I fantastici quattro gli inizi jpg

I nuovi, convincenti primi passi dei Fantastici Quattro

5 Agosto 2025
La nuova incarnazione del Quartetto al cinema è finalmente un ottimo adattamento del materiale di partenza, tra cuore e (retro) fantascienza.
Leggi in 5 minuti

Il 2025 sarà ricordata come la più calda estate per il cinema di supereroi: quella del #Superfantastic (operazione che non ha avuto la risonanza del #Barbenheimer di qualche anno fa), ossia il ritorno al cinema di due franchise amatissimi e molto discussi degli ultimi anni come Superman e i Fantastici Quattro.

E se per il primo le aspettative erano molto alte per tanti motivi (la ripartenza del DCU nelle mani di James Gunn e la chiusura dell’era Snyder dell’Uomo d’Acciaio), non minori erano quelle per il film del Quartetto. Nel corso degli anni i Fantastici Quattro hanno avuto un trattamento cinematografico terribilmente insufficiente considerando l’importanza e il potenziale della Prima Famiglia del Marvel Universe, prima con i film tra l’insipido e il tremendo di Tim Story (I Fantastici 4 del 2005 e I Fantastici Quattro e Silver Surfer del 2007) e poi con il fragoroso, incredibile ed esplosivo disastro di Fant4astic di Josh Trank, progetto funestato da idee confuse e mal realizzate e da una produzione i cui problemi sono diventati una delle storie più incredibili di Hollywood, più avvincenti del film stesso.

Partendo da queste premesse, si potrebbe dire che fare peggio sarebbe stato impossibile, ma i dubbi all’annuncio del progetto non sono comunque mancati, per via dello stato in cui l’MCU si è trovato al termine della sua fase 4, dopo Avengers: Endgame, tra buchi nell’acqua e problemi extracinematografici particolarmente gravi. I primi trailer del film avevano riportato grande speranza e dopo la visione possiamo tirare un sospiro di sollievo, perché Fantastici Quattro – Gli Inizi (pigra traduzione di Fantastic Four: First Steps) è un gran bel film di genere.

La ricetta della produzione, del regista Matt Shakman e degli sceneggiatori Josh Friedman, Eric Pearson, Jeff Kaplan e Ian Springer è quella di attingere al materiale del fumetto, in particolare Stan Lee e Jack Kirby, in tutto e per tutto (e per la prima volta il Re è omaggiato come si deve, dall’inzio all’ultimo titolo di coda del film), puntando su un film che, essendo ambientato in un universo alternativo, funziona senza doversi portare dietro tutto l’ingombrante bagaglio dell’MCU. Il film inizia spedito, e come successo in Superman, anche i Fantastici Quattro vengono presentati come un gruppo che esiste da quattro anni, grazie a una sequenza tra le migliori del film (merito anche della colonna sonora di Michael Giacchino, forse il suo miglior lavoro nell’MCU, almeno dal punto di vista dell’uso narrativo delle musiche) che riassume esattamente lo spirito di avventura del gruppo e dà l’imprinting all’atmosfera solare e retrofuturista del film.

Ma non è un caso che la prima scena in assoluto si focalizzi su Reed e Sue, con quest’ultima che comunica al marito di essere incinta. L’elemento vincente del film è questo: il focus sui personaggi e sul concetto chiave che lega il gruppo, la famiglia.

Con uno dei casting migliori dell’epopea Marvel, il Quartetto brilla nelle sue interpretazioni: Vanessa Kirby nei panni di Sue Storm porta sulle spalle alcuni dei momenti più intensi del film (il discorso alla popolazione in rivolta contro i FQ con in braccio Franklin è molto forte e ben realizzato), nel ruolo di donna e di madre risoluta e determinata, ma lontana dai cliché tipici di questa figura, dimostrandosi il membro più potente (in tutti i sensi, anche con qualche forzatura) del gruppo; il Johnny Storm di Joseph Quinn ruba più volte la scena con una caratterizzazione dinamica, leggera ma non superficiale, dando corpo a una Torcia Umana non più solo spaccone e frivolo, ma anche intelligente e ingegnoso; Ebon Moss-Bachrach dà vita a una Cosa delicata, che sta sullo sfondo più di quanto preventivabile, ma che è anche protagonista dei momenti più autentici e di cuore del film, sempre pronto a supportare o a dire una buona parola, oltre a essere quello che più si avvicina alla controparte fumettistica pensata da Kirby, con il suo forte legame con la gente e il suo quartiere.
Il Reed Richards di Pedro Pascal (nessuno mi toglie dalla testa che assomigli un pochino a un invecchiato Miles Teller, interprete di Reed in Fantastic 4) è forse quello che funziona meno, più per problemi di scrittura che di interpretazione: gli sceneggiatori danno vita a un genio tormentato dal senso di colpa e dai timori della paternità, dando un certo spessore drammatico al personaggio anche quando mettono in risalto una certa “crudeltà” che deriva dalla sua necessità di risolvere tutto, ma lo caratterizzano così fin dal principio, privandolo di una certa dose di carisma e depotenziando un po’ una possibile evoluzione. Ma più che singolarmente, i personaggi funzionano in gruppo, nelle interazioni naturali e verosimili, in un umorismo finalmente genuino, ben calibrato, che richiama le dinamiche fumettistiche e non forzato in ogni momento, in un senso di famiglia sempre presente e vivido. Ai personaggi principali si aggiungono poche comparse, tra queste un Uomo Talpa parzialmente reinventato che ha poco spazio, ma che viene interpretato efficacemente dal caratterista Paul Walter Hauser.

L’intimità famigliare del film ben si sposa con il tono sci-fi classicheggiante della pellicola, che basa gran parte del suo fascino su un dettagliatissimo e curatissimo design squisitamente retrofuturista, che guarda tanto a Kirby quanto ai Jetson di Hannah-Barbera, che richiama degli idilliaci e forse mai esistiti anni ‘60, smaccatamente ispirati alle sitcom (proprio come quel Wandavision di cui Shakman è stato uno dei registi), ma senza ammantarli di nostalgia, caratterizzandoli piuttosto con grande solarità, punte di inquietudine e benessere dovuto proprio alla presenza del Quartetto. Il rapporto con la popolazione umana (di New York in primis e del mondo intero) è qui ben più profondo di che in qualsiasi altro film dell’MCU, ricordando più lo Spider-Man di Raimi o il Superman di Gunn, anche grazie alla presenza costante della televisione, quel mezzo nato negli anni ’60 che era veicolo di sogni, inquietudini e storture della società starunitense.

Proprio questo legame rende la minaccia di Galactus e Silver Surfer credibile e a tratti intensa. Il primo (interpretato da Ralph Ineson) viene rappresentato nella sua forma più classica: una divinità gigante e sofferente per la sua fame eterna che appare come impossibile da sconfiggere, inquietante nel suo primo incontro con il quartetto nello spazio e imponente nella sua invasione di New York, degno omaggio a L’arrivo di Galactus di Lee e Kirby. La seconda, qui interpretata da Julia Garner, ha un fascino magnetico quando è presente sulla scena e la sua interazione con Johnny Storm dà luogo a momenti ben costruiti, ma purtroppo nella parte finale la sua redenzione viene trattata con troppa fretta, andando a depotenziare il personaggio (forse a causa dei numerosi tagli fatti alla pellicola, che hanno anche rimosso alcuni attori di peso come John Malkovich dal film).

I tagli influiscono in qualche punto del film, che soffre di alcuni rallentamenti o piccoli salti nella parte centrale, ma mantiene comunque un buon ritmo: Shakman, pur adottando una regia che per larga parte si adatta allo stile Marvel, riesce comunque a rendere la narrazione coinvolgente, soprattutto nei molti momenti di intimità. I momenti d’azione, pochi per un film del genere, riescono comunque a raccontare un altro aspetto fondamentale del gruppo, quello dell’esplorazione scientifica e spaziale che in nessuna trasposizione era stato veramente esplorato e che qui è presente con una sequenza molto lunga gestita in maniera efficace e con grande intensità soprattutto nella parte dell’inseguimento nell’iperspazio (in particolare per quello che succede dentro il razzo del quartetto).

In un momento in cui il genere veniva dato per morto, I Fantastici Quattro – Gli Inizi, così come Superman (e in parte minore anche Thunderbolts*), hanno dimostrato che per fare un buon film di supereroi forse basta poco: senza pensare alla salvezza o ripartenza di un franchise, senza infarcire di strizzatine d’occhio e fan service sterile, si possono fare film magari non memorabili, ma che sanno camminare con le loro gambe, divertenti, solari e che non hanno paura di affidarsi al materiale originale, reinterpretandolo con intelligenza. Quello che sanno fare meglio i supereroi, dunque: divertirci e portarci nel loro mondo di fantasia. Per quest’estate, ce l’hanno sicuramente fatta.

Abbiamo parlato di:
Fantastici Quattro – Gli Inizi
Regia di Matt Shakman
Con Pedro Pascal, Vanessa Kirby, Joseph Quinn, Ebon Moss-Bachrach, Ralf Ineson, Julia Garner
Marvel Studios, 2025
114 min

Emilio Cirri

Emilio Cirri

Nato a Firenze una mattina di Gennaio del 1990, cresce dividendosi tra due mondi: quello della scienza e quello dell'arte. Si laurea in Chimica e sogna di fare il ricercatore. E nel frattempo si nutre di fumetti e spera di poterne sceneggiare uno, un giorno. Il primo amore della sua vita è Batman, amico fedele dei lunghi pomeriggi passati a giocare in camera sua. Dai supereroi ha piano piano esteso il suo campo di interesse fumetto, sia esso italiano, americano, francese, spagnolo o giapponese. Nel tempo che non dedica ai fumetti, guarda film e serie tv, scrive recensioni e piccole storielle, e forse un giorno le pubblicherà su un blog o in qualche altro modo.

Commenta:

Your email address will not be published.

Social Network