Radice e Turconi tornano al Pillar

Radice e Turconi tornano al Pillar
Teresa Radice e Stefano Turconi inaugurano uno spin-off del loro bestseller “Il porto proibito”, incentrato sulle prostitute del Pillar to Post, che permette loro di tornare alle atmosfere ottocentesche di Playmouth.

Radice e Turconi tornano al Pillar_Recensioni Più ancora di Viola Giramondo, prima incursione al di fuori del fumetto Disney da parte della coppia formata da e , è Il porto proibito a ricoprire un ruolo importante nella carriera dei due autori: è la loro prima opera a contenere elementi non adatti ai più piccoli, quella che dimostra la loro capacità di spaziare tra generi e atmosfere, la prima pubblicata da BAO Publishing – che diventerà la “casa” di tutti i loro successivi progetti – e ha vinto diversi premi di settore, consentendo ai coniugi di farsi conoscere nel panorama fumettistico italiano e di poter sviluppare altri progetti, sempre diversi gli uni dagli altri, forti della fiducia della casa editrice milanese.

Non deve forse stupire troppo, quindi, che Radice e Turconi tornino a raccontare di luoghi e personaggi conosciuti proprio ne Il porto proibito: l’affetto e l’attaccamento che i due provano per il microcosmo di Playmouth che hanno creato è la chiave per decifrare Le ragazze del Pillar, volume che inaugura una serie il cui centro nevralgico è proprio il Pillar to Post, la casa di piacere che costituiva uno dei luoghi chiave della storia originaria.

Ragazze con dentro un mondo

Radice e Turconi tornano al Pillar_Recensioni Il primo volume racchiude due storie, June e Lizzie, racconti corali nei quali però è la ragazza del titolo a essere al centro della singola vicenda.
Le trame sono semplici e delicate, ma in questa loro mancanza di sovrastrutture la sceneggiatrice riesce a dare tridimensionalità ai personaggi, rendendoli vivi e straordinariamente umani, come da sua abitudine. Al contrario di altri esempi, però, tra i quali lo stesso Porto proibito, questo effetto non lo ottiene attraverso lunghi dialoghi o citazioni auliche – cifra stilistica di Teresa Radice – ma con una narrazione più fluida, sempre ricercata ma in questo caso maggiormente diretta, in coerenza con il contesto e all’estrazione dei personaggi al centro della narrazione.

Così in June abbiamo la timida asiatica che si spende in tutto e per tutto per difendere il nuovo “buttafuori” del Pillar, un gigante buono senza un braccio giunto da lontano che viene però malvisto da qualcuno, mentre in Lizzie seguiamo la storia d’amore tra la bionda riccioluta e un introverso studioso di buona famiglia. In entrambe le storie risalta il carattere volitivo, generoso e positivo delle ragazze, che si manifesta nelle scelte che compiono e in come affrontano i propri timori e problemi, che va a costruire buonissimi personaggi letterari, figure di donne forti e sfaccettate a cui è facile affezionarsi e che non risultano mai stereotipate o forzate.

Il punto di forza si rintraccia quindi non tanto in quello che accade, ma in come viene raccontato e nella caratterizzazione avvolgente che viene data alle due protagoniste, alle compagne di “attività” e agli altri personaggi coinvolti.
Del resto, la realtà del Pillar to Post non è stata approfondita più di tanto nel graphic novel originario, nel quale ci si era concentrati soprattutto sulla tenutaria del posto, e questo offre senz’altro ampi margini per svelare vari dettagli delle ragazze che lo popolano.

Ma non solo: il locale si configura come punto di osservazione privilegiato sul paese e sui personaggi che lo popolano o vi transitano.
La narrazione di Radice non rimane rinchiusa tra quelle mura ma si contamina, arrivando al porto, al negozio della sarta e a eleganti ville di campagna. Le protagoniste entrano in contatto con tanta diversa umanità e la capacità della sceneggiatrice di costruire personaggi significativi e interessanti impreziosisce questa scelta, arricchendo l’ambientazione ed espandendola.

Struttura verticale vs. orizzontale

Radice e Turconi tornano al Pillar_Recensioni Nel costruire questo impianto narrativo, gli autori scelgono una soluzione forse azzardata, ma certo intrigante. Le due storie non si limitano infatti a essere autoconclusive: oltre alla struttura verticale della singola avventura trovano spazio alcune sottotrame che legano i due episodi e che addirittura sono lasciate in sospeso, rimandando al successivo volume per vederne gli sviluppi.

Non si tratta solo di riferimenti a quanto accaduto tra le pagine de Il porto proibito, presenti con accenni che il lettore appassionato può apprezzare – anche per la delicatezza con cui vengono inseriti – ma che non appesantiscono la lettura a chi non li colga, bensì di vere e proprie storie parallele che si manifestano sullo sfondo.

Per esempio, al nuovo comandante della fregata Last Chance – quel Jasser Allali presente come personaggio secondario nel graphic novel – viene assegnata dalla Marina una missione segreta ad Algeri che per qualche motivo non ancora svelato lo turba molto, che sembra dare fastidio a qualcuno e della quale seguiremo gli sviluppi solo in futuro.
Parallelamente, una misteriosa brunetta appena arrivata a Playmouth cerca di raggranellare soldi per raggiungere il fratello lontano, e incrocia la sua strada con quella del Pillar, entrando con tutta probabilità nel gruppo ma lasciando la precisa sensazione che nasconda qualcosa nel suo passato, anche per via dei non ancora chiariti rapporti con il consanguineo e dei motivi che la spingono con tale urgenza a tornare da lui.

Sono elementi in grado di catturare l’attenzione e di comporre un arazzo ben più complesso e ambizioso di quanto si potesse pensare inizialmente, ma che si scontrano con una cadenza di uscita talmente dilatata da rischiare di rendere farraginosa la fruizione delle trame orizzontali ai lettori meno attenti, dal momento che si parla di uno iato di due anni tra ciascun volume.

I colori di Playmouth

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Le matite di Stefano Turconi si riambientano facilmente nella cittadina britannica di inizio Ottocento, teatro dell’azione: il tratto dell’artista si riconferma essenziale e scattante, con linee morbide e veloci che in pochi segni riescono a caratterizzare graficamente un volto, uno sguardo o una postura.
La gabbia delle tavole è perlopiù classica, anche se con una scansione delle vignette non certo rigida, dal momento che non hanno quasi mai la stessa dimensione, dettando quindi un ritmo sempre variato e movimentato per la scansione del racconto. Non sono rare righe con tre riquadri invece dei canonici due, così come tavole dove abbondano doppie con un’altezza inferiore alla media, ottenendo così una riga di vignette in più. Non mancano anche alcune quadruple e splash page di grande effetto, con singole vignette che occasionalmente si incastonano sopra di esse.

Ancora più che ne Il porto proibito, inoltre, Turconi si dedica a ritrarre forme e nudità femminili, senza mai risultare volgare né indugiare eccessivamente su questi aspetti ma donando una carica di sensualità intensa ad alcune scene, rendendo il volume a tratti conturbante.

Le ragazze appaiono tutte differenti le une dalle altre per lineamenti, corporatura e caratteristiche estetiche, facilitando al lettore la comprensione dei dialoghi tra personaggi e prestando molto bene il fianco al lavoro certosino di descrizione della sceneggiatrice.
Evidente è anche la cura verso gli abiti, in particolare per quanto riguarda i comprimari che spesso ricoprono ruoli particolari e indossano quindi indumenti o divise di un certo rango, sempre rappresentati con grande attenzione ai dettagli.

Radice e Turconi tornano al Pillar_Recensioni Per quanto riguarda gli sfondi, il disegnatore dimostra ancora una volta di avere un buon occhio nella composizione delle scene, riempiendo le ambientazioni di oggetti ed elementi che arricchiscono il contesto facendo entrare il lettore in un mondo coerente e pieno di punti di riferimento. Tale osservazione vale sia per gli interni che per gli esterni, nei quali peraltro Turconi si sbizzarrisce ulteriormente raffigurando diversi elementi naturalistici – scorci, edifici, animali – che rendono ogni ambiente concreto e favolistico allo stesso tempo.

La grande differenza visiva tra Il porto proibito e Le ragazze del Pillar è sicuramente l’uso del colore. Mentre il graphic novel era in bianco e nero, scelta coerente tanto con il tipo di trama quanto con l’estetica da vecchio libro di avventura che si voleva ricreare, in questo caso le tavole godono di una tavolozza variopinta veramente efficace.

Dall’aspetto carezzevole, la colorazione di Turconi segue un po’ quanto fatto con Tosca dei boschi e con i due volumetti della serie Orlando Curioso: i toni pastello dominano offrendo un cromatismo tenue particolarmente adatto e comunicano sempre in maniera precisa dove siamo e qual è l’atmosfera di quella scena. Al Pillar to Post dominano i toni caldi come l’arancione e il castano chiaro, le strade di notte sono a metà tra blu scuro e viola sbiadito mentre il porto di giorno appare limpido, chiaro e luminoso, con l’azzurro del cielo a farla da padrone.
Il colore contribuisce sensibilmente al risultato complessivo, specialmente per il suo uso sempre attento e calzante, al servizio della storia.

Considerazioni finali

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Le ragazze del Pillar non è un seguito, quindi: Il porto proibito è un graphic novel che trova perfetta chiusura in sé stesso, considerando in particolare le vicende che riguardavano i due protagonisti, Abel e Rebecca.
I due fumettisti optano quindi per uno “scarto di lato”, spostando il focus della narrazione sulle prostitute che abbiamo già conosciuto e utilizzandole come punto di partenza per andare a sbirciare in altri angolini di Playmouth, approfondendo luoghi, situazioni e personaggi che non erano stati trattati o sviscerati nel romanzo a fumetti del 2015.

Il progetto, come si accennava all’inizio, ha a che fare con la passione di Teresa Radice e Stefano Turconi nei confronti delle loro storie, e l’affetto verso il contesto de Il porto proibito si percepisce in ogni pagina, come se gli autori fossero tornati fisicamente in un luogo in cui hanno vissuto bei momenti, con la curiosità di vedere cos’è cambiato nella vita delle persone che avevano conosciuto allora e con un pizzico di nostalgia (come hanno dichiarato anche loro nell’intervista che ci hanno rilasciato alla scorsa Lucca Comics).
Vogliono bene a questi personaggi e in particolare alle ragazze a cui dedicano la serie: una sensazione che colpisce chiaramente il lettore e che contribuisce alla riuscita del volume.

Abbiamo parlato di:
Le ragazze del Pillar
Teresa Radice, Stefano Turconi
BAO Publishing, 2019
152 pagine, cartonato, colori – 19,00 €
ISBN: 9788832733303

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