneggiatori di fumetto Disney, Rodolfo Cimino è stato senz’altro uno di quelli maggiormente in grado di infondere sensibilità ai personaggi delle proprie storie; non a caso si parla spesso della sua “poetica”, intendendo specificatamente quella attitudine a realizzare trame che aggiungessero al divertimento e all’azione una morale di fondo e una certa dose di sentimento.
Sotto questo aspetto, in particolare, molti ricordano la saga di Reginella, recentemente ristampata da Panini in due volumi della collana Topolino Gold: la regnante aliena dall’accogliente aspetto di un pulcino si invaghiva infatti di Paperino, ricambiata, in L’avventura sottomarina del 1972, per poi ricomparire in una serie di storie dove il dramma sentimentale tra i due faceva da filo rosso alle varie vicende narrate.
Le mille e una notte di Nonna Papera

L’idea dell’autore era quella di costruire delle storie senza tempo, ispirate ai racconti di frontiera che i cowboy americani si raccontavano al calar del sole intorno a un bivacco, con un piccolo falò e un frugale piatto di fagioli a riscaldarli e rifocillarli.
Alle cosiddette tall tales, che spesso vertevano su figure mitiche ed esagerate, Cimino preferiva però virare su narrazioni più intime, nelle quali in primo piano c’erano l’amore ostacolato dagli eventi e i buoni sentimenti.
Il pregio di questo progetto si trovava nel riuscire a non peccare quasi mai in retorica spicciola e commozione d’accatto: guardando direttamente a una certa narrazione di stampo classico, tipica di metà e fine Ottocento, Cimino imbastì una sequenza di avventure delicate e di grande afflato.
Tale impostazione permetteva inoltre una maggior libertà narrativa rispetto alle classiche storie Disney, dal momento che i protagonisti erano creati per l’occasione e con lo scopo dichiarato di apparire solo in quella circostanza. Che fossero paperi antropomorfi o esseri umani dalla foggia canide usata spesso per i comprimari disneyani, queste figure avevano caratteristiche proprie, si muovevano in ambiti differenti e potevano crescere e invecchiare nell’arco dei diversi anni che abbracciavano questi racconti, sfruttando bene le possibilità che un format del genere consentiva rispetto alla consuetudine.

Anche queste poche tavole, poste all’introduzione, alla conclusione e in qualche veloce intermezzo, testimoniano diversi valori ciminiani: il buon cibo, innanzitutto, reso tale non tanto dalla qualità ma dalla compagnia e dall’impegno che l’ha portato in tavola, il lavoro propedeutico al mangiare – Nonna Papera chiede ai consanguinei di raccattare la legna, preparare il fuoco da campo e così via, prima di potersi sedere tutti al desco – e l’importanza della famiglia e delle antiche tradizioni, le quali fanno da collante tra passato e futuro.
Panini ristampa ora Nonna Papera e i racconti attorno al fuoco, per la prima volta in maniera completa e unitaria, in tre volumi cartonati della testata Le serie imperdibili.
Le storie

Ombretta e l’angolo dei salici ha l’impronta del melò nel suo raccontare un sentimento contrastato dal diverso ceto sociale e dalla distanza, ma che ruota attorno a un luogo del cuore per i due innamorati.
Martin il marinaio e le perle nere del Pacifico è invece una storia di coraggio, caduta e risalita per il capitano al centro dell’intreccio, nella quale Cimino inserisce con la delicatezza che gli è propria il tema della morte.
Il tamburino e i 3 soldi del destino è forse la più intensa e commovente di tutto il lotto: narra di un ragazzino che deve partecipare alla guerra d’indipendenza americana e finisce in una sequenza di dure disavventure, sempre con la propria madre lontana nel cuore.
Molto delicate e commoventi sono anche Ala di Colomba e l’uomo delle nevi e Steve il boscaiolo e la fontana di pietra: entrambe racchiudono senz’altro lo spirito dei Racconti attorno al fuoco, con il racconto di amori impossibili che conoscono un lieto fine grazie all’abnegazione dei due amanti e alla sincerità e purezza del loro affetto, in grado di contrastare anche le peggiori avversità.
La leggenda del lago d’argento (unica sceneggiata da Nino Russo), La regina delle rocce e il fiore proibito e La principessa di ghiaccio e Norge il giovane blasonato sono invece le più deboli a causa di trame meno coinvolgenti nel loro sviluppo: nella prima seguiamo le peripezie di una fanciulla che riceve un dono da condividere con il suo popolo, nella seconda viene proposta una storia d’amore e di coraggio piuttosto convenzionale nei suoi elementi fondativi mentre nella terza un intrigo un po’ pasticciato e dal ritmo lento porta a una risoluzione decisamente poco chiara nei suoi elementi e non garantisce alla storia quella pulizia che dovrebbe permettere al lettore di gioire per il lieto fine.
Dalla maestria di Giorgio Cavazzano ai primi passi di giovani disegnatori

Siamo all’inizio di una nuova fase della carriera artistica del disegnatore, che nel decennio precedente aveva intrapreso un percorso di normalizzazione e ricerca rispetto all’estro degli anni Settanta. Con la seconda metà degli anni Novanta Cavazzano avrebbe raggiunto quella che molti ritengono la sua maturità artistica, o comunque un primo punto fermo nella definizione del suo stile, ma i prodromi di questo percorso sono già visibili a inizio decade, regalando una rinnovata morbidezza ai suoi paperi.
Nei Racconti attorno al fuoco ha potuto mettere alla prova la sua matita con nuove sfide, dettate da protagonisti inediti per i quali studiare character design e recitazione e da ambientazioni sempre diverse.
Il risultato è al contempo raffinato e piacevolmente morbido, con gli sfondi dettagliati e ricchi di particolari, perfetti per calare il lettore nel contesto di riferimento: deserti, laghi, oceani, isole sperdute, villaggi spiccano nelle tavole di Cavazzano dando un quid importante al risultato finale.
Dal lato dei personaggi è interessante il lavoro pulito e liscio effettuato per i volti dei protagonisti di Ombretta e l’angolo dei salici e de Il tamburino e i 3 soldi del destino, quasi a sottolineare la purezza propria di tali personaggi. Vediamo invece il papero al centro di Il bel cavaliere e la regina del lago perduto in diverse stagioni della sua esistenza, e il disegnatore è abile nel mostrarcelo riconoscibile anche quando lo ritroviamo ormai canuto.
Ai disegni di La leggenda del lago d’argento c’è Alessandro Perina, all’epoca entrato da poco tra i collaboratori di Topolino: il suo tratto è infatti piuttosto acerbo in questa fase, più simile allo stile di Giovan Battista Carpi e Roberto Santillo – del resto si era formato in Accademia Disney, dove i due autori insegnavano – che a quello di Giorgio Cavazzano, al quale col tempo si avvicinerà.
Il tratto risulta già godibile, minato da qualche comprensibile incertezza ma graziato da alcune soluzioni nella griglia meno scontate di quanto si potrebbe immaginare.
Ad Alessio Coppola tocca invece occuparsi di La regina delle rocce e il fiore proibito: anche in questo caso l’esito paga lo scotto dell’inesperienza dell’autore, che in quel momento aveva all’attivo solamente tre storie pubblicate sul settimanale. Il tratto appare molto rigido e poco riuscito, specialmente nell’aspetto dei personaggi e degli ambienti in cui si muovono, facendo perdere un po’ di mordente alla storia nel suo complesso.
Emanuele Barison illustra Ala di Colomba e l’uomo delle nevi con un tratto piatto e privo di qualsivoglia guizzo, stanco e caratterizzato da una recitazione ingessata e poco credibile, risultando un clone sbiadito di Cavazzano. Solo in alcuni frangenti, quando gioca con le silhouette, il disegnatore riesce a dare un minimo di spessore alle scene.

Per rappresentare La principessa di ghiaccio e Norge il giovane blasonato è chiamato infine Alessandro Gottardo, già da un decennio in forza a Topolino, il che lo rendeva già più sicuro nel mondo di rappresentare i Paperi; meno efficace è però il character design scelto per i personaggi del racconto di turno, che appaiono troppo semplici e generici e depotenziano l’esito di un’opera già minata da una sceneggiatura un po’ fallace.
I tre volumi de Le serie imperdibili

Trova spazio anche un altro autore disneyano, il veterano Fabio Michelini, che compila una sorta di “manuale” con i principali temi presenti nelle avventure ciminiane.
Inoltre a impreziosire i volumi vengono presentati i soggetti di due Racconti attorno al fuoco rimasti inediti, di cui sono pubblicate direttamente le scansioni delle pagine manoscritte di Cimino fornite alla redazione dai suoi eredi: un bel modo per dare una – ancorché parziale – vita a queste storie incompiute.
Un terzo soggetto inedito viene invece ricostruito grazie al contributo di Roberto Gagnor per sopperire a materiali di partenza troppo rovinati per la pubblicazione e per di più mancanti dell’ultima pagina: una pezza all’apparenza lodevole, se non fosse emerso da un commento nella pagina Facebook del Papersera che la parte mancante tale non era e che originali di miglior qualità si sarebbero potuti reperire dal figlio di Cimino.
Si tratta sicuramente di uno scivolone che proprio sul finale va a minare un lavoro fino a quel punto completamente encomiabile; la postfazione di Gagnor è comunque molto sentita e trasmette tutta l’emozione provata dallo sceneggiatore nel mettere nero su bianco un inedito del Maestro.
Questa edizione de Le serie imperdibili rimane in ogni caso un’operazione decisamente valida anche per i lettori più esigenti, nonostante questa svista in dirittura d’arrivo.
Abbiamo parlato di:
Le serie imperdibili Disney #5-6-7 – Nonna Papera e i racconti attorno al fuoco voll. 1-2-3
Rodolfo Cimino, Giorgio Cavazzano, Nino Russo, Alessandro Perina, Alessio Coppola, Emanuele Barison, Roberto Vian, Alessandro Gottardo
Panini-Disney, 2022-2023
176 pagine cadauno, cartonati, colori – 11,50 € cadauno
ISSN: 977228385700820005 – 977228385700820006 – 977228385700820007









