
Pur non arrivando a certi livelli di profondità e peculiarità o agli stessi livelli di successo, quello che fa Stefano “The Sparker” Conte con Volt segue questo tipo di scia. Il fumetto racconta le vicende del suo omonimo protagonista, un aspirante fumettista (che sembra un evidente alter ego del proprio autore) che si ritrova costretto da sua madre ad accettare un lavoro come commesso in fumetteria.
Quella che apparentemente sembra una situazione piuttosto semplice in realtà fa parte di un lungo confronto tra due antiche forze in gioco, le Moms, setta costituita dalle madri di sognatori, e i Guardiani, che proteggono i fumetti. Inoltre, il lavoro in fumetteria è molto meno semplice delle aspettative di Volt. I clienti che la frequentano sono infatti personaggi strampalati e con cui è difficile avere a che fare, al punto che è necessario sviluppare le tecniche più adeguate per riuscire ad arrivare in fondo alla giornata.
Nella prima stagione Volt presenta lo scenario e il pantheon dei clienti, seminando qui e lì alcuni elementi della guerra tra le Moms e i Guardiani, dedicandogli maggiore spazio e fornendo nuove rivelazioni nella seconda.
L’ironia messa in campo gioca sull’esasperazione, puntando così i riflettori su una serie di atteggiamenti, comportamenti e aspettative illogiche. Che siano quelle dei clienti, le cui abitudini li trasformano in un vero e proprio bestiario fantastico con richieste e pretese assurde o rigidità e fissazioni, o che siano quelle dei fan in generale, che finiscono per mimare o parlare in palesi imitazioni dei propri eroi.

Quello che succede però all’interno degli episodi del mensile si evolve, arricchendosi di personaggi, sfaccettature e una trama ricca di colpi di scena.
Siamo sempre nel mondo del divertissement, ma qui e lì ci sono alcuni intuizioni e passaggi più riusciti. Su tutti il doppio episodio che occupa i numeri 4 e 5 della seconda stagione, dove in una sorta di giochi senza frontiere (o Takeshi’s Castle se vogliamo rimanere nei riferimenti culturali più adatti) si svolge una gara tra fumettisti che offre diversi spunti oltre al semplice gioco parodistico.
Come funziona e quali difficoltà comporta la scelta di un percorso da fumettista? Questi due albi riescono a tracciarne un quadro piuttosto esplicito e realistico con gustosa ironia. Inoltre vedono la partecipazione straordinaria di vere e proprie “guest star”: l’autore infatti utilizza una versione reimmaginata di due giovani fumettisti come coprotagonisti, ovvero Pietro B. Zemelo (che diventa il pinguino Zemelord) e Simone “Sio” Albrigi (che diventa il cane Shio), oltre a citarne diversi come cameo (da Giacomo Bevilacqua a Mirka Andolfo e altri).
I disegni sono un’ottima sintesi umoristica dal sapore nipponico, ricchi di dettagli estremamente efficaci e immediati nei riferimenti che omaggiano. L’influsso manga è evidente anche nella composizione, nell’uso di linee cinetiche e retini e nella scansione delle vignette, che seguono una gabbia libera, usano molti personaggi al vivo e sono mediamente numerose all’interno della tavola.

Volt è una lettura veloce, leggera e ironica. Un passatempo in cui divertirsi a riconoscere tutte le citazioni, le ispirazioni, ma soprattutto le idiosincrasie proprie o di amici, che siano lettori o operatori del mondo del fumetto, o sognatori di qualche tipo.
Abbiamo parlato di:
Volt Stagioni 1 e 2
Stefano “The Sparker” Conte
Saldapress, 2017 – 2020
64 pagine, spillato, bianco e nero – 2,99 € cadauno








