
Questo primo volume contiene al suo interno molte anime diverse: c’è quella che ha l’aspetto di un racconto per bambini, con la scoperta di un gioco eccitante e sorprendente, ma anche del primo amore; c’è poi quello prettamente fantascientifico, con la macchina che rivela fin dall’inizio di aver preso coscienza di sé mentre da voce narrante racconta la sua genesi; c’è uno spaccato sociale del Giappone di quegli anni, alle prese con l’arrivo della terza rivoluzione industriale, e con le sue conseguenze sui lavoratori. E’ infine presente una sottile, inquietante sottotraccia dai toni lugubri non ben identificabile, trasmessa dall’autore attraverso le tavole mute, le vignette dettagliatissime dei meccanismi e dei chip, e il tono compassato delle didascalie.
Un racconto stratificato, costruito con lentezza calcolata. Lo stile di Umezz è tendente al realistico, con volti però maggiormente caricaturali che pongono l’accento sulle espressioni e un impatto generale molto classico, vicino al movimento gekiga, che fanno sembrare il volume ancora più vecchio di quanto non sia (il primo episodio risale al 1982). Il volume iniziale di Io sono Shingo, di oltre 350 pagine è una lettura densa e ricca, che presenta solo la punta di quella che sembra una storia più ampia e che lascia così in sospeso molti elementi che si intuisce saranno svelati nel proseguo.
Abbiamo parlato di:
Io sono Shingo #1
Kazuo Umezz
Traduzione di Ernesto Cellie, Chieko Toba
Star Comics, ottobre 2019
368 pagine, brossurato, bianco e nero e colori – 15,00 €
ISBN: 9788822615701









