La vita reale e surreale: intervista a Marco Galli

Marco Galli ripercorre con noi il suo lavoro su “Oceania Boulevard” e “Nella camera del cuore si nasconde un elefante”, in un viaggio verso l’inconscio.

La vita reale e surreale: intervista a Marco Galli è nato a Montichiari (Brescia) il primo aprile 1971. Ha frequentato la scuola d’arte di Mantova e per qualche anno si è dedicato alla pittura su tela. Ha vissuto a Londra e a Los Angeles, prima di tornare in Italia. Ha pubblicato Freak (S.I.E. Edizioni), Il Santopremier e Nero petrolio (001 Edizioni), poi nel 2013 per Coconino Press Oceania Boulevard, graphic novel tradotta in Francia e in Spagna. Attualmente si occupa della direzione artistica de La gatta cenerentola, film di animazione dello studio M.A.D Entertainment, che ha creato il cartoon L’arte della felicità. Inoltre a Lucca Comics 2015 è stato annunciato che è al lavoro su una storia a colori di Dylan Dog.

La sua nuova opera per Coconino, Nella camera del cuore si nasconde un elefante, racconta di uno scrittore in crisi e del suo viaggio in un luogo chiamato Balhore dove i sogni e le allucinazioni diventano reali.

Ciao Marco. Ho letto solo gli ultimi due libri della tua produzione, Oceania Boulevard e Nella camera del cuore si nasconde un elefante, entrambi pubblicati per Coconino Press, e ne ho avuto un’impressione molto potente. Sono libri decisamente diversi tra loro, sia per il tratto che per il tipo di racconto. Come lavori su ogni nuovo libro? Inizi da suggestioni visive, da uno storyboard, da un soggetto?
Mi vengono suggestioni visive e di racconto. Di solito lascio sedimentare le idee nella mia mente per diversi mesi, senza forzare troppo la strada giusta da percorrere. Le cose piano piano si avvicinano a un tracciato coerente da cui partire, coerente per me, naturalmente. Nel caso de Nella camera del cuore si nasconde un elefante ho fatto tutto abbastanza di getto,  senza storyboard, avevo l’urgenza di raccontare questa storia per motivi personali.

La vita reale e surreale: intervista a Marco GalliIn entrambi i libri emerge una tua vena dissacratoria, surreale, di un intimismo onirico e a tratti violento. Quale ricerca ti spinge in questa direzione?
Credo il guardare la vita “reale”. Cosa c’è di più surreale, onirico e violento?

Come descriveresti a una persona che non ti conosce Nella camera del cuore si nasconde un elefante?
Gli direi di leggerlo. Descrivere a parole una cosa dove c’è scrittura e immagine è sempre limitativo. La voce vera è sempre quella del libro e ogni persona la sente in modo diverso, personale.

Hai scelto un’ambientazione futuristica solo come pretesto narrativo. Per il resto il protagonista, lo scrittore in crisi Almo Brasil, si muove in una città completamente simbolica e onirica. Ti sei documentato in qualche modo? Che ricerche visive hai fatto?
Solo alcune immagini per i dettagli tecnici della Medina. Per il resto, l’atmosfera, gli odori e i colori, la magia della cultura magrebina, è tutta esperienza diretta. Sono stato in Marocco alcune volte, di cui una me l’ha fatto girare in macchina da sud a nord.

Parlare di amore non è mai semplice. Hai cercato delle soluzioni fortemente esistenziali e simboliche. Come si possono raccontare oggi, alle nostre generazioni, le nostre turbolenze affettive?
La mia storia non racconta solo l’amore. Usare “archetipi” o “immagini simboliche” diventa anche un esigenza di spazio oltre che di mezzo. Raccontare le nostre turbolenze amorose non è raccontare “l’amore”, che è perlopiù un concetto metafisico. Quando parliamo del “nostro amore”, parliamo spesso di frottole.

La vita reale e surreale: intervista a Marco Galli

Sembri attingere molto al tuo inconscio nel lavorare sul simbolo delle tue tavole. Che rapporto hai col simbolo e il simbolismo? Perché ti interessa questa correlazione col fumetto?
L’inconscio è il luogo dove andare a pescare le storie, che nuotano libere da ogni sovrastruttura simbolica. Per me è così, ancora prima dei fatti di cronaca o da suggestioni letterarie, le mie idee vengono dal profondo del mio inconscio. Il difficile è farle venire a galla, renderle condivisibili attraverso quei simboli e tradurle in un racconto degno.

Il rischio che si nasconde spesso in approcci espressionisti e surreali è quello di sfuggire al voler raccontare realmente una storia, sfuggire a una trama che stia in piedi, a una coerenza interna. Errore che non hai commesso nel tuo ultimo lavoro. Quali sono i “pulsanti di salvataggio”?
Bisogna sempre avere ben chiari i meccanismi del racconto per poi abbandonarsi alle storie “a forma di elefante” (cit. Moebius). Se si sa costruire un racconto, lo si sa anche decostruire in modo funzionale. È più un fatto di esperienze di vita che di studio tecnico, secondo me.

La vita reale e surreale: intervista a Marco GalliDal punto di vista del tratto e della costruzione delle tavole, hai ritrovato la linea, una maggiore semplicità e leggibilità, direi in modo inversamente proporzionale alla densità del racconto. Insomma, più “trama”, più sviluppo della storia e “recitazione dei personaggi”, con tavole più essenziali. Da cosa nasce questa esigenza che è in forte contrasto con Oceania Boulevard?
È stata soprattutto l’esigenza di trovare uno stile veloce. Avevo un’urgenza molto forte di raccontare questo libro. Poi, per me, il togliere, l’arrivare all’essenziale, è una via che mi affascina da sempre. Comunque, in generale, credo che ogni libro abbia bisogno del suo segno specifico e che vada cercato con attenzione.

Veniamo al tuo precedente libro, Oceania Boulevard, appunto. Ci troviamo di fronte a un anti-giallo, a una distorsione surreale dei cliché del genere, con una forte voce esistenziale. Che legame hai con la narrazione di genere, in particolare quella poliziesca?
Amo il genere, se è intelligente. Se cerca di spingersi un po’ più in là dei semplici cliché, se vuole giocare con il lettore, stimolandone la mente. Amo più il noir del giallo, che è molto più crudo e calato nella realtà della strada. Nel noir non c’è quasi mai una soluzione finale consolatoria o risolutiva come nel giallo. I buoni spesso perdono o meglio ancora, non sono per niente buoni. Comunque queste distinzioni nette tra “genere” e “autoriale” mi lasciano sempre perplesso.

La vita reale e surreale: intervista a Marco GalliLe tavole di Oceania Boulevard sono regolari e richiamano a un formato molto noto ai lettori italiani, reso celebre da Diabolik, ripreso da Kriminal e da tanti altri epigoni. Hai rielaborato consapevolmente quel formato, oppure è una scelta senza alcuna correlazione con esso?
In Oceania Boulevard la scelta è dovuta al voler suggerire il formato dello schermo cinematografico. Comunque il formato dei pocket mi piaceva molto, forse qualche reminiscenza…

Che sfida rappresenta lavorare su una griglia così rigida? Nel tuo caso sembra che tale impostazione abbia favorito la sintesi, l’essenzialità degli eventi, una sorta di rallentamento dell’azione, come in un meccanismo sospeso, che riflette molto i dubbi del poliziotto protagonista della vicenda. Sembra di osservare i personaggi e gli eventi all’interno di una palla di vetro. Cosa ne pensi?
Concordo, ma sostituirei la palla di vetro con uno schermo cinematografico, come dicevo prima.

Stai già pensando a un nuovo progetto? Lavori a una sola storia alla volta, o ti muovi in modo più disordinato?
Mi muovo in modo molto disordinato. Comunque sì, ho già in mente una storia che si svolgerà nel ‘700 Italiano, ma comunque dalle tinte dark/noir.

Come pensi di promuovere e far conoscere il tuo ultimo libro? Hai qualche particolare progetto in programma?
Pubblicando con una casa editrice seria come Coconino, per fortuna, pensa lei a queste cose. Ho già fatto qualche presentazione e ne farò ancora.

Grazie, Marco.
Grazie a te.

Intervista realizzata via mail a Novembre 2015.

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