
Alec è un ragazzo che vive per un sogno, un sogno impossibile ereditato da suo padre: andare sulla Luna. Un genio capace di costruire un camper trasformabile e un androide senziente con mezzi di fortuna, che sembra vivere alla giornata procurandosi ciò di cui ha bisogno attraverso furtarelli ed espedienti, ma sempre col sorriso stampato in fronte. L’incontro apparentemente fortuito con uno stregone lo conduce in un’avventura rocambolesca alla ricerca dell’ultimo somnia, un artefatto in grado di esaudire ogni desiderio, residuo finale della magia in un mondo in cui essa sembra scomparsa per sempre. Il percorso ovviamente è disseminato di pericoli, avversari, tranelli e inganni.
La storia è in gran parte un lungo preambolo alla risoluzione finale disseminato di interrogativi ma con pochissimi indizi rivelatori, tanto da costringere nella conclusione a degli “spiegoni” piuttosto complessi che, pur se travestiti da dialogo, sembrano estratti da un manuale di ambientazione di un gioco di ruolo.
Una storia che di base nasce con buone intenzioni, un fantasy per ragazzi che unisce azione, epica, magia ed elementi comici per sviluppare un messaggio sicuramente positivo e che gioca con elementi non originali anche per offrire al lettore abituato al mondo di Somnia o al manga avventuroso una comfort zone entro la quale poter apprezzare un racconto e dei personaggi nuovi.
Purtroppo quello che sulla carta poteva rivelarsi una lettura leggera con elementi stimolanti e una morale apprezzabile viene affossato da una realizzazione non all’altezza, che rende l’esperienza di lettura al limite del faticoso e che chiede veramente troppo al lettore per colmare le proprie mancanze.

Dall’altra, arriva in certi punti quasi come una rinuncia alle potenzialità del fumetto, un continuo “dire” invece di “mostrare”, fino all’eccesso in cui alcune scene risultano comprensibili più perché “spiegate” dai personaggi che per quello che si riesce a capire dalle vignette. Pur se con tavole più grandi di quelle dei primi albi formato manga e pur se con le potenzialità date dal colore, alcune scene anche topiche si riducono in vignette piccole, poco chiare e soverchiate dalle nuvolette che ne spiegano il contenuto. Ma anche dove questo è più chiaro, il contrappunto dei commenti dei personaggi è continuo, quasi asfissiante.

Anche la scelta di far accadere più azioni non contemporanee all’interno della stessa vignetta priva di respiro certi passaggi e rischia più volte di rendere vano l’effetto drammatico o epico: se nella stessa vignetta assistiamo a un’antagonista che pugnala alle spalle uno dei protagonisti, il quale si accascia a terra, mentre la spada/pugnale (che nella vignetta sembra abbastanza grande da staccargli un braccio e parte del busto, mentre in quella dopo viene afferrata praticamente con una sola mano) si spezza in due e contemporaneamente un altro personaggio afferra una colonna di marmo (!) e la rompe addosso all’antagonista stessa, ci troviamo di fronte a troppa roba messa tutta insieme senza la possibilità di apprezzare lo sviluppo dell’azione stessa, tanto che nelle vignette successive deve essere spiegata con dialoghi che sottolineano “Ti… ha… pu… gnalato…” e “Questa non l’ho tirata giù neanche colpendola con una colonna”.

Quello che perplime è che in certi casi sarebbe bastata un poco di attenzione in più per poter rendere la stessa scena senza imprecisioni, come quella del camion analizzata sopra, o per gestire in maniera più scorrevole il dipanarsi delle azioni.
I disegni rientrano nello stile euromanga, con cura particolare nel look dei personaggi, dal taglio di capelli ai vestiti, espressività accentuata da occhi grandi e bocche spalancate, con salti dal realistico al caricaturale/deformed per sottolineare i passaggi comici e pose iconiche; risultano meno convincenti nell’azione, che appare a volte confusionaria anche per i problemi di compressione di spazi e prospettiva già accennati, con disparità tra scene più statiche e d’impatto sviluppate in vignette grandi o a piena tavola e altre invece in vignette piccole e confuse, costrette a farsi spazio tra i baloon. Il colore, di evidente natura digitale, risulta a volte troppo piatto nel definire i diversi livelli spaziali senza aggiungere chiarezza alle scene, ma di contro riesce a essere incisivo e fascinoso grazie a un uso ben calibrato delle sfumature e delle mezzetinte, mentre appaiono meno curati luci ed effetti scenici come le linee cinetiche, che sovrastano il disegno aggiungendo in alcuni casi altra confusione.
In conclusione, se Somnia resta uno progetto longevo e portato avanti con evidente passione, la cura di questo volume appare in più punti insoddisfacente, costringendo il lettore a passare sopra a diverse carenze per apprezzare la storia, che risulta così a esclusivo appannaggio dei fan della saga per i quali resta comunque la curiosità e il fascino di scoprire gli antefatti della storia che conoscono.
Abbiamo parlato di:
Somnia – Caccia al tesoro
Liza E. Anzem, Federica Di Meo
Panini Comics, 2018
128 pagine, cartonato, colori – 16,00 €
ISBN: 9788891285102
