Lo zen e l’arte di prendere pizze in faccia secondo Zerocalcare

Lo zen e l’arte di prendere pizze in faccia secondo Zerocalcare
“La scuola di pizze in faccia del professor Calcare”, è il terzo volume antologico di Zerocalcare dopo “Ogni maledetto lunedì” su due e “L'elenco telefonico degli accolli”.

La scuola di pizze in faccia del professor Calcare raccoglie la produzione di Michele Rech dal 7 aprile del 2015, giorno di chiusura de L’elenco telefonico degli accolli, fino all’estate 2019.
L’antologia riunisce le strisce pubblicate sul suo blog, quelle apparse sulla stampa generalista, da L’Espresso a Internazionale passando per La Repubblica, fino a testate di cinema e costume come Wired e Best Movie.

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Come per le precedenti raccolte, il collegamento tra le parti è affidato a una trentina di pagine inedite, il cui tema è il rapporto con La sacra scuola dei grilli parlanti, ossia tutte quelle persone che pretendono di ritenersi maestri di vita. Particolarmente indovinata l’immagine del grillo mutuata da Pinocchio; ai grilli, schierati come una omologata commissione d’esame, è dedicata anche l’unica doppia splash page di tutto il volume.
Già dal prologo si pone di fronte a quei lettori simili a grilli parlanti che pretendono dall’autore solo quello che si aspettano scriva, senza dare molta importanza alla sua sensibilità.
Da un lato ci sono i lettori che leggono e apprezzano l’autore impegnato e che mai vorrebbero contaminasse il serio con il faceto, mentre sul fronte opposto ci sono quelli che vogliono essere esclusivamente intrattenuti, senza mai essere coinvolti in riflessioni che non siano finalizzate esclusivamente a strappare un sorriso.

Le due fazioni diventano personificazioni di gabbie, di una visione che sembra ostinarsi a ignorare i sistemi complessi che compongono le persone, imponendo etichette. Zerocalcare invoca uno spazio proprio, o semplicemente una gabbia più grossa, che tenga conto della complessità dell’animo umano; un’invocazione che per tema ricorda quella che Palazzeschi, il poeta futurista, affidava alla chiosa della poesia Lasciatemi divertire

io ho pienamente ragione,
i tempi sono molto cambiati,
gli uomini non dimandano
più nulla dai poeti,
e lasciatemi divertire!

L’antologia mette in evidenza tre aspetti della narrazione di Zerocalcare, mostrando un autore che sa guardare a quello che ha attorno con occhio attento e sensibile ed è soprattutto capace di raccontarlo sempre in modo personale. Dietro a una sincera autoironia si cela la volontà di mettersi in discussione, come fosse alla perenne ricerca, fallimentare, di un Centro di gravità permanente. Nella scuola di cui si parla nel titolo Zerocalcare non pretende di essere docente, ma lo studente che coltiva il dubbio, che condivide il suo punto di vista, anche a costo di prendere cantonate, dette anche pizze in faccia.

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L’approccio al volume ovviamente cambia a seconda che l’interlocutore sia un neofita, un lettore occasionale o una persona che ha avuto modo di conoscere il lavoro di Michele Rech, al punto di capire che nelle sue opere c’è molto più che il ragazzo che dialoga con un armadillo immaginario.
Ciascuno avrà una visione parziale ma, come nella storia delle persone che bendate e messe singolarmente di fronte a un elefante non lo riconoscono, è solo facendo incontrare i lettori attorno ai mondi d’interesse del fumettista che si ottiene una visione d’insieme più completa.

La prima parte del volume è dedicata al quotidiano, fatto di accolli, relazioni e autoironia, con spunti che contengono trovate comiche, ma anche l’ammissione di come l’interazione con le persone non offra certezze, ma sfide continue.
Capitoli come quello dedicato al viaggio con una semi sconosciuta o la guerra del bracciolo con una suora sul treno regalano risate vere, ma è altrettanto facile trovare in alcuni passaggi il seme del racconto di crescita poi germogliato nei due volumi che compongono Macerie Prime. In questo contesto, il racconto che mette al centro il matrimonio del suo amico Cinghiale è esemplare, ma non unico caso, di come la scrittura sia autoanalisi, ma anche crescita.

Nella seconda parte del volume il tema trattato è quello dell’impegno politico e lo stile si fa più didascalico. Non manca il racconto della condizione in Rojava, una promessa che Zerocalcare continua a mantenere dal periodo del viaggio da cui è nato Kobane calling, e resta più composto anche nei capitoli dedicati all’impegno politico.
La volontà è quella di presentarsi a una platea che non necessariamente conosce autore e opere.
L’inedito di apertura è dedicato al racconto del Salone del libro di Torino 2019, quando la concessione di spazi a una casa editrice di matrice fascista costrinse Zerocalcare e alcuni colleghi a prendere le distanze, al punto di rinunciare alla manifestazione.
La scelta naturalmente fu accolta e avversata. Zerocalcare racconta che sapeva si sarebbe esposto a polemiche, sollevate da chi ha sempre troppe certezze e pochi dubbi, e che la sua decisione non è stata affatto esente da dubbi, ma fatta mettendo sul piatto il suo vissuto, la propria storia. Ancora una volta parla di dubbi, non della scelta migliore, ma solo di quella che lo ha fatto stare meglio con se stesso.

L’introduzione è coerente con le strisce raccolte, ossia i fumetti che mostrano un autore con una solida, coerente, posizione politica, sia quando parla delle criticità sociali della sua città, Roma, sia quando racconta del popolo curdo.

La città del decoro, dedicata alla Capitale e ai forum razzisti che la ammorbano, è una riflessione su come il senso civico, se invocato per giustificare nefandezze sociali e umane, non sia un monolite di giustizia ma solo un guscio riempito da creature che mordono. Il riferimento grafico al mondo dei Puffi è il mezzo per produrre una dissonanza tra icone pop e il contesto, una contrapposizione che se possibile conferisce maggiore forza al messaggio.

La terza parte è quella più leggera perché quella dedicata all’intrattenimento mainstream, tanto che si tratti di serie TV (esilarante quando si parla del Trono di spade o Star Wars) quanto di cinema autoriale con cui è venuto in contatto attraverso la sua collaborazione con Best Movie.
In questa parte dell’antologia sono raccolte la strisce dalle quali emerge la sua personalità critica, quella dello spaesato e curioso Professor Calcare che va al Lido per il Festival di Venezia; non mancano pagine esilaranti, come quelle con tanto di spoiler alert dedicate al Trono di Spade, ma anche qui emerge con forza una personalità curiosa, che cerca di mostrare un fenomeno di costume come il festival veneziano da un punto di vista nuovo, che lascia al centro uomini, storie e racconto, in pieno rispetto della cultura che certi contesti producono.

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In appendice poi c’è una Bonus track, presente solo sulla prima tiratura dell’opera edita da , rappresentata da un inedito scritto durate la manifestazione Gita a faro organizzata dalla giornalista e scrittrice Lidia Ravera, fino al 2018 assessore alla cultura della Regione Lazio: ogni anno, a inizio estate, alcuni autori sono invitati a trascorrere una settimana sull’isola, di Ventotene, adiacente all’ex carcere di Santo Stefano, con l’intento di scrivere un inedito ispirato ai suoi luoghi. Nel 2015 Zerocalcare, tra gli ospiti, scrisse una breve storia dedicata a Gaetano Bresci, l’anarchico che il 29 luglio del 1900 assassinò il Re d’Italia Umberto I in quel di Monza. Scelta ardita  ma assolutamente coerente con la poetica del fumettista di Rebibbia.
Il racconto parte proprio dalla riflessione sul rischio di cadere in luoghi comuni durante alcune interviste, per virare sul perché, potendo rispondere sinceramente a una domanda su un personaggio storico a cui sentirsi legato, avrebbe scelto proprio Bresci.
L’inedito parla dalla differenza tra vittime e carnefici, tra un assassino e un re che aveva ordinato una strage, ma soprattutto di corpi reclusi: Bresci fu recluso e suicida proprio a Santo Stefano.
Quello del carcere inteso come sinonimo di vendetta e spogliato dal suo significato rieducativo è un tema verso il quale Zerocalcare è da sempre sensibile. In merito al corto, l’autore pone il lettore di fronte al dilemma: quanto è giusta una reclusione che, privata di qualsiasi contatto con l’esterno, si traduce in tumulazione in vita?
Un brano coraggioso e sviluppato in modo onesto, dieci tavole che si dimostrano ben più di un valore aggiunto e che sono in sintonia con lo spirito della raccolta, dedicata soprattutto al rapporto tra autore e platea. Rispetto al resto del volume l’epilogo presenta uno stile semplice nel quale il bianco e il nero dominano sui grigi, testimonianza della volontà di presentare il lavoro così come è nato, senza editing. La pagina di un diario condivisa.

Lo stile iconico delle tavole, nelle quali emergono figure morbide e prive di articolazioni, conferma la capacità del fumettista di farle recitare ma anche una certa maturazione artistica, una crescita che rappresenta l’anello di congiunzione che attraversa quasi un lustro e coerente con una crescita personale che lo ha reso sempre più Michele e meno Zerocalcare. Stilisticamente non cambia la grammatica del racconto a seconda del contesto, a cambiare è semmai il tono che non è assertivo ma rispettoso.

Affascinante il modo in cui si fanno convivere in modo coerente riferimenti pop e riflessioni non banali. L’immaginario condiviso è la comfort zone dalla quale guardare in direzioni inattese, quanto fatto con i Puffi è esemplare, ma lo stesso avviene sulla striscia dedicata alla filosofia dei Cavalieri dello Zodiaco. Il clima nostalgico legato all’immaginario dell’infanzia diventa l’occasione per riflettere sugli stereotipi di genere e per mostrare la propensione ad abbatterli.

La scuola di pizze in faccia del professor Calcare mantiene la promessa di intrattenere chi Zerocalcare lo conosce bene, consentendogli di incontrare un amico che sembra di aver salutato il giorno prima anche se non lo vedi da anni, ma allo stesso tempo presenta a un lettore nuovo un artista che sa sorprendere.
Chi aspira a costruire gabbie, ma è abbastanza curioso da volerle lasciare aperte, troverà una visione che potrebbe farlo sentire compreso ed esposto a quelle pizze che il manuale aiuta ad affrontare e, per dirla a come Vasco Rossi, per combattere e lottare contro tutto contro.

Abbiamo parlato di:
La scuola di pizze in faccia del professor Calcare
Zerocalcare
Bao Publishing, 2019
298 pagine, cartonato, bianco e nero – 22,00 €
ISBN: 9788832733259

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