
1962 – Lo strano caso del Tedesco
Il primo episodio di Diabolik, ambientato nell’alta società francese che soggiorna in Costa Azzurra, omaggio alle ambientazioni francesi di Fantomas, è la storia di un genio del male che, per rubare un ricco patrimonio, distrugge un’intera famiglia, utilizzando metodi violenti e psicologici. A mettergli i bastoni fra le ruote è l’ispettore Ginko, storico avversario dell’inafferrabile criminale, per molti solo un’invenzione della malavita. È in questi toni di mistero che il lettore viene a conoscenza della mitologia diabolika. La sceneggiatura di Angela Giussani è ricca di spunti, specialmente nella figura di Gustavo Garian, il giovane che è appena entrato in possesso della sostanziosa fortuna. Ma il meccanismo giallo ha delle lacune, come vedremo successivamente.

1964 – Lo stile di Marchesi
Le ideatrici di Diabolik si accorsero quanto il primo e il secondo numero fossero distanti dallo stile grafico degli episodi successivi, illustrati da Luigi Marchesi e soprattutto Enzo Facciolo: gli stessi personaggi non erano ancora definiti, dando luogo ad un’effettiva confusione. Nel 1964 uscì così il primo remake del Re del Terrore, con i disegni appunto di Marchesi, uno degli artisti iconici della testata, e che aveva impresso il suo stile ai volti di Diabolik e di Ginko. Il numero uno, con questo pesante ritocco, appariva effettivamente coerente e omogeneo allo stile della serie. Marchesi segue in maniera completamente fedele la sceneggiatura, forse troppo. Alcune vignette sono quasi ricalcate da quelle di Zarcone, senza particolari migliorie, e moltissime inquadrature restano le stesse. Ma il tutto appare molto più chiaro e meno confusionario, con una retinatura leggera e un sano utilizzo del bianco e nero. Nella prima scena in cui Diabolik compare in calzamaglia nera, tutto appare più emozionante e scorrevole. Il suo volto è più bello rispetto a quello di Zarcone, per certi versi più rude e quasi grottesco.
L’atmosfera del bel mondo sofisticato è resa molto bene, così come certi dettagli, tipici dell’autore anche in altri albi, come la Jaguar schiantatasi contro l’albero, disegnata con accurata precisione meccanica. Un remake curato e in linea graficamente con quanto veniva pubblicato, ma eccessivamente freddo, in cui la sceneggiatura resta quella originale, con tutte le sue lacune e le sue stranezze.
2002 – La coppia Castelli e Palumbo
Alfredo Castelli, l’inventore di Martin Mystère, grande appassionato di Diabolik, da anni stava provando a convincere le sorelle Giussani a realizzare un vero remake del primo numero, rispettoso dell’originale ma capace di colmare i buchi presenti nella sceneggiatura. Per festeggiare il quarantennale del personaggio si diede il via libera a pubblicare, in un volume cartonato di pregio fuori collana, la storia rinarrata del primo numero, utilizzando un artista che non aveva mai lavorato sul personaggio: Giuseppe Palumbo.

Palumbo disegna Diabolik con il suo stile personale, fatto di pura china e di profondità delle forme, senza snaturarlo, anzi. Il re del terrore si presenta come un uomo astuto e magnetico, freddo ma capace, nei momenti di pericolo, di far trasparire le proprie emozioni. La scena della sua prima comparsa è riletta con più azione, sottolineata dal ricco uso di onomatopee, e dalla leggerezza con cui le figure combattono, quasi come in un balletto. Inoltre, è negli occhi che Palumbo manifesta le emozioni dei personaggi, iniettando la paura e il terrore provocati da Diabolik e dalla catena di delitti che genera.
Questo remake è sicuramente la versione della storia più bella, capace di incatenare il lettore e di presentare un meraviglioso personaggio in tutte le sue caratteristiche. Un giallo intricato e metodico, molto vicino a quei primi feuilleton francesi da cui tutto era iniziato, e che le sorelle Giussani presero a modello per le loro storie, piccoli meccanismi ad orologeria in cui nulla è lasciato al caso. Castelli non toglie niente, ma con rapidi tocchi aggiunge intelligenti dettagli e acuti approfondimenti, stregando il lettore.
2015 – La forma editoriale nell’edizione NPE
Il volume che raccoglie le tre versioni si presenta come un solido e ricco scrigno, dotato di interessanti articoli di approfondimento, a partire da un’ottima introduzione di Gianni Brunoro. Altri interventi indagano sulle fonti di ispirazione di Diabolik e la corrente che ne scaturì nel fumetto italiano degli anni ’60, a partire da una consistente produzione di fumetti con la “k”, e su aspetti più specifici ma ugualmente interessanti, come l’identità del misterioso Zarcone e la vera tiratura del primo numero. Non manca un buon apparato iconografico, e tanti schizzi e bozzetti di Palumbo. Il cartonato è uscito anche con una speciale tiratura limitata e numerata in 62 esemplari (già esaurita), il cui piatto forte è la tavola degli spaventapasseri autografata da Palumbo stesso.
Diabolik – I numeri 1 è un volume che permette un affascinante viaggio nel tempo in un’Italia che abbracciava il fumetto in maniera nuova e temeraria. I tre albi insieme permettono di vedere le diverse esigenze che, di volta in volta, la storia doveva soddisfare: il primo audace, pioneristico e assemblato senza esperienza; il secondo capace di mimetizzarsi con lo stile della serie; il terzo, infine, rispettoso del lettore moderno, meno ingenuo e desideroso di una storia precisa e coinvolgente, sostenuta da disegni eccezionali. Inalterato resta però il fascino di un personaggio con una sua morale e un suo senso di giustizia, un superuomo al di là del bene e del male, creato da due incredibili donne milanesi, che sfidarono l’Italia benpensante del 1962. E che, in qualche modo, la sfidano ancora oggi.
Abbiamo parlato di:
Diabolik – I numeri 1
Angela Giussani, Luciana Giussani, Zarcone, Luigi Marchesi, Alfredo Castelli, Giuseppe Palumbo
Nicola Pesce Editore, Luglio 2015
Cartonato deluxe, 512 pagine, 210×297 mm, 35€
ISBN: 978-88-88893-35-8

