Si chiudono le prime due stagioni per il Volt di The Sparker

Si chiudono le prime due stagioni per il Volt di The Sparker
Arriva alla conclusione della seconda stagione il racconto ironico in salsa manga di Stefano Conte per saldaPress.

00567VSII0006La parodia nelle storie a fumetti si rivela spesso un pretesto. Ma in questi casi ci vuole tempo per capirlo, a volte persino per il suo stesso suo autore. Ce lo hanno insegnato alcune opere che, partendo dall’ipotesi di ironizzare e giocare con le idiosincrasie di personaggi iconici, sono poi diventate qualcosa a sé stante, con una propria vita, una propria identità e temi propri. Dave Sim con Cerebus, ispirato a Conan il barbaro, o Leo Ortolani con Rat-Man, che nasce in particolare dal Batman di Tim Burton, sono forse i due esempi più eclatanti.

Pur non arrivando a certi livelli di profondità e peculiarità o agli stessi livelli di successo, quello che fa Stefano “The Sparker” Conte con Volt segue questo tipo di scia. Il fumetto racconta le vicende del suo omonimo protagonista, un aspirante fumettista (che sembra un evidente alter ego del proprio autore) che si ritrova costretto da sua madre ad accettare un lavoro come commesso in fumetteria.

Quella che apparentemente sembra una situazione piuttosto semplice in realtà fa parte di un lungo confronto tra due antiche forze in gioco, le Moms, setta costituita dalle madri di sognatori, e i Guardiani, che proteggono i fumetti. Inoltre, il lavoro in fumetteria è molto meno semplice delle aspettative di Volt. I clienti che la frequentano sono infatti personaggi strampalati e con cui è difficile avere a che fare, al punto che è necessario sviluppare le tecniche più adeguate per riuscire ad arrivare in fondo alla giornata.

Nella prima stagione Volt presenta lo scenario e il pantheon dei clienti, seminando qui e lì alcuni elementi della guerra tra le Moms e i Guardiani, dedicandogli maggiore spazio e fornendo nuove rivelazioni nella seconda.
L’ironia messa in campo gioca sull’esasperazione, puntando così i riflettori su una serie di atteggiamenti, comportamenti e aspettative illogiche. Che siano quelle dei clienti, le cui abitudini li trasformano in un vero e proprio bestiario fantastico con richieste e pretese assurde o rigidità e fissazioni, o che siano quelle dei fan in generale, che finiscono per mimare o parlare in palesi imitazioni dei propri eroi.

Volt_04_stag02_interni_MEDIA (2)_01La storia di Volt all’inizio sembra assimilabile ai diversi materiali che offre a corollario: strips, schede e dizionari che parodizzano in particolare i lettori di fumetto, nello specifico i frequentatori di fumetterie, e quello degli addetti ai lavori. Nel farlo Stefano Conte mescola le carte, giocando, utilizzando e parodiando a loro volta alcuni stilemi e cliché tipici di animazione e fumetto (in particolare manga, ma non solo), in un mix abbastanza efficace e divertente.
Quello che succede però all’interno degli episodi del mensile si evolve, arricchendosi di personaggi, sfaccettature e una trama ricca di colpi di scena.

Siamo sempre nel mondo del divertissement, ma qui e lì ci sono alcuni intuizioni e passaggi più riusciti. Su tutti il doppio episodio che occupa i numeri 4 e 5 della seconda stagione, dove in una sorta di giochi senza frontiere (o Takeshi’s Castle se vogliamo rimanere nei riferimenti culturali più adatti) si svolge una gara tra fumettisti che offre diversi spunti oltre al semplice gioco parodistico.

Come funziona e quali difficoltà comporta la scelta di un percorso da fumettista? Questi due albi riescono a tracciarne un quadro piuttosto esplicito e realistico con gustosa ironia. Inoltre vedono la partecipazione straordinaria di vere e proprie “guest star”: l’autore infatti utilizza una versione reimmaginata di due giovani fumettisti come coprotagonisti, ovvero Pietro B. Zemelo (che diventa il pinguino Zemelord) e Simone “Sio” Albrigi (che diventa il cane Shio), oltre a citarne diversi come cameo (da Giacomo Bevilacqua a Mirka Andolfo e altri).

I disegni sono un’ottima sintesi umoristica dal sapore nipponico, ricchi di dettagli estremamente efficaci e immediati nei riferimenti che omaggiano. L’influsso manga è evidente anche nella composizione, nell’uso di linee cinetiche e retini e nella scansione delle vignette, che seguono una gabbia libera, usano molti personaggi al vivo e sono mediamente numerose all’interno della tavola.
Volt_01_interni_MEDIA_01I personaggi della storia sono ritratti come creature ibride di vario genere. Volt e la sua famiglia è rappresentata come robot, mentre esistono molti personaggi che sono animali antropomorfi e altri la cui testa è sostituita da qualche oggetto di uso comune. Ovviamente le caratteristiche grafiche sono strettamente connesse al carattere o al tipo umano rappresentato e diversi elementi surreali (come ad esempio un cane che in realtà è in tutto e per tutto, capacità incluse, un pugno a razzo) sono dati per assoluta norma in un universo perfettamente coerente.

Volt è una lettura veloce, leggera e ironica. Un passatempo in cui divertirsi a riconoscere tutte le citazioni, le ispirazioni, ma soprattutto le idiosincrasie proprie o di amici, che siano lettori o operatori del mondo del fumetto, o sognatori di qualche tipo.

Abbiamo parlato di:

Volt Stagioni 1 e 2
Stefano “The Sparker” Conte
Saldapress, 2017 – 2020
64 pagine, spillato, bianco e nero – 2,99 € cadauno

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