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Scure & Stregoneria: il “sense of wonder” nello Zagor di Jacopo Rauch

12 Giugno 2025
"La figlia di Dharma" è un riuscito esempio di "heroic fantasy" in abiti zagoriani, dove - come nella migliore tradizione della serie - la fantasia può galoppare a briglia sciolta.
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Forse ancora troppo poco considerato come autore, Jacopo Rauch si è ritagliato uno spazio tra gli sceneggiatori al lavoro su Zagor come tra i più aderenti all’universo narrativo e all’immaginario di riferimento del personaggio, riuscendo allo stesso tempo a coniugare nelle sue storie l’avventura classica “nolittiana” con le spinte più moderne introdotte col “Rinascimento zagoriano”, sulla scia soprattutto di quanto operato nella serie da Mauro Boselli.

Rauch, come Boselli, lavora spesso con sotto-trame e personaggi ricorrenti, inseriti all’interno di saghe articolate, e dimostra particolare attitudine nell’utilizzare i personaggi iconici della collana (si veda, ad esempio, il ciclo dedicato al vampiro Rakosi) e nel maneggiarne gli elementi magici e fantastici.
Con la storia tripla di gennaio / marzo 2025 l’autore riprende le fila della trama di Nayana, iniziata da Moreno Burattini con la storia L’amuleto di giada (Zagor #444/446), che si allacciava al classicissimo di Nolitta – Ferri Dharma la strega (Zagor #136/138), per poi venire proseguita dallo stesso Rauch (Il tempio delle mille morti, Zagor #638/641).

In questa lunga avventura che, parafrasando il filone “Spada & Stregoneria” (Sword & Sorcery) iniziato da Robert E. Howard, potremmo definire di “Scure & Stregoneria”, Rauch dà prova delle sue abilità nella costruzione del racconto, nella creazione di atmosfere perturbanti e nella trasmissione del “sense of wonder” al lettore.
Nei primi due numeri lo sceneggiatore compone un climax di sottile tensione, che ricorda a tratti quello de La notte del diluvio (Zagor #264/265) del compianto Ade Capone, che poi scioglie nel terzo albo con una discesa nel fantastico spinto, con malvagie sacerdotesse officianti riti magici e serpenti giganti che emergono dall’abisso, nella più genuina tradizione dell'”heroic fantasy”.
La cesura tra l’orrore solo sottolineato e quello improvvisamente manifesto può inizialmente spiazzare chi legge, ma appare una precisa scelta dello sceneggiatore volta a recuperare gli stilemi di un certo tipo di narrativa fantastica.

La parte grafica è affidata ai fratelli Esposito, che dopo un lungo periodo di militanza su Martin Mystère sono diventati due colonne grafiche della serie dello Spirito con la Scure, di cui hanno proposto una loro riuscita versione grazie a uno stile peculiare, ma affascinante, che unisce Gallieno Ferri con Jack Kirby e la scuola franco-belga. Purtroppo la prematura scomparsa di Denisio Esposito ha fatto visibilmente perdere di unità grafica al lavoro, che soprattutto nell’ultimo albo alterna vignette evocative ed d’impatto ad altre più povere e meno curate.

Abbiamo parlato di:
Zagor #714 – La figlia di Dharma, #715 – Il villaggio del maleficio, #716 – Il risveglio dell’abisso
Jacopo Rauch, Esposito Bros
Sergio Bonelli Editore, gennaio – febbraio – marzo 2025
96 pagine, brossurati, bianco e nero – 4,90 € cad.
ISSN: 977112253404950765, 977112253404950766, 977112253404950767

Mauro Mihich

Mauro Mihich

Vicentino (nonostante il cognome, che ne tradisce le origini fiumane), appassionato, tra molte altre cose, di fumetti, cinema e letteratura. Legge e colleziona fumetti di ogni epoca e latitudine, ma si ritiene esperto soprattutto di Bonelli (la prima cosa letta in vita sua è stata una pagina di Tex), grandi autori italiani (Hugo Pratt su tutti) e Historietas (con una venerazione per Juan Zanotto).Con altri due appassionati cura il blog dedicato al cinema western "Se sei vivo spara".

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