
Manfredi e Lucchi riprendono la storia dal punto in cui si era interrotta e portano alla conclusione la parabola narrativa di questo personaggio che si muove tra stregoneria, storia e religione nell’Europa seicentesca con due racconti (da qui il titolo Doppio Incubo) – Il diavolo zoppo e Libera nos a malo – che lasciano comunque aperta la porta a un futuro ritorno del personaggio.
Visto che, ormai da qualche tempo, la SBE sfrutta il binario delle librerie e fumetterie per presentare storie inedite in volumi direttamente per quel circuito, lasciando il loro approdo nel canale delle edicole solo in un eventuale secondo tempo, viene da chiedersi perché a questo personaggio e alle sue storie non sia stata riservato questo trattamento. Tale quesito nasce spontaneo osservando l’impostazione grafica delle tavole e lo stile di Lucchi.
Le sceneggiature di Manfredi si mantengono di buona qualità nell’arco delle tre storie, seppur con una lieve diluizione in questi ultimi due racconti e con piccole cadute di ritmo in alcuni passaggi, senza andare comunque a inficiare l’efficacia dell’intera trama che regala ai lettori quello che si conferma in potenza essere, a tutti gli effetti, un nuovo (anti)eroe bonelliano, dotato di un cast di comprimari variegato e funzionale. I disegni di Lucchi vedono invece un progressivo e costante miglioramento stilistico, che cresce esponenzialmente dal 2018 al 2021 (già l’albo speciale su Leonardo aveva confermato questa crescita), segnando il punto più alto fino a ora dello stile dell’artista, che proprio con la prima storia dell’inquisitore si era cimentato con il colore, peraltro con una tecnica realizzativa molto particolare che ci aveva raccontato lui stesso.

Le cromie definiscono con precisione estrema fisionomie, vestiti, ambienti e oggetti e si esaltano nella restituzione grafica delle splendide architetture della Spagna moresca. Conoscendo il metodo di lavoro di Manfredi e la mole di materiale iconografico che ogni volta invia ai suoi disegnatori, sicuramente Lucchi avrà avuto a disposizione decine di riferimenti visivi. Ciò non toglie l’ottima ricostruzione delle complesse e ricche architetture e dei giardini dei palazzi seicenteschi di Siviglia, con livelli di dettaglio degni di elaborati tecnici esecutivi.
A questo si aggiunge uno scardinamento praticamente totale della canonica griglia bonelliana in buona parte delle tavole, a favore di una composizione più libera e dinamica che si accompagna a uno studio delle inquadrature che ricerca il massimo impatto visivo di ogni sequenza, frutto certamente di una sinergia ormai rodata tra sceneggiatore e disegnatore.
Per tutti i motivi sopra elencati, una pubblicazione in volume di dimensioni maggiori del formato del quaderno bonelliano da edicola (pubblicazione che ovviamente avverrà prima o poi) avrebbe esaltato l’opulenza grafica di questo speciale, fermo restando che appare abbastanza comprensibile l’idea di pubblicare tutte e tre le parti della storia in un formato identico e che la carta usata valorizza comunque la resa dei disegni e la loro colorazione.
Quello che è certo è che, se da un lato Gianfranco Manfredi dimostra di avere al suo arco ancora molte frecce narrative per nuovi racconti e nuovi personaggi futuri, dall’altro Antonio Lucchi è ormai pronto ad ampliare i suoi orizzonti professionali, magari con collaborazioni internazionali come il mercato del fumetto franco-belga.
Abbiamo parlato di:
Speciale Le Storie #8 – L’Inquisitore: doppio incubo
Gianfranco Manfredi, Antonio Lucchi
Sergio Bonelli Editore, luglio 2021
128 pagine, brossurato, a colori – 7,90 €
ISSN: 977228446500410008








