Frank Miller – Ronin

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Milano Libri, 1991 (USA, Ronin, 1983)

“Osserva la mia spada! Guarda come beve sangue…”
(Il Maestro al suo allievo)

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Max Allan Collins e un giovanissimo .

Una delle riviste a fumetti più belle degli anni ’80 era sicuramente “Corto Maltese”. Il grande personaggio di Hugo Pratt era sinonimo di garanzia e qualità per una rivista che pubblicava comics e articoli inerenti l’avventura. Tra gli autori pubblicati c’era davvero l’imbarazzo della scelta: oltre allo stesso Pratt, si potevano leggere le storie di autori del calibro di Vittorio Giardino, Sergio Toppi, Attilio Micheluzzi, Will Gould, Alan Moore, Dino Battaglia, Guido Crepax, François Bourgeon, e scusate se è poco.
Vi basti pensare che grazie a questa rivista approdarono in Italia due capolavori assoluti come Watchmen di Alan Moore e Il ritorno del cavaliere oscuro di Frank Miller.

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L’abilità di Miller nelle sequenze d’azione in una delle prime vignette di Ronin.

Avremo modo di parlare di queste due opere. Ma la mia attenzione ora si concentrerà su un’altra opera, precedente i due capolavori suddetti e per la quale ho, di fatto, amato la rivista “Corto Maltese”; un’opera ancora una volta realizzata per mano di quel giovane Miller che di lì a poco, proprio con uno di quei capolavori, avrebbe stravolto il mondo dei comics.

Se l’opinione pubblica ha dato grandissimo risalto al suo innovativo Batman, per quel che mi riguarda è con Ronin che Frank Miller aveva già iniziato la sua rivoluzione.
Non ci tengo più di tanto a raccontarvi la trama di Ronin; vi basti sapere che il Ronin è un samurai rimasto senza padrone che dall’antico Giappone si trova catapultato in una New York futuristica, piena di mutanti e criminalità: un vero incubo a occhi aperti. In quest’assurda metropoli il Ronin dovrà cercare di sconfiggere un antico demone il cui obiettivo è il dominio del mondo.

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Una delle immagini più famose di Ronin: un fitto tratteggio adorna una grande composizione stilistica.

Mi limito a dirvi questo, perché Ronin è un fumetto da guardare più che da leggere. La storia è bellissima e i dialoghi sono più sintetici rispetto alle successive opere dell’artista americano, ma le innovazioni portate da Miller lasciano davvero a bocca aperta.
In primis l’impostazione grafica della tavola è quanto di più bello si possa vedere: sequenze a doppia pagina con minuscole vignette come contorno si alternano a tavole in cui le vignette sono ora completamente orizzontali ora completamente verticali, quasi una sorta di virtuosismo estetico cui Miller non impone alcun limite. Anzi, sfogliando le quasi 300 pagine si ha l’impressione di entrare in un caos artistico simile al disordine urbano con cui Miller disegna la sua New York in pieno collasso economico e sociale. Ma è un caos ben orchestrato, del quale l’autore ventiseienne sembra conoscere perfettamente tutti gli ingredienti, che hanno fatto di Ronin una storia epocale.

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Ronin: grandi sequenze d’azione vengono accompagnate da uno stile netto e rivoluzionario.

E l’ingrediente principale di Ronin è costituito dal segno grafico di Miller, dotato di grande espressività; l’artista usa, infatti, un fitto tratteggio mai invadente e che sembra sposarsi a meraviglia con i bellissimi colori di Lynn Varley. Più si va verso il finale della storia e più ci si accorge di quanto, stilisticamente parlando, Il ritorno del Cavaliere Oscuro sembri un sequel di quest’opera.

Ma l’importanza di Ronin non si ferma soltanto alla bellezza della storia e dei disegni o alle innovazioni stilistiche apportate da Miller; Ronin fu uno dei primi comics che subì il fascino del fumetto giapponese, in cui l’artista omaggia a piene mani uno dei suoi fumetti preferiti, Lone Wolf and club di Kazuo Koike e Goseki Kojima incentrato proprio sulla vita dei samurai raccontata con grande realismo e violenza tipiche del periodo storico. Una violenza che si riscontra anche nelle sequenze d’azione del fumetto di Miller, quasi delle coreografie in cui i personaggi assumono un tono epico: splendide le scene iniziali di combattimento ambientate nel Giappone feudale e quelle mastodontiche nella metropoli futuristica e degradata.
Ronin non è un semplice fumetto: è un vero e proprio kolossal disegnato, in cui vengono mescolate egregiamente le culture orientali e occidentali, in cui l’azione si sposa perfettamente con l’introspezione dei personaggi senza mai, e ribadisco mai, una caduta di tono o di stile.

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In un mondo giunto al collasso un Ronin trova l’amore.

Frank Miller oggi è uno dei nomi di punta del fumetto mondiale: ha realizzato e rinvigorito fumetti come Batman, Elektra e Devil; ha sceneggiato film campioni d’incasso e dalle sue opere vengono tratte pellicole che diventano dei veri e propri cult.
Ma Ronin è sempre rimasto il fumetto di Frank Miller meno conosciuto. Vi è stato un abuso di squilli di trombe e riflettori puntati su opere come Sin City, 300 e naturalmente Il ritorno del Cavaliere Oscuro, mentre Ronin è stato considerato molto meno.

Ma vi prego di credermi, questo fumetto possiede sequenze di gran lunga superiori a 300, un rivoluzionario segno artistico che lo pone al di sopra di Sin City e la stessa carica rivoluzionaria che ha contraddistinto The Dark Knight Returns. Carica che Miller ha perso negli anni e che in Ronin aveva la stessa potenza delle sequenze d’azione presenti nell’opera.
Uno dei più grandi capolavori della storia dei comics.

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Un altro esempio delle capacità grafiche di Miller.

Curiosità

Ronin segna la prima collaborazione tra Frank Miller e Lynn Varley moglie dell’artista. Miller quando realizzò Ronin aveva circa 26 anni, la stessa di Orson Welles all’epoca della realizzazione di Quarto Potere.
Gli omaggi di Miller non si fermano solo al fumetto giapponese ma vanno oltre: Ronin uscì inizialmente in albi di 48 tavole (tipico della bande dessinée di cui Miller è appassionato). Inoltre le innovazioni grafiche tipo l’impostazione della tavola rimandano quasi certamente al lavoro che il nostro Gianni De Luca svolse sia per Il Commissario Spada sia per la trilogia delle opere di Shakespeare.
Nel 2007 gli stessi produttori del film 300 annunciarono di voler trarre un film dal fumetto di Miller, ma a tutt’oggi il progetto non sembra aver preso piede.

Edizione consigliata

Di tutte quelle uscite rimango fedele all’edizione della Milano Libri; personalmente la trovo ben fatta, il formato quarto ben si adatta alla storia, brossura con bandelle e introduzione dell’editore e scrittore Jeff Rovin.

Altre edizioni

Oltre all’edizione consigliata, vi è senza dubbio quella in formato comics americano realizzata dalla Magic Press nel 1999 e quella “absolute” della Planeta De Agostini uscita nel 2007. Recentemente la RW-Lion ha ripubblicato, nella collana DC Absolute, il capolavoro di Miller in una bella edizione con una postfazione di Roberto Recchioni.

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