Oltre “Eternals”: chi sono gli Eterni?

Oltre “Eternals”: chi sono gli Eterni?
"Eternals" è da poco uscito nelle sale. In attesa di vederlo, scoprite con noi chi sono gli Eterni attraverso la loro storia editoriale.

Eternals Kirby coverSiamo nella prima metà degli anni ’70. Jack Kirby sta lavorando in DC Comics ma i rapporti con la casa editrice si stanno deteriorando: la complessa e affascinante saga del Quarto Mondo (composta dalle serie The New Gods, The Forever People, Mister Miracle e Jimmy Olsen) non ha avuto il successo di vendite sperato ed è stata quindi cancellata. Niente sembrava girare nel verso giusto, come si può leggere nel saggio di Sean Howe Marvel Comics: Una storia di eroi e supereroi.

L’unica soluzione sembrava quella di ricominciare a parlare con il vecchio collega (e co-creatore dell’universo Silver Age della Marvel) Stan Lee, che pubblicamente non aveva mai smesso di lodare l’artista. Fu così che durante la Mighty Marvel Convention del marzo 1975, il Re fece il suo ritorno ufficiale in Marvel.

Nulla di preciso venne annunciato in quella convention, ma dietro le quinte i negoziati erano stati serrati: un nuovo contratto e una quasi totale libertà creativa, per poter lavorare su vari personaggi senza essere legato a una ferrea continuity, per dedicarsi a un adattamento di 2001: Odissea nello spazio e una nuova serie, per molti versi simile a I Nuovi Dei. Nascevano così gli Eterni e la loro mitologia.

First Host: cosmogonia kirbyana

Il primo luglio del 1976 esce il primo numero della nuova serie, The Eternals (con l’eloquente sottotitolo: When Gods Walk the Earth!). Il lettore viene proiettato senza presentazione alcuna nelle ricerche dell’archeologo Daniel Damian e di sua figlia Margo, accompagnati dal misterioso Ike Harris, che li conduce all’incredibile ritrovamento di macchine colossali e gigantesche strutture nei luoghi occupati dall’impero Maya. Ma la scoperta non è casuale: dietro l’identità di Ike Harris si cela in realtà Ikaris, uno degli Eterni che attendono il (quarto) arrivo dei propri creatori, i Celestiali1.

A questa prima, sconvolgente rivelazione ne seguono tante altre: nel corso dei primi numeri della serie si viene a scoprire che i Celestiali, giganteschi esseri divini provenienti dallo spazio, avevano più volte visitato la Terra e dai loro esperimenti sui primati erano nate tre razze, ovvero gli Umani, i potenti e immortali Eterni che vivono celati tra gli uomini e i mostruosi e atomicamente instabili Devianti, da sempre acerrimi nemici dei secondi. Queste ultime due razze, all’oscuro della prima, si erano date battaglia nel corso dei millenni e questo è quello che accade anche nei primi numeri di questa serie con la quarta venuta dei Celestiali.

Sono queste le basi con cui Jack Kirby si lancia nella creazione di una mitologia che, partendo dalla grande fascinazione per la fantaarcheologia molto in voga in quegli anni, con libri come Gli extraterrestri torneranno di Erich von Däniken o Non è terrestre dell’italiano Peter Kolosimo, unisce il classicismo del Patheon divino greco (ispirazione manifesta sia nei nomi dei personaggi che nella sede della loro città nascosta, sul monte Olimpo) alle leggende della mitologia Inca, saldandolo a una visionarietà fantascientifica che sconfina nella pop art più pura e cristallina. è in questo periodo che nascono tutti i nuovi personaggi protagonisti del nuovo film dei Marvel Studios: oltre al potente e integerrimo Ikaris, anche la sensuale, affascinante e irriverente Sersi, il dispettoso trickster Sprite, il superveloce Makkari, la sfaccettata e complessa Thena; e ancora il mefistofelico Druig, il sommo Zuras, Gilgamesh il dimenticato.

La serie è una summa dell’apice artistico raggiunto dal “King” negli anni ’70: corpi plastici e potenti che si muovono con imperiosità e dinamismo, volti scolpiti nella pietra ma estremamente espressivi e teatrali, visionarietà assoluta che raggiunge il suo apice nelle splash page e doppie splash pages dove vengono rappresentati i magnifici Celestiali. Nonostante questo, la ricchezza di nuovi personaggi e di spunti (una importante riflessione sulla guerra, sul concetto di razza e sul diverso, incarnata soprattutto dal rapporto tra Thena e i Devianti), la prima serie dedicata ai personaggi va incontro allo stesso destino del Quarto Mondo, ovvero una conclusione prematura dopo 19 numeri e un Annual. Uno dei motivi delle difficoltà della serie può essere individuata nella prosa poco scorrevole: anche per l’epoca, i testi di Kirby risultavano troppo ampollosi e artificiosi nel tentare di creare un tono epico, appesantendo così lo scorrimento della storia e non soffermandosi abbastanza sui personaggi, alle cui vicende è difficile appassionarsi. Rileggendole nel presente, questo difetto è acuito dallo scorrere degli anni e dal cambiamento di storytelling. A prescindere dalla storia, la vera ricchezza del progetto di Kirby è l’enormità della sua fantasia che si traduce in tavole magnifiche e magnetiche, oltre a un corpus mitologico che ha plasmato la storia della Marvel a venire, in particolare per quanto riguarda l’invenzione più felice dell’intera saga, ovvero i Celestiali, che da allora sono diventati esseri fondamentali della cosmologia Marvel.

Second Host: sporadiche apparizioni nell’universo Marvel

Pur non riscuotendo successo di pubblico, gli Eterni esercitano un grande fascino su alcuni autori dell’epoca: ecco che i personaggi appaiono su Thor Annual #7 e poi in vari episodi da Thor #281 fino al 301, scritti da Roy Thomas e da Mark Gruenwald, e disegnati da Keith Pollard e Chic Stone: queste storie mescolano viaggi nel tempo, diverse religioni e mitologie, ma soprattutto ripescano e conclude alcuni fili lasciati in sospeso da Kirby. Proprio a partire da queste storie gli Eterni prendono sempre maggiore contatto col resto dell’universo Marvel, in particolare Ikaris e Sersi, la quale per un periodo farà anche parte degli Avengers: la minisaga dei numeri 246-248, scritta da Roger Stern e disegnata da Al Milgrom e Joe Sinnot, vede infatti gli Eterni al gran completo ritornare in un fumetto alcuni anni dopo la chiusura delle loro trame, prima di scomparire e tornare nello spazio, protetti nel costrutto definito Uni-Mente. Ikaris e Sersi decidono di rimanere fra gli uomini, e quest’ultima diventerà membro intermittente degli eroi più potenti della Terra, in un periodo – quello degli anni ’80 e dei primi anni ‘90 – in cui le formazioni cambiavano molto (includendo personaggi come She Hulk, la Bestia e perfino Rage). È Sersi quindi ad avere la possibilità di essere maggiormente sviluppata e di legarsi di più agli esseri umani, tra i quali figurano anche Tony Stark e Dane Withman, il Cavaliere Nero: non a caso questi due dei personaggi (interpretati rispettivamente da Gemma Chan e Kit “Jon Snow” Harington) sono quelli su cui gli Eternals di Chloè Zaho sembra puntare di più.

Third Host: la seconda serie degli Eterni e il loro declino

Tentando di tenere in vita la creazione di Kirby, la Marvel lancia nel 1984 una nuova serie dedicata agli Eterni affidandola allo scrittore Peter B. Gillis. Gillis era già venuto a contatto con gli Eterni in due backup stories apparse su What If #29 e #30, dove gli Eterni incontrano gli Inumani e dove si scopre il loro coinvolgimento nella creazione della città inumana segreta nascosta nell’Himalaya. Una retcon che si aggiunge ad altre storie apparse sui numeri #23-28 (sceneggiate da Ralph Macchio e soprattutto Mark Gruenwald) in cui altri alieni appartenenti al Marvel Universe, gli Uraniani e i Titani (sì, proprio la razza a cui appartiene Thanos), diventano delle tribù profughe degli Eterni, installatesi su altri pianeti. La serie del 1984 raccoglie tutti gli spunti dei primi anni ’80 per rilanciare i personaggi, facendo accompagnare Gillis da Sal Buscema, autore che tra gli anni ’70 e ’80 era tra i pilastri del fumetto Marvel. Nonostante la qualità dei disegni, ben diversi da quelli di Kirby, molto meno massicci ma più slanciati ed eleganti, con un tratto più dolce e meno espressionistico, anche questa seconda serie degli Eterni non fa breccia nel cuore dei lettori. Sebbene la mitologia dei personaggi venga espansa con la fondamentale introduzione del Celestiale Dormiente, le trame restano sempre piuttosto confuse e affossate dalla solita, ingombrante prosa, che non riusciva a scollarsi un certo scimmiottamento dell’epica classica, qui aggravata da un tentativo di rendere i personaggi più potabili, ma che risultano di fatto appiattiti su un canone Marvel troppo stereotipato.

Un insuccesso che portò all’intervento diretto di Jim Shooter, Editor-in-Chief dell’epoca: Gillis viene rimosso a quattro numeri dal termine e sostituito con Walter Simonson (allora tra i più solidi sceneggiatori e disegnatori della Casa delle Idee, saldamente alla guida di una delle più grandi run di Thor), mentre ai disegni si alternano Paul Ryan e Keith Pollard. Questo ennesimo buco nell’acqua mise fine per lungo tempo alla saga degli Eterni, che furono relegati a occasionali apparizioni, come in Eternals: The Herod Factor del 1991 o Eternals: Apocalypse Now che vide gli Eterni incrociare la propria strada con il neonato nemico degli X-Men Apocalisse (la cui origine verrà, in seguito, collegata proprio con i Celestiali), ma soprattutto introdusse il concetto di camere di riattivazione, il meccanismo con cui gli Eterni possono rigenerarsi all’infinito. Addirittura, all’alba del nuovo millennio si tentò un rilancio in chiave MAX2, con una miniserie dimenticata e assolutamente dimenticabile di Chuck Austen e Kev Walker.

eternals_1985_intro

Fourth Host: il trattamento Neil Gaiman e l’ennesimo oblio

Bisogna aspettare il 2007-2008 per un nuovo rilancio dei personaggi, questa volta firmato da un team d’assoluta eccezione: Neil Gaiman e . La miniserie di 6 numeri (allungata con un settimo numero extralarge per chiudere degnamente i fili della trama) riattualizza gli Eterni con un trattamento per certi versi simile a quello visto in American Gods: gli dei vivono tra noi ma non ne hanno memoria, tranne uno. Il viaggio di Ikaris per risvegliare i suoi vecchi compagni (in particolare un Makkari dal ruolo centralissimo nelle vicende) si lega al mistero su chi sia stato a renderli immemori del proprio passato, oltre a intrecciarsi con le vicende supereroistiche dovute alle conseguenze di Civil War. Tra rivelazioni e colpi di scena, un Neal Gaiman in forma (sebbene ben lontano dai livelli di Sandman) riesce a creare una storia coesa e avvincente, approfondire i personaggi (in particolare l’umanissima Sersi, il tormentato Makkari, il mefistofelico Druig e il sorprendente Sprite) e a scavare nella mitologia degli Eterni, creando nuovi contenuti, ampliandone ancor di più la portata e facendo retcon intelligenti; d’altro canto, . si confronta con la visionarietà kirbyana, con risultati alterni: se gli eterni e soprattutto i Celestiali, grazie allo stile geometrico e muscolare del disegnatore, assumono una potenza monolitica e imponente che gareggia con quella del Re, la mancanza di attenzione per i particolari nelle scene più concitate, unita a un character design dei Devianti poco ispirato rendono la parte grafica di queste storie meno soddisfacente di quanto si potrebbe sperare.

Al netto di tutto, la serie di Gaiman e Romita Jr. riesce a dare un certo smalto e interesse a un concept bistrattato, rinvigorendo il fascino dei personaggi e introducendo novità nella storia dei Celestiali e del Celestiale Dormiente che hanno un impatto sulle storie successive. Purtroppo, la serie immediatamente successiva, scritta da Charles e Daniel Knauf (al lavoro al tempo anche sulla discreta Iron Man: Direttore dello S.H.I.E.L.D.), dissipa in pochi numeri ogni tesoretto accumulato: i due sceneggiatori provano a portare avanti le trame di Gaiman e ad arricchirne la cosmologia, ma incespicano con un ritmo lento, una diluizione e frammentazione delle vicende e un appesantimento dovuto agli spiegoni del Celestiale Dormiente. Il blando crossover con gli X-Men (allora di stanza a San Francisco, proprio dove torreggia il gigantesco essere) mette una nuova pietra tombale sui personaggi. Unica nota di merito della serie sono i disegni di Daniel Acuña, al suo esordio in Marvel: pur avendo un tratto piuttosto statico, la regalità delle sue figure e un tratto morbido ma possente, ravvivato da colori metallici e energici, danno un gusto di mitologia fantascientifica che omaggia, senza scimmiottare, il retaggio di Kirby.

Dopo questa serie, gli Eterni sono tornati alcune volte in serie e miniserie minori (ad esempio, Thor: La Saga dei Devianti del 2012, scritta da Robert Rodi e disegnata da ), senza mai lasciare particolare impatto.

Eternals-by-John Romita

Final Host (per ora): solo la morte è Eterna per Kieron Gillen e Esad Ribic

Eternals RibicsE dopo questa lunga carrellata, si arriva al presente, con il ritorno degli Eterni e la loro morte nel numero #4 dei Vendicatori di e Ed McGuinnes: dopo aver scoperto la loro sostanziale inutilità, meri strumenti dei Celestiali per proteggere gli esseri umani, unici in grado di poter resistere e sconfiggere la terribile infezione cosmica nota come Orda, gli esseri immortali si uccidono tra loro. Ma la morte, ovviamente, non è mai eterna per un immortale: le camere di riattivazione si riaprono proprio nel 2021, alle soglie della distribuzione cinematografica di The Eternals.

A riportarli al centro dell’universo Marvel sono Kieron Gillen e : e possiamo dire che, già alla conclusione della prima saga, Solo la morte è eterna, da poco pubblicata da Panini, ci troviamo di fronte alla migliore iterazione del titolo e a uno dei migliori fumetti Marvel del 2021. Mescolando intrighi di palazzo, mistero e tecnologia, i nuovi Eterni di Gillen sono meno divini e più alieni tecnologicamente avanzati che devono proteggere la macchina nota come Terra, ognuno con uno scopo ben preciso. E quando la macchina inizia a incepparsi, l’indagine su questo mistero li porta a una rivelazione scioccante.

L’autore britannico costruisce la sua storia basandosi sulle relazioni tra i personaggi, sfruttando le loro caratteristiche intrinseche per creare scambi di battute pieni di verve ma anche carichi di significati filosofici, bilanciando quasi sempre con grande maestria concetti alti e toni più prosaici, azione con riflessione saldate dalla tipica (ma qui più posata) ironia iconoclasta del britannico. Le uniche stonature si trovano nel tono usato dal narratore esterno, ovvero la macchina difettosa stessa: pur essendo volutamente messa in ridicolo visto il suo malfunzionamento, questo carattere sconfina alcune volte in un grottesco esagerato e in un sarcasmo troppo marcato.

Questo però non intacca la solennità del fumetto, che grazie a acquisisce quell’epicità tanto agognata dai precedenti autori. Una atmosfera solenne che non si manifesta soltanto nelle figure plastiche e autorevoli, quasi statuarie ma mai ipertofiche, e neanche nella recitazione del corpo o nelle espressioni ora corrucciate, ora serie, ora sibilline, ora divertite o stupite (a volte troppo deformate, questo va detto) dei personaggi: l’atmosfera sta tutta nelle architetture sospese nei nebbiosi colori di , che si perdono tra realtà e mito, che creano spazi al di là di esse e fanno percepire un mondo infinito di meraviglie tecnologiche e aliene, potenze segrete che sussurrano tra le colonne che reggono il mondo. Un fascino magnetico che proietta gli Eterni in una dimensione superiore, da mito fondativo, che Gillen arricchisce con infografiche che espandono, con design più futuristico, il contenuto del fumetto: prendendo spunto dagli X-Men di Hickman e colleghi, lo sceneggiatore sfrutta questo stratagemma con maggior cura e ingegno di molte delle testate X della Marvel, senza mai affossare il ritmo del racconto.

Arrivati nel 2021, gli Eterni acquistano finalmente, almeno nella carta dei fumetti, uno spessore mai conosciuto, realizzando quella promessa fatta da Jack Kirby, il re del cosmo Marvel. Ci sarà da vedere cosa uscirà dagli schermi cinematografici: per adesso, possiamo intrattenerci con degli ottimi fumetti.

Per approfondire:
Un sunto corposo della storia degli Eterni e dei Celestiali, con tutti i riferimenti di questo articolo, si può trovare nel sempre ottimo archivio Marvel di Wiki Fandom: marvel.fandom.com/wiki/Eternals_(Homo_immortalis) e  marvel.fandom.com/wiki/Celestials_(Race). Ottime anche le introduzioni e postfazioni dei due volumi dedicati agli Eterni di Kirby, ristampati recentemente insieme a tutte le altre serie fin qui descritte (esclusa quella di Gaiman e Romita del 2008, ancora disponibile nella vecchia edizioni Marvel Greatest Hits).

Abbiamo parlato di:
Gli Eterni di Jack Kirby vol. 1 e 2
Jack Kirby
Traduzione di
, 2021
216 e 200 pagine, cartonato, colori – 25,00 € e 24,00 €, risp.
ISBN: 9788891282293
9788828705604

Thor: La saga degli Eterni vol. 1 e 2
Roy Thomas, Mark Gruenwald, Walter Simonson, Ralph Macchio, John Buscema, Keith Pollard
, 2021
208 e 216 pagine, cartonato, colori – 24,00 € e 25,00 €, risp.
ISBN: 9788828704935
         9788828705550

Gli Eterni: La Saga del Celestiale Sognante
Pete Gillis, Walter Simonson, Sal Buscema
Panini Comics, 2021
328 pagine, cartonato, colori – 32,00 €
ISBN: 9788828706687

Marvel Greatest Hits – Gli Eterni di Neil Gaiman
Neil Gaiman, John Romita Jr.
Panini Comics, 2017
248 pagine, cartonato, colori – 24,00 €
ISBN: 9788891233493
Gli Eterni: Sfida all’Apocalisse
Daniel Knauf, Charles Knauf, Daniel Acuña
Panini Comics, 2021
264 pagine, cartonato, colori – 30,00 €
ISBN: 9788828705598

Eterni 1: Solo la morte è eterna
Kieron Gillen, Esad Ribic
Traduzione di Andrea Toscani
Panini Comics, ottobre 2021
152 pagine, cartonato, colori – 18,00 €
ISBN: 9788828703150

 

 


  1. In inglese, l’arrivo dei Celestiali, che rappresenta un test per la Terra e le sue creature, è definito dal termine Host, tradotto in Italia come Schiera 

  2. Nel 2001, sotto l’egida dell’allora presidente Marvel Bill Jemas e dell’ EiC Joe Quesada, la Casa delle Idee lanciò una nuova linea di fumetti dedicati a un pubblico over 18, la linea MAX, che negli anni ha prodotto alcuni capolavori come il Punitore di o l’ottima Alias di Brian Michael Bendis e Alex Maleev 

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