Franco Matticchio e il surrealismo poetico di Jones

Rizzoli Lizard pubblica in volume tutte le brevi storie del gatto Jones, piccole gemme suggestive di Franco Matticchio dove il sogno travalica la realtà.

Franco Matticchio e il surrealismo poetico di JonesFunziona così: si sfoglia il corposo volume di grandi dimensioni Jones e altri sogni, pubblicato recentemente da , e si viene immediatamente catturati dall’estetica di cui si fanno portatrici le vignette.

Un immaginario grafico che ricorda di primo acchito quello disneyano, “sporcato” da un tratteggio fitto che accentua quello già presente nelle strisce di Mickey Mouse e Donald Duck realizzate negli anni Trenta e Quaranta per i quotidiani statunitensi, per poi coniugarsi con influenze prese dal Maus di Art Spiegelman, dal Pogo di Walt Kelly e dal Krazy Kat di George Herriman.

Gran parte di questa corrispondenza si deve al mondo raccontato da , popolato di animali antropomorfi (Jones in primis, nel suo essere un gatto vestito di tutto punto e con una benda sull’occhio) e da creature fantastiche, come un omino con un bulbo oculare come testa o un cavallo decapitato dall’espressività talmente spiccata e cartoon da ricordare da vicino quelli di alcuni film d’animazione della prima metà del secolo scorso.

Franco Matticchio e il surrealismo poetico di JonesAnche la suddivisione delle tavole, per lo più organizzate in una gabbia piuttosto regolare ma che all’occorrenza si piega alle esigenze del racconto, avvicina l’aspetto di queste storie a quello tranquillo del fumetto Disney; rimandano invece ai racconti illustrati le storie a colori, composte di una singola pagina che mostra l’avanzamento narrativo senza distinzioni in vignette, ma in modo fluido su un unico sfondo comune.

Questo stile, che raggiunge spesso una perizia e una qualità di alto spessore, cala il lettore in un universo onirico e piacevole, spesso però teatro di trame surreali e inquietanti, che contribuiscono a aumentare il contrasto con l’estetica e con i personaggi in scena.

In un episodio vediamo, per esempio, il protagonista immerso in un incubo in cui il proprio cuscino si ribella e fugge via che, in modo deliziosamente straniante, si pone come metafora dell’insonnia. La dimensione del sogno caratterizza anche il racconto di un viaggio all’inferno in cui viene trascinato da un amico, così come il viaggio attraverso lo specchio dove tutto è al contrario, situazioni che ricordano da vicino anche Little Nemo in Slumberland, di Winsor McCay).

Franco Matticchio e il surrealismo poetico di JonesParticolarmente interessante, tra queste avventure, è quella dove Jones viene inseguito da un cavallo imbizzarrito, che viene poi decapitato nel corso dell’inseguimento e al quale viene riattaccata la testa: la trama è solo apparentemente scollegata dal reale, e la sua natura di “ricordo d’infanzia camuffato” trova la sua delicata spiegazione nell’ultima vignetta.
Anche l’onirico episodio in cui Jones si vede come conduttore di un talk show televisivo dove sfilano tutti i comprimari della serie non è altro che un modo per tracciare un’ulteriore linea di demarcazione tra reale e immaginario, mostrando la vacuità di quello che si ritiene rientri nella sfera del concreto.

L’abilità dell’artista sta nel bilanciare perfettamente svagatezza e inquietudini, sense of wonder e ansie profondamente umane, mantenendo sempre dritta la barra del racconto: per quanto spesso le avventure di Jones e dei suoi amici non portino a nulla di concreto, non c’è mai l’impressione che il fumetto sia un collage di follia insensata perché narrativamente Matticchio sa bene come strutturare il racconto, inserendo nel punto giusto il climax, la svolta, il ribaltamento di prospettiva che, anche se appartenenti al mondo del surreale, danno comunque senso alla storiella e permettono ad essa di parlare al lettore, di comunicargli un’emozione senza lasciare nulla al caso.

Franco Matticchio e il surrealismo poetico di Jones

Il volume si completa anche con diverse illustrazioni non inerenti al gatto Jones, che rivelano un’altra fonte di ispirazione grafica piuttosto evidente, Jacovitti: il modo con cui disegna le donne, il viso di alcuni uomini e la tendenza a umanizzare o rendere gommosi e fantasiosi gli oggetti inanimati richiama molto lo stile di Jac, gli permette di visualizzare scene di “ordinaria follia”, che oltre al talento nel disegno rilevano la grande fantasia usata come lente che distorce il reale per fissarlo su carta in forme inedite.

Jones e altri sogni rappresenta quindi un’opportunità importante per conoscere le qualità di un artista del fumetto non abbastanza noto e celebrato, ma che meriterebbe attenzione per il felice connubio tra abilità grafica e sensibilità, in un’edizione capace di valorizzarne il lavoro.

Abbiamo parlato di:
Jones e altri sogni
Franco Matticchio
Rizzoli Lizard, giugno 2016
256 pagine, cartonato, bianco e nero e colori – € 25,00
ISBN: 978-8817087834

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