La furia dirompente di Broly sbarca nel nuovo millennio

La furia dirompente di Broly sbarca nel nuovo millennio
Nel 2018, dopo la conclusione della serie Dragon Ball Super, TOEI Animation rilascia un film interamente dedicato al potente e instabile Broly.

DBSBroly_coverDurante il recente San Diego Comic Con, svoltosi in forma esclusivamente digitale per via delle restrizioni dovute al Covid-19, ha tenuto un evento dedicato a , durante il quale è stato annunciato, con un breve teaser, Super: Super Hero, nuovo film legato all’opera di in uscita nel 2022.

Nell’attesa di poter vivere questa nuova avventura di Goku e compagni, però, vale la pena fare un passo indietro e riscoprire il precedente lungometraggio del franchise, quel Dragon Ball Super: Broly, diretto da Tatsuya Nagamine, che nel 2018 ha canonizzato all’interno della continuity ufficiale l’iconico nemico che i fan hanno conosciuto nel lontano 1993, nel film Il Super Saiyan della Leggenda.

Il primo atto non è altro che un lungo flashback ambientato sul pianeta Vegeta, patria della razza guerriera dei Saiyan, prima della sua distruzione. In circa venticinque minuti, tale prologo assolve al doppio scopo di introdurre l’antagonista del film, un ancora infante Broly, e suo padre Paragas, narrandone la backstory, e di raccontare gli eventi che hanno portato alla quasi totale estinzione dei Saiyan per mano di Freezer. Soprattutto per quest’ultimo aspetto, viene inevitabile il confronto con Le Origini del Mito, special tv del 1990 che per la prima volta raccontava tali retroscena dell’opera di Toriyama.

Purtroppo, bisogna riconoscere che, in questa prima parte, il film di Broly si dimostra decisamente inferiore alla suddetta opera e la ragione è da ricercarsi proprio nell’elemento che era il cardine de Le Origini del Mito e che ricopre un ruolo di rilievo, seppure in misura inferiore, anche in questo prologo: il personaggio di Bardack. Lo special del 1990 riusciva a cucire attorno al padre di Son Goku un’aura di epicità e tragicità che ne cementava l’importanza all’interno della mitologia di Dragon Ball e lo rendeva un personaggio memorabile agli occhi degli spettatori. Un personaggio fiero e spietato come tutti i Saiyan ma che non si sottrae a momenti di cameratismo con la propria squadra, dai quali si evince quanto in realtà abbia a cuore i suoi compagni. Un personaggio che, proprio come la Cassandra della mitologia ellenica, è costretto a scontrarsi con la diffidenza della sua stessa gente, di fronte alla premonizione dell’imminente distruzione. Ed è proprio tale lavoro di caratterizzazione che garantiva il coinvolgimento del pubblico e ne conquistava l’empatia. Nelle battute finali, quando Bardack tenta da solo di opporsi all’esercito di Freezer, si percepiva distintamente il peso di ciò che c’ in gioco, così come la forza della disperazione che lo spinge.
Niente di tutto ciò è presente in Dragon Ball Super: Broly. Non viene mostrata alcuna significativa interazione che stabilisca un legame saldo tra Bardack e il resto dei Saiyan e non viene generato alcun conflitto con questi ultimi, laddove l’unico, timido accenno a un possibile voltafaccia di Freezer si esaurisce in poche battute e non ha comunque conseguenze sul piano narrativo. Ne consegue che il sacrificio finale compiuto da Bardack ha un impatto emotivo tremendamente inferiore rispetto al passato. È un evento depauperato di tutto il suo pathos e che quindi viene percepito come insignificante.

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Altra carenza di cui soffre Bardack a livello di caratterizzazione riguarda l’atteggiamento che ha nei confronti di suo figlio. In Le origini del Mito, coerentemente con la propria cultura Sayian che celebra la forza sopra ogni cosa, egli nutriva nei confronti di Kakaroth nient’altro che indifferenza o addirittura disprezzo, in quanto lo riteneva un essere debole, che solo nel momento in cui avesse dato prova della propria forza avrebbe potuto guadagnarsi il rispetto paterno.

Tutto l’opposto di Dragon Ball Super: Broly, dove l’affetto compassionevole che sembra legarlo al figlio, oltre che alla moglie Gine, contribuisce a plasmare un più che palese parallelismo con il Jor-El dell’universo , spinto dall’amore a inviare il proprio pargolo sulla Terra per salvarlo dalla distruzione del suo pianeta. Beninteso, non è il cambiamento in sé il problema, che anzi sarebbe potuto essere un risvolto psicologico interessante da approfondire e che avrebbe potuto arricchire il personaggio di sfaccettature caratteriali inedite. Il problema è proprio che non viene approfondito. Non vengono cioè mai spiegate le ragioni che hanno indotto Bardack a sviluppare una mentalità tanto divergente dall’approccio freddo e distaccato ai rapporti familiari tipico del suo popolo, e quindi tale cambiamento appare piuttosto estemporaneo e palesemente strumentale.
Certo, Le Origini del Mito aveva a disposizione molto più tempo per raccontare la storia di Bardack e non doveva dividere l’attenzione tra questa e le origini di Broly, per cui è ingiusto essere troppo severi con il film. Nondimeno non si può negare che la debolezza di scrittura di cui soffre il primo atto sia tangibile.

 

Come accennato, questa prima parte ha anche lo scopo di introdurre il principale antagonista del film: il potentissimo Saiyan chiamato Broly. E fortunatamente egli riesce, da solo, a risollevare sensibilmente le sorti di un film che nella sua prima mezz’ora fatica a lasciare il segno. Infatti Broly non solo risulta essere l’elemento più convincente dell’intera pellicola ma finisce anche per superare di diverse lunghezze, in termini di incisività, la sua versione del ’93, iconica si ma dalla caratterizzazione a dir poco insipida. Se in passato a muovere le sue azioni non era altro che un odio verso Goku giustificato da ragioni puerili, il Broly del nuovo millennio è invece un personaggio molto più sfaccettato, la cui folle e incontrollabile aggressività è motivata da ragioni radicate nel suo vissuto personale. Un vissuto nel quale, fin dalla nascita, non ha conosciuto altro che rancore e privazioni e dove buona parte delle pochissime persone con le quali è entrato in contatto vedono in lui non un essere vivente in grado di provare emozioni ma un mero strumento da utilizzare per i propri scopi. Il primo di questi è ovviamente suo padre Paragas, che lo ha educato con metodi a dir poco brutali, finalizzati a sopprimerne l’empatia e ad accrescerne la rabbia, solo per poter appagare il suo desiderio di vendetta, scatenando l’immenso potenziale distruttivo del figlio contro coloro che ritiene responsabili delle sue sventure. E poi Freezer, che dal momento in cui viene a conoscenza dell’esistenza del ragazzo non perde occasione per manipolarlo contro Son Goku e i suoi amici.

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Nonostante ciò, però, Broly è fondamentalmente una persona di buon cuore, che rimane ostinatamente aggrappata a quel barlume di bontà che la meschinità che lo circonda non è ancora riuscita a estinguere, come mostrato attraverso il rapporto con Cheelai e Lemo, due membri dell’esercito di Freezer, che si sviluppa durante il secondo atto. O ancora come si evince dall’affetto che tutt’ora dimostra di provare per il genitore, a dispetto delle sofferenze a cui lo ha sottoposto. In tal senso, questo tremendo guerriero dal potere inimmaginabile e dalla psiche instabile si dimostra essere in realtà il personaggio più umano, verso il quale è impossibile non provare empatia. Un personaggio che ci ricorda quanto iniquo sia giudicare un individuo solamente in base all’indole che di lui traspare in superficie perché questa, per quanto reprensibile, è sempre il risultato di precisi trascorsi personali che l’hanno plasmata.
Una caratterizzazione meticolosa, dunque, solo in minima parte intaccata dall’approccio fin troppo didascalico con cui viene trattata, laddove il film sente continuamente il bisogno di rimarcare la bontà d’animo di Broly attraverso i dialoghi, anche quando è già stata messa in luce da un flashback solo qualche attimo prima. Questo però è probabilmente dovuto alla volontà di rendere il tutto il più possibile chiaro e privo di ambiguità per il pubblico di giovanissimi a cui il film si rivolge.

 

Il culmine della pellicola arriva però nel terzo atto, quasi interamente dedicato allo scontro tra Broly da una parte e Goku e Vegeta dall’altra. Scontro che, senza esagerazioni, è una delle battaglie più curate, dinamiche e coinvolgenti mai apparse nel franchise in forma animata. La qualità dell’ messa in campo da Dragon Ball Super: Broly, che proprio nello scontro finale ha modo di mostrare i muscoli, è di un livello decisamente alto. L’incredibile fluidità dell’ si accompagna a una regia ipercinetica e che non perde mai di vista il cuore dell’azione, per regalare una vera e propria danza di pugni e colpi energetici esaltante.
Nonostante si tratti di una sequenza piuttosto lunga, non risulta però né stancante né monotona, venendo vivacizzata anche dalla sempre mutevole tavolozza cromatica. Si passa infatti dalle candide tonalità di una landa ghiacciata, ai toni caldi del magma, quando l’azione si sposta al di sotto della crosta terrestre, alla tinta smeraldina che ammanta ogni cosa nel momento in cui Broly scatena tutto il suo potenziale.
A contribuire alla piacevolezza del comparto visivo c’è poi anche l’interessante character design, curato da Naohiro Shintani, che, con le sue figure longilinee e i tratti più morbidi rispetto a quanto visto nella serie Super, richiama leggermente lo stile adottato da Toryiama nella parte iniziale del suo manga.
Completa il quadro un accompagnamento musicale che, pur non presentando tracce particolarmente memorabili, risulta però azzeccato e capace di supportare degnamente lo scorrere dell’azione su schermo.

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Pur derivato da una serie, Dragon Ball Super, abbastanza altalenante e che ha scontentato molti fan, quest’ultimo film dedicato a Broly è in realtà un piccolo gioiello. Nonostante qualche incertezza nella parte iniziale, riesce appieno a coinvolgere nelle vicende che vengono raccontate, grazie all’ottimo lavoro profuso nella caratterizzazione dell’antagonista e al comparto tecnico sontuoso. Se questa è la direzione intrapresa dalla TOEI Animation, allora ci sono buoni motivi per essere fiduciosi nella buona riuscita anche del prossimo Dragon Ball Super: Super Hero.

Abbiamo parlato di:
Dragon Ball Super: Broly
TOEI Animation
Regia di Tatsuya Nagamine
Storia di
Animazione, 2018, 100 minuti

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