“Fumetti che raccontano il mondo, proprio mentre il mondo sembra morire”.
Questo il proposito scritto nell’introduzione al numero zero della rivista La fine del mondo, voluta fortemente dal fumettista Maicol&Mirco.
Raccontare il mondo. Un proposito sicuramente nobile e accarezzato già da altre riviste italiane, nate anche negli ultimi anni: si veda la Revue Dessineé Italia, nata nel 2021 (e oggi solo La Revue) con l’intento di fare Graphic Journalism ad esempio, o la rinnovata Alterlinus del 2023. Anche il festival A occhi aperti ha come sottotitolo Disegnare il contemporaneo. Il rafforzativo proprio, però, è ciò che fa tutta la differenza. Una parola che indica una lotta, una volontà di potenza e di risveglio: laddove il mondo sta morendo è proprio lì che i fumetti devono raccontarlo, con un moto contrario e ostinato a tale tendenza. Una frase che racconta una visione chiara e certamente non a breve termine (difatti tutte le storie presentate sono a puntate), perlomeno fino a quando questo morire diverrà un vivere.
Abbiamo anche il protagonista di questa lotta. “La nostra generazione ha quindi bisogno della sua rivista…” viene scritto da Maicol&Mirco nella stessa introduzione. Il fumettista classe 1978, si rivolge a una generazione chiara, la cosiddetta Generazione X a ridosso di quella dei Millennial, la sua generazione, nata e cresciuta durante un periodo storico turbolento e pieno di lotta sociale, politica, economica. Lotta a una attualità che, ora, ha portato ad un consumismo sfrenato, a una società che spersonalizza, alla fine del mondo. Già qui si intravedono i vari leitmotiv della rivista.
Maicol&Mirco è anche autore di una delle storie presenti nel numero. Ne Il mio amico satana la piccola protagonista Luisa, a causa della sua età, si trova in una condizione in cui le è impossibile lottare per salvare il mondo che brucia. Ragione per cui chiede aiuto a Satana.
Impossibilità di lotta e quasi di indifferenza verso essa sono temi ribaditi anche nelle prime pagine della storia di Zerocalcare, Che pasticcio signor Gattini. Qui, se da una parte la popolazione assiste disillusa e quasi indifferente a una pubblica esecuzione, dall’altro un direttore artistico che non ha il coraggio di opporsi e di rischiare la propria poltrona. Lo sfondo è chiaramente politico e i riferimenti all’attualità sono numerosi già in questa prima parte.
Presente difficile e ansia per il futuro sono anche i temi di Potrebbe andare meglio di Alice Socal. La lotta per il lavoro dei propri sogni è anche il tema centrale dell’opera di Eliana Albertini, Il lavoro dei sogni, dove la critica al consumismo di massa aleggia nell’aria e la protagonista capisce che si vende ciò che piace alle persone e non a sé stessi.
Commercio e consumismo portato alle sue estreme apocalittiche e tragi-comiche conseguenze sono i temi di Ken il corriere del Dottor Pira. Martina Sarritzu in First loves I failed ci racconta le difficoltà di una pre-adolescente nel restare tale, mentre i suoi pari la costringono a cimentarsi in situazioni per cui non è pronta. La dolce ingenuità e la tenerezza di certe età sembrano non essere ammesse.
L’attualità viene descritta anche in altri modi: il surrealismo e la distopia moderna.
Nel primo caso Shintaro Kago in World Hygiene Expo; episodio 1: keyboard, in poche pagine dense e intense ci mostra un computer e una tastiera che inglobano la ragazza che li sta usando. Un uso di questi strumenti smodato, maniacale, intensivo che finisce per risucchiare chi li usa.
Nel secondo caso Gipi con Dio della guerra, porta la fantascienza e la distopia nel mondo moderno. Un gruppo di soldati combatte alcuni mostri ma sono ripresi da videocamere, evidentemente in live-streaming con un pubblico, per il gradimento del quale viene ripreso anche l’omicidio di uno di questi soldati.
Siamo poi così lontani da questa distopia?
Chiude la rivista Bruno Bozzetto, il noto animatore e disegnatore nostrano, con le illustrazioni satiriche Disumani che lasciano l’amaro in bocca al lettore spingendolo a meditare sui temi esposti nelle illustrazioni stesse e nelle opere precedenti. Battute sferzanti e glaciali che lasciano impietriti con un sorriso amaro stampato sul volto e che costringono all’introspezione.
Lise e Talami con Sulla cassa del morto, Artschool di Kalina Muhova e Zuzu con La locanda sono le altre storie riguardanti problemi attuali e quotidiani: rispettivamente il problema demografico e ricambio generazionale, autobiografia scolastica e overthinking con conseguenti paranoie; a conclusione della rivista, ultima pagina, una illustrazione satirica di Blu, Ultima spiaggia.
Insomma, La fine del mondo presenta un comparto tematico ampio e atto a descrivere un’attualità sociale tramite diverse linee tematiche minori tutte indirizzate e focalizzate sulla descrizione e la ricerca delle cause della fine del mondo e chissà, magari, a darci anche delle soluzioni.
Dal punto di vista autoriale e stilistico risulta molto variegata ed eterogenea: dallo stile più realistico di Gipi a quello minimalista e stilizzato di Maicol&Mirco; da storie a più puntate a singole illustrazioni, ce n’è per tutti i gusti. Citando testualmente Andrea Fabozzi, direttore de Il Manifesto, quotidiano che pubblica La fine del mondo, in riferimento agli autori presenti “Potrei dire: sono il meglio che c’è. Ma non posso perché è un gruppo che crescerà”. Autori e stili che sono destinati ad ampliarsi ulteriormente e per cui non si può non avere curiosità.
Abbiamo parlato di:
La fine del mondo rivista #0
Il manifesto, dicembre 2025
72 pagine a colori, spillato – 4,00 €
ISSN: 9770025215024



