Oltre i pregiudizi: Il mio migliore amico è fascista

Oltre i pregiudizi: Il mio migliore amico è fascista
Il fumetto di Takoua Ben Mohamed è un viaggio nella memoria dell'autrice sulla distanza fra l'apparenza delle cose e la sostanza più problematica della realtà.

Sempre in bilico tra ironia e resoconto di una vita personale che sa farsi tramite delle istanze più problematiche del presente, affida stavolta il suo quarto lavoro a Rizzoli, dopo tre titoli pubblicati con BeccoGiallo. Un passaggio che è forse sintomo di una voglia di esplorare nuove strade, anche se Il mio migliore amico è fascista, oltre alla necessaria evoluzione artistica, può essere considerato anche e soprattutto un compendio e un perfezionamento di un modulo narrativo codificato con Sotto il velo e La rivoluzione dei gelsomini.

amicofascistabenmohamedlibroIl punto di partenza è infatti il racconto dell’adolescenza e degli anni scolastici dell’autrice, giunta in Italia per ricongiungersi al padre attivista politico e imam e che per questo si è trovata a confrontarsi non solo con le più classiche distanze culturali, ma anche con i pregiudizi maturati nel mondo in seguito agli attentati dell’11 settembre 2001. Un percorso reso ancora più difficile dalla testardaggine ereditata dal padre (“l’ho sicuramente presa da lui” specifica l’autrice), che la portava allo scontro diretto con chiunque mostrasse ostilità nei suoi confronti. In particolare, l’autentico “nemico” della situazione si rivela il compagno di banco Marco – nome inventato di un personaggio reale – dichiaratamente fascista e orgoglioso di esserlo, che esterna atteggiamenti razzisti nei confronti della protagonista, bollata in tutta fretta come “terrorista”.

Per contestualizzare i fatti, torna velocemente sugli eventi già raccontati nei precedenti lavori, sulla situazione storica della Tunisia, sulla sua numerosa famiglia e, naturalmente, sui pregiudizi della società italiana nei confronti della scelta di indossare il velo ancora molto giovane. Il tono è però più articolato, passa velocemente da gag fulminee a momenti di introspezione in cui il suo personaggio parla a cuore aperto al pubblico, esplicitando le proprie fragilità e i dubbi nei confronti di un mondo che sembra non volerla accettare, mentre la divisione in 14 capitoli cerca di conferire una struttura lineare al fluire dei pensieri e dei temi di volta in volta affrontati.

In effetti, l’aspetto più interessante è dato proprio dal ritmo impresso alla narrazione, fatto di improvvise accelerazioni e pause con pagine testuali che di volta in volta esplicitano e contestualizzano i temi e i sottotesti con un intento che appare dichiaratamente “didattico” per i lettori più giovani che possono non avere contezza delle varie categorie. Molti i temi trattati, si va da veloci excursus storici sui crimini del nazismo e del fascismo alle distinzioni tra arabi e musulmani (con i primi che costituiscono solo il 15% della comunità islamica) e terroristi e talebani, per poi toccare temi come i diritti delle donne, il femminismo e il bullismo, fino alle moderne tragedie dei migranti, cui vengono affiancati focus più soggettivi e leggeri sui cantanti preferiti e cosa fare da grande.

amicofascistabenmohamed2La narrazione si dispiega così attraverso vignette quasi sempre a tutta pagina, con i disegni caricaturali tipici dell’autrice: la velocità delle situazioni, l’impiego sistematico del super deformed e di un tono che esteriorizza i sentimenti di fronte ai vari momenti di imbarazzo, sconforto o malumore del personaggio (con in cima i divertenti scontri con Marco), lasciano trasparire più che in passato l’influenza dei manga. La resa espressiva della realtà italiana è perciò data attraverso sfondi neutri attraversati continuamente da linee cinetiche, mentre attorno ai personaggi si avvicendano linee spezzate, onomatopee gigantesche, enormi gocce di sudore. Le figure, dal canto loro, esaltano le proprie caratteristiche più marcate, disegnando un microcosmo vitale e pieno di elementi interessanti: si pensi al divertente ensemble dei gruppi in cui sono divisi gli studenti (secchioni, metallari, fascistelli, perfettine) o ai vari outfit della stessa Takoua, indossati a seconda delle situazioni (e degli stati d’animo).

Il gioco delle iconografie è naturalmente propedeutico alla riflessione sulla distanza tra pregiudizio e realtà, cui non sfugge nessuno dei personaggi: dagli insegnanti animati da buone intenzioni, ma incapaci di comprendere la lotta interiore della loro allieva, ai passanti che esprimono razzismo o solidarietà, agli stessi Takoua e Marco, il cui rapporto avrà la sua naturale evoluzione, sottolineata dal capitolo finale che rovescia il titolo stesso del libro. In questo modo, il racconto di un’esperienza personale, filtrato attraverso un’ottica parecchio umorale, ma sempre molto lucida, diventa uno specchio in cui riflettere la complessità di un contesto storico ben definito, che lascia emergere una forte umanità sotto il velo dei pregiudizi.

Abbiamo parlato di:
Il mio migliore amico è fascista

Rizzoli, maggio 2021
252 pagine, brossurato con alette, colore – 16,50 €
ISBN: 978881715625

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