
Stavolta l’indagine si svolge a Betaville, una città dove gli esseri umani sono quasi messi al bando dai robot che la governano, alcuni dei quali sono chiamati humart e indistinguibili dagli uomini. Suo malgrado Nathan deve risolvere il roboticidio dello storico amico Mac, che a Betaville ha un negozio di antiquariato. Per farlo stringe nuove alleanze, ad esempio con il robot Nadine, e segue una scia di indizi legati ad antichi romanzi pulp.
L’impianto narrativo rispecchia gli stilemi dell’hard boiled: un contesto urbano problematico, un investigatore disilluso, un caso intricato e ancora corruzione, sparatorie, critica sociale. Non manca una intrigante femme fatale, non si sa se umana o robot.
Le didascalie, marchio di fabbrica di Medda, introducono con chiarezza l’ambientazione e sviluppano una trama che, al netto di un paio di sequenze d’azione, è ritmata da dialoghi capaci di caratterizzare i personaggi e offrire spunti ironici, come nel caso del discorso fra Nathan e Sibilla a inizio albo.
Fra i temi trattati spicca quello della convivenza e dei rapporti possibili fra umani e robot: il sodalizio fra Nathan e Nadine somiglia a quello fra Elijah Baley e R. Daneel Olivaw, la celebre coppia del Ciclo dei Robot di Isaac Asimov.
Simona Denna usa un segno pulito con chiaroscuri netti e non lesina sui dettagli, né nella rappresentazione dei tanti robot e humart, né nelle ambientazioni: soprattutto le numerose quadruple, come a tavola 46, consentono ai tanti particolari di contribuire al realismo del mondo in cui si muove Nathan.
Abbiamo parlato di:
Nathan Never #411 – Umano, troppo umano
Michele Medda, Simona Denna
Sergio Bonelli Editore, agosto 2025
96 pagine, brossurato, colori – 5,80€
ISSN: 977112157300150411









