Dopo aver creato un nuovo universo narrativo alla fine del 2024 con lo one shot DC All-In e dopo aver puntato (con ottimi risultati di critica e vendite) sulla reinterpretazione Absolute della Trinità (Superman, Batman e Wonder Woman) con team noti e piuttosto rodati, negli scorsi mesi DC Comics ha raddoppiato l’offerta di titoli del nuovo universo, presentando tre nuove serie con le rispettive reinvenzioni: Absolute Flash di Jeff Lemire, Nick Robles e Adriano Lucas, Absolute Martian Manhunter di Deniz Camp e Javier Rodriguez e Absolute Green Lantern di Al Ewing e Jahnoy Lindsay. Tre titoli che si presentano molto diversi per contenuti, atmosfere, target e stile, sia narrativo che estetico.
Forse proprio da quest’ultimo punto si può partire per analizzarle, dato che sia il nuovo universo Ultimate di Marvel Comics che soprattutto quello Absolute hanno puntato molto su disegnatori dagli stili molto particolari e identificativi.
Tra le nuove serie, la più squisitamente supereroistica e, dato il protagonista, molto adolescenziale, è Absolute Flash: lo stile di Robles, illuminato dai colori brillanti di Lucas, è pulito, chiaro, patinato e scintillante, le sue pagine crepitano di energia e dinamismo, di costruzioni della tavola fatte di vignette tagliate e in costante disequilibrio nei momenti d’azione, perfettamente in linea con il personaggio e la sua caratteristica principale, la velocità, unita alla reinterpretazione in chiave giovanile di Wally West.
Nei primi tre numeri, Lemire costruisce una storia solida che si muove però nei confini sia del genere che della sua personale comfort zone: un mini arco che racconta di un ragazzo inquieto, in contrasto con il padre (un generale dell’esercito statunitense), supportato da un altro adulto (Barry Allen), che si ritrova all’improvviso con dei poteri misteriosi e che causano una tragedia che segna la sua origine come supereroe.
Lemire narra bene la storia, con ritmo adeguato al personaggio, e si diverte a mischiare un po’ le carte in tavola, reinventando sia i Rogues (qui dei supersoldati alle dipendenze dell’esercito) e Grood, che da grande minaccia (anche in termini di stazza) diventa un piccolo, potenziale alleato unito a Wally dallo stesso destino; al tempo stesso però questa aderenza al genere rende questa serie forse la più canonica e a tratti scontata dell’intera operazione Absolute, pur rimanendo molto divertente, piacevole e ben scritta.
Absolute Green Lantern prende invece una strada abbastanza inaspettata, unendo fantascienza e horror, tensione e dramma: e in questo, l’arte di Jahnoy Lindsay, pur non essendo irreprensibile e mostrando evidenti limiti in alcuni passaggi, soprattutto nelle proporzioni e nelle espressioni dei personaggi, risulta essere efficace nel creare un’atmosfera straniante, capace di virare dalla calma piatta a momenti di violenza, gore e orrore mostruoso. Lo stile dell’artista, che si rifà palesemente al manga, da l’Attaco dei Giganti a L’ospite indesiderato, è efficace nel creare una tensione sottile e inaspettata.
La reinterpretazione di Lindsay e di Al Ewing parte prima di tutto da un Abin Sur freddo, imperscrutabile e chirurgico (nonché davvero simile a Majin Bu nella sua versione magra, a riprova delle ispirazioni dell’artista): il suo arrivo sconvolge una tranquilla cittadina statunitense le vite di Hal Jordan, John Stewart e Jo Mullein, ognuno dei quali si trova cambiato in maniera inaspettata. Ewing si muove alternando passato (i minuti successivi all’arrivo dell’astronave-simbolo delle lanterne) e presente (quello in cui i tre si trovano mutati), espandendo e contraendo il tempo, alternando momenti di calma ad altri di concitata violenza, e innervando il tutto con una sottile inquietudine. Una serie che parte lenta, che cattura per le atmosfere, ma che lascia divisi tra dubbi e curiosità su come si possano evolvere i personaggi e quale possa essere il futuro della serie, se possa rimanere su questi binari o trasformarsi già dopo il primo arco.
Arriviamo in ultimo al vero gioiello della corona, quell’ Absolute Martian Manhunter il cui annuncio era arrivato totalmente inaspettato ma subito accolto con curiosità ed entusiasmo. Entusiasmo ripagato sin dal primo numero da un Javier Rodriguez che sembrava aspettare solo questa serie per lasciarsi andare alle idee più matte da un lato (la pagina trasparente e sovrapponibile del primo numero è già storica) e uno storytelling fluido, preciso, pulito come non mai. Nel corso degli anni Rodriguez ha ondeggiato tra progetti ambiziosi e miniserie di nicchia dal grande successo di critica, ma Absolute Martian Manhunter sembra essere il progetto della vita, in cui tutti gli elementi del suo stile si assemblano alla perfezione e definiscono atmosfera e tono della storia.
Le inquadrature frontali, le viste dall’alto e di tre quarti, le anatomie leggermente allargate, il profilo degli occhi allungati, la passione per la rappresentazione di fumi e vapori, l’uso dei colori acidi: tutto concorre a creare una ambientazione aliena ed allucinata, realistica e sognante, che è perfetta per quello che vuole raccontare Deniz Camp. L’autore, vera stella in ascesa del fumetto statunitense, è ormai già noto per inserire nei suoi lavori riflessioni sulla storia, sull’attualità, sulla nostra società, come il collega, suo contemporaneo, Mark Russell ma in maniera meno didascalica, più sottile. Se però questi elementi sono declinati in salsa supereroistica nell’apprezzata serie Ultimates, in Absolute Martian Manhunter l’autore raggiunge un altro livello: nel reimmaginare John Jones come agente della CIA che viene posseduto da una coscienza aliena, un “marziano” in guerra con il “marziano bianco”, Camp riflette sulle tensioni che attraversano la civiltà statunitense e occidentale, tra xenofobia, teorie del complotto, terrore per il futuro e lotta per mantenere lo status quo. Questi temi sono affrontati in maniera sì diretta, ma anche molto sottile e sfumata, intersecandosi in maniera naturale con l’approfondimento di Jones e del Marziano, che nel corso dei numeri iniziano a conoscersi, a riflettere su sè stessi e a fondersi sempre di più. Il risultato è uno dei fumetti di supereroi più peculiari degli ultimi anni, e una dimostrazione di come il genere possa essere ancora fecondo se usato con inventiva e originalità, in particolare quando i lacci di continuity e tradizioni si allentano.
E questo è un commento che si può adattare a tutta l’operazione Absolute, che anche nei casi che più rientrano nel canone supereroistico, dimostra una freschezza, un dinamismo e un’inventiva che sono un manifesto del potenziale infinito del genere ancora oggi.
Abbiamo parlato di:
Absolute Flash #1-2
Jeff Lemire, Nick Robles, Adriano Lucas, Tom Napolitano
DC Comics, maggio/giugno 2025
36/28 pagine, spillato colori – 4,99 $
Absolute Green Lantern #1-2
Al Ewing, Jahnoy Lindsay, Lucas Gattoni
DC Comics, giugno/luglio 2025
36/28 pagine, spillato colori – 4,99 $
Absolute Martian Manhunter #1-2
Deniz Camp, Javier Rodriguez, Hassan Otsmane-Elhaou
DC Comics, maggio/giugno 2025
36/28 pagine, spillato colori – 4,99 $











