Superman di James Gunn è forse uno dei film più attesi degli ultimi anni dagli appassionati. Arriva pertanto carico di aspettative ma anche di responsabilità. Due aspetti che dal loro incrociarsi potrebbero incidere sulle scelte e sui risultati. Ma questo aspetto è stato brillantemente superato da un progetto e da una linea tematica precise e coerenti. Non siamo in presenza di un capolavoro, ma certamente è una visione azzeccata di Superman, che ne restituisce bene il carattere di simbolo di speranza. Si diceva di un progetto preciso: lo si apprende sia da tutte le notizie precedenti all’uscita del film sia da ciò che si evince dal film stesso che, nonostante i molti personaggi con superpoteri presenti, è un film di Superman in tutto e per tutto. Nessuna presenza, nemmeno quella pur brillante di Mr. Terrific, oscura la centralità dell’Azzurrone.
A differenza di molti – se non tutti – i predecessori, il film parte subito con Superman in azione e in costume, eccezion fatta per una brevissima introduzione affidata a didascalie a schermo. Una scelta né banale né scontata, che chiarisce subito che non rivedremo anche stavolta una (forse superflua, forse noiosa) rinarrazione delle origini del primo supereroe. Anche se in tutta la durata lo screen time dedicato a Clark Kent è ridotto, la controparte umana è ben caratterizzata e significativa, sia per personalità sia per l’interazione con gli altri. Una lettura del kryptoniano che lo presenta come un idealista (in senso volgare, non scomodiamo Platone o Hegel), un po’ ingenuo ma non sciocco e con le idee chiare. Se si può fare del bene, si deve farlo. Perché è giusto così, non importa quali siano le conseguenze. C’è un grosso colpo di scena molto significativo che riguarda l’ascendenza extraterrestre di Kal-El e il suo essere cresciuto da umano e da umani: senza svelarlo si può dire che è forse una delle trovate migliori, resa in modo semplice ma efficace.
Dal punto di vista registico le scene d’azione sono molto ben girate, con grande misura nei movimenti di macchina. Sono esteticamente gradevoli gli effetti speciali “practical” ben bilanciati con le parti in digitale, volutamente ridotte all’indispensabile per scelta di Gunn. Curiosamente, la colonna sonora è meno preponderante rispetto ad altri lavori del regista: sembra quasi una scelta per non mettere in ombra l’azione scenica, tranne nella sequenza di cui è protagonista Mr Terrific in cui la musica scelta è parte integrante della messa in scena. Non manca un richiamo discreto, sommesso, alla fanfara di Williams, ormai quasi indissolubilmente legata agli adattamenti live action di Superman.
Oltre al personaggio eponimo, che David Corenswet incarna perfettamente, gli altri protagonisti del film sono, a parere di chi scrive, tre: Lois Lane (Rachel Broshanan), Lex Luthor (Nicholas Hoult) e Mr Terrific (Edi Gathegi), tutti ben recitati e scritti. Gli altri comprimari sono accurati e ben delineati, non prendono mai effettivamente piede con l’eccezione del cane Krypto che in un paio di scene è forse sin troppo presente, anche se risulta sempre tenero e simpatico. Simpatico è anche il Guy Gardner di Nathan Fillion, attore di talento a cui questo ruolo calza a pennello. Non va dimenticato un Jimmy Olsen (Skyler Gisondo) che pur non emergendo come protagonista è un comprimario di lusso e ha molta importanza ai fini del racconto. Nota di demerito per l’incolore Hawkgirl (Isabela Merced), poco interessante e abbastanza inutile ai fini della trama e per l’irrilevante Perry White, considerato anche l’ottimo attore scelto per impersonarlo (Wendell Pierce).
L’aspetto politico dell’opera c’è, è molto chiaro seppur leggero e volutamente vago, perché non è considerata materia per questo genere di intrattenimento. Comunque, anche da questo punto di vista, il messaggio è chiaro: se vuoi la pace, devi essere gentile e altruista e accettare qualche sacrificio. Interessante anche la nota, quasi fra le righe, a proposito dell’influenza del web sull’opinione pubblica e sulla percezione dell’altro da sé, che può cambiare da un momento all’altro con la giusta manipolazione o la notizia “sbagliata” che getta cattiva luce.
Dunque, solo pregi? No, perché l’opera eccede in semplicismo in alcune scelte e spiegazioni, pur mantenendo coerenza narrativa, rispettando la progettualità forte di cui è già fatto cenno. Ma sacrifica sull’altare del “comprensibile a tutti” alcuni concetti che potevano essere approfonditi meglio, come la motivazione politica della guerra fra i due stati immaginari (Boravia e Jarhanpur), che ricordano naturalmente la tragica storia contemporanea. Va detto, senza cercare giustificazioni, che sono difetti perdonabili a fronte di una visione globale riuscita e compatta.
In definitiva un Superman che convince e che è in sintonia con quanto ci si potrebbe aspettare dal personaggio, quanto meno in molte delle sue declinazioni nei comics. Probabilmente non è il miglior film di Gunn, che alle prese con un’icona si è sentito un po’ schiacciato dal suo peso e si è in qualche modo frenato, tuttavia è un ottimo inizio per il nuovo DCU, che fa ben presagire per il futuro dell’amato universo fumettistico.
Abbiamo parlato di:
Superman
Storia e regia di James Gunn
Con David Corenswet, Rachel Brosnahan, Nicholas Hoult
DC Studios, 2025
Live action, 130 minuti











