
Un’incompletezza di fondo che potrebbe facilmente essere vista come un difetto nella produzione di un autore, ma nel caso di Toffolo il rischio viene scardinato dalla centralità del suo personaggio: il progetto omnicomprensivo di questo istrionico artista è infatti da sempre quello di astrarsi dalla condizione puramente umana (e in quanto tale corruttibile e mortale) per assurgere alla dimensione di personaggio di finzione, scappatoia dalle pastoie del successo, dell’apparenza e della vanagloria, come ebbi già a dire quando nel 2014 recensii Graphic novel is dead.

Oltre a riflessioni di questo tipo, il volume racchiude le vicissitudini sentimentali dell’autore, arrivando alla sua attuale relazione con la compagna Paulonia, il suo viaggio di ritorno a Pordenone, sua città natale, e di contro anche una riflessione su Milano – che l’ha adottato negli ultimi anni – e sulle strade della metropoli meneghina. Tutti passaggi, questi, apparentemente comprensibili e fruibili autonomamente ma che trovano reale compimento solo conoscendo il versante musicale di Toffolo, il suo importantissimo pezzo di vita con il gruppo I Tre Allegri Ragazzi Morti. Questo per capire per esempio chi sia l’Enrico con cui il protagonista dialoga a un certo punto (Molteni, amico e sodale da decenni, bassista dei TARM), e soprattutto il senso di alcune citazioni – per parlare di Milano la chiama “capital ben vestida”, come nella canzone In questa grande città (la prima cumbia) – o l’importanza che ricopre Pordenone per l’humus da cui sono nati la sua musica e i suoi disegni, ma anche per fruire in maniera sensata le pagine che si occupano letteralmente di illustrare alcuni pezzi della band, che senza aver presente i brani di riferimento appaiono decisamente sconnesse dal resto e un po’ gratuite.

Certamente, avvicinando questo approccio a una sorta di flusso di pensiero si preserva la spontaneità diretta del racconto senza filtri, aiutato dalla disponibilità che ha l’artista di spogliarsi completamente davanti ai propri lettori, ma il risultato è spezzettato e lascia un po’ troppo disorientati a fine lettura.
Questo fa sì che si abbiano diversi momenti molto forti e particolarmente ispirati, come quando si parla delle stragi terroristiche alla redazione di Charlie Hebdo e al locale Bataclan (che, riguardando fumetto e musica, colpiscono particolarmente la sensibilità dell’autore), ma che rimangono appesi in maniera disconnessa dal resto del libro.

Bianco e nero scelto solo eccezionalmente, sostituito nella maggior parte dei casi da una palette di colori sempre funzionale a quanto raccontato in quel passaggio. Ci sono pagine con una colorazione sobria e naturalistica ma molte altre più accese, dalla luce sparata; ancora, ci sono momenti in cui si vira su una monocromia decisa (in blu, in viola, in rosso) che permea e indirizza l’atmosfera narrativa.
La struttura delle tavole, in linea con la multiformità stilistica e della sceneggiatura, cambia continuamente: ci sono pagine con 4 file da 3 vignette ciascuna, piccoli quadratini caratterizzati da un disegno stilizzato, e poco dopo i riquadri diventano solo due, grossi e rettangolari. Non mancano delle pin-up a tutta pagina e costruzioni più classiche. Una varietà di approcci coerente con il libro nel complesso e che ha dalla sua la possibilità, da parte del lettore, di godere di tante tipologie estetiche diverse.
Toffolo ricorre poi nuovamente, come fatto in misura maggiore anche in Graphic novel is dead, alla fotografia: scatti da lui realizzati, in questo caso per raccontare le strade insolitamente vuote di una mattina milanese vessata (o graziata) dal blocco del traffico, su cui ha disegnato il sé stesso fumettistico intento a riflettere immerso in questo contesto surreale.

Più che un graphic novel, un album dei ricordi. In certi momenti sembra di essere di fronte a un’opera importante per come riesce ad essere sincera e diretta, e per la possibilità di avere un “filo diretto” con la testa di un artista a tutto tondo, in altri l’eccessiva dispersione di cui è vittima l’opera nel tentativo di risultare schietta e senza compromessi indebolisce il libro nel suo insieme, rendendolo una sorta di aneddotica sgangherabile in cui si alternano parti più riuscite ad altre meno.
L’irrequietezza dell’artista si riversa quindi sulle pagine con esiti alterni, ma con una visione peculiare, dinamica e fresca per quanto riguarda l’estetica, che si esemplifica nelle molte tecniche visive e di disegno impiegate.
Abbiamo parlato di:
Graphic novel is back
Davide Toffolo
Rizzoli Lizard, 2019
192 pagine, brossurato, colori – 18,00 €
ISBN: 9788817095792
Davide Toffolo da autore a personaggio: Graphic novel is dead








