First Issue #58: The Question e il ritorno del 2099

First Issue #58: The Question e il ritorno del 2099
Jeff Lemire e Denys Cowan presentano la loro versione di The Question per l’etichetta Black Label della DC Comics, mentre in casa Marvel Comics tornano le storie ambientate nel futuro più famoso della Casa delle Idee, quello del 2099.

 Ogni mercoledì in USA esce quasi un centinaio di albi a fumetti, molti dei quali sono numeri di esordio di serie e miniserie, i first issue.
First Issue è la rubrica de Lo Spazio Bianco dedicata ai nuovi numeri uno in uscita negli States! In questo episodio #58 ci concentriamo sulle novità uscite mercoledì 20 e 27 novembre 2019.

Punisher 2099 #1

Mentre il 2019 si avvia verso la conclusione, il 2099 torna protagonista dopo i fasti degli Anni Novanta e il flebile coinvolgimento di alcuni personaggi nell’era Marvel di Axel Alonso.
Oltre al filone narrativo principale, che nasce da Nick Spencer e dalla saga che ha preso il via sugli ultimi tre numeri di Amazing Spider-Man, la Casa delle Idee  ha inaugurato alcuni percorsi laterali, dei quali fa parte anche Punisher 2099 di Lonnie Nadler e Zac Thompson (sceneggiatori), Matt Horak ed Eoin Marron (disegnatori).
Horak, forse aiutato dalla colorazione della sempre efficace Rachelle Rosenberg, dimostra di aver affinato il proprio stile, avendo smussato l’eccessiva spigolosità e avendo ridotto le sproporzioni che avevano caratterizzato le sue tavole per il Punisher di Becky Cloonan.
Oltre a una raffigurazione più armoniosa dei personaggi, colpiscono la profondità e la cura degli sfondi, in particolare nelle pagine 4 e 5 dell’albo, nelle quali emergono prima uno spazio chiuso e poi uno aperto. Nonostante qualche volto posto in secondo piano poco rifinito, la fluidità di alcune acrobazie rende piacevole la messa in scena delle sequenze d’azione della prima parte e, insieme all’impostazione creativa della griglia nella seconda, fa globalmente preferire l’operato dell’artista di Akron rispetto a quello di Marron. Quest’ultimo esibisce un tratto che richiama per certi versi il segno di Juan José Ryp, pagando però una definizione e una potenza minori.
A entrambi i penciler va comunque riconosciuto il merito di ricreare l’atmosfera opprimente della distopia sceneggiata da Nadler e Thompson, che scrivono testi eccessivamente prolissi, rallentando il ritmo e finendo per annoiare il lettore.
Gli omaggi a Ghost in the shell di Masamune Shirow e un richiamo alla puntata di Black Mirror interpretata da Bryce Dallas Howard creano un legame con il pubblico, che si spezza di fronte a spiegazioni didascaliche e a dialoghi poco immediati.
L’albo, che potremmo consigliare solo agli appassionati completisti, riesce nell’intento di modellare un nuovo inizio per Hector Tago, il Punisher del 2099, ma demanda a un eventuale prossimo autore fluidità di balloon e pathos.
Federico Beghin

Di seguito, le copertine delle altre novità targate Marvel Comics.

The Question – The Deaths of Vic Sage #1

Se pensate che Gotham sia il buco nero della speranza, dovreste fare un salto a Hub City, la città dove agisce Victor Sage, giornalista d’inchiesta nella sua identità pubblica e giustiziere mascherato come The Question.
Il personaggio, creato da Steve Ditko in casa Charlton e poi passato nell’universo DC, ha una storia prestigiosa, sebbene non sia mai stato una prima linea e, paradossalmente, è probabilmente più conosciuto in quanto prototipo del Rorsach di Watchmen che per le sue imprese.
Le sue avventure si svolgono in un’atmosfera hard boiled, i suoi modi sono duri e non dimostra particolare pietà o empatia verso i suoi avversari. Che non di rado sono particolarmente spregevoli, come il consigliere comunale Ford, sorpreso in un bordello che offre prostitute bambine.
Parte da qui la miniserie scritta da Jeff Lemire – affiancato da Denys Cowan (matite), Bill Sienckiewicz (chine) e Chris Sotomayor – per l’etichetta Black Label della DC: una scena lenta, segnata dalla violenza fisica del giustiziere e da quella morale del consigliere, che marca il mondo ideale di The Question, con una netta separazione fra bene e male. Questa nettezza inizia a scolorire nelle vicende conseguenti, secondo mosse che preparano una crisi di identità del protagonista.
Non c’è niente di nuovo in questo primo numero, niente che non abbiamo già incontrato; in più la percezione di già visto è amplificata da un diffuso didascalismo, con dialoghi e voce narrante che rimarcano atmosfere e situazioni. Tutto appare insomma meccanico: una configurazione tipica di elementi narrativi, messi in moto e fatti evolvere secondo dinamiche ben oliate ma stereotipate. Chiarito tutto ciò, il fatto sorprendente è che, alla fine, il racconto funziona: la tensione cresce pagina dopo pagina e il tono diventa sempre più oppressivo. È come se la stereotipia costruisse una gabbia dalla quale non scorgiamo vie di fuga: la meccanicità impressa all’intreccio sembra condannare la storia al disastro totale inevitabile.
A questo senso di claustrofobia, morale prima ancora che fisica, contribuisce con grande efficace la definizione visuale del mondo della vicenda: il tratto spezzato e il tratteggio insistito (che insieme fanno desiderare di vedere la versione in bianco e nero) delineano figure sgraziate: niente è elegante, niente è morbido in questo mondo. I volti passano dalla vacuità alla mimica esagitata; instabili, cambiano al limite dello schizofrenico nell’ambito di una stessa tavola. L’effetto è irritante, come tutto quello che vediamo accadere.
Su tutto, infine, domina la staticità: l’assenza di dinamismo nelle immagini (anche quella che mostra il protagonista saltare fra i tetti sembra un “reale” fermo immagine, che annulla il movimento) e infine l’uso frequente di primi piani comunica il mantra del qui ed ora, senza prospettive, senza futuro. Come in altre opere superoiche di Lemire manca una caratterizzazione forte dei personaggi: il risultato è un racconto efficace ma che resta dentro confini noti senza offrire spunti particolari.
Simone Rastelli

Di seguito, le copertine delle altre novità DC.

Olympia #1

Se credete che i personaggi dei fumetti siano solo complesse costruzioni fantastiche, siete fuori strada. Se pensate che i raggi cosmici non possano alterare la struttura molecolare umana creando degli esseri con superpoteri, continuate a essere fuori strada. Se credete che l’Uomo Ragno e i Vendicatori esistano solo all’interno di vignette disegnate, continuate a non aver afferrato il punto. Se invece, credete che gli eroi possano essere reali e le pagine dei fumetti siano finestre spalancate su una dimensione parallela, allora siete invitati a continuare a leggere.
Il numero di esordio di Olympia racconta la storia dell’incontro tra il giovane Elon ed Olympian, eroe fuoriuscito dalle pagine di un fumetto e scaraventato sulla terra da forze sconosciute.  La vicenda, parzialmente sviluppata nella dimensione di Olympian e in parte ambientata nel nostro mondo, consente al lettore di entrare velocemente in sintonia con il personaggio di Elon, anche egli fruitore di parte della storia in qualità di lettore di comics. Ragazzino alla ricerca di attenzione e affetto, nerd e vittima di bullismo scolastico, si rivela essere il vero motivo dell’esigenza di raccontare degli sceneggiatori. Un giovane e solitario protagonista, condannato a una esistenza da emarginato, che fugge dalla sua cupa realtà personale entrando in un mondo fantastico abitato da dei e mostri.
Curt e Tony Pires, nel porre le basi della serie, rivolgono lo sguardo alla Silver Age del fumetto supereroico, imbastendo una trama basica e dai ritmi cadenzati, improntata sia all’osservazione della personalità di Elon e sia all’esplorazione del suo possibile rapporto con l’eroico Olympian. Quel che risulta è una fluida e funzionale interazione tra i due personaggi, costruita dapprima sui chiaroscuri della contrapposta solitudine di entrambi e successivamente sviluppata in dialoghi caratterizzati da una piacevole dose di humor.
I disegni di Alex Diotto assestano infine il colpo del KO, grazie a repentini cambi di stile. Matite che riescono a switchare da uno stile kirbyano, fatto di linee spesse e figure imponenti per le sequenze ambientate ad Olympia, a uno stile più semplice e diretto, tratteggiando i personaggi con linee più sottili e fluide per le sequenze ambientate nel nostro mondo.  Un impianto grafico che asseconda precisamente i ritmi del narrato incorniciandolo in vignette strette e ravvicinate o più espanse, a seconda della necessità di imporre cambi di velocità alla storia.
I colori di Dee Cunniffe aggiungono poi l’ultimo tocco necessario a validare l’aura vintage che accompagna il fumetto, sottolineando l’alternarsi dei due diversi stili grafici, contrapponendo tinte brillanti a colori più caldi e opachi per le scene ambientate sulla Terra.
Curt e Tony Pires realizzano in questa prima uscita  un sentito omaggio al fumetto degli anni ’60, facendo con il personaggio di Olympian, una sorta di dio asgardiano, un vero e proprio tributo  alla monumentale opera di Jack Kirby e alle storie classiche di Thor. Pur peccando, a tratti, di particolare originalità Olympia si dimostra una lettura piacevole, resa interessante dal suo essere un riuscito esempio di metafumetto. Capitolo iniziale di una serie dai molteplici potenziali sviluppi, conduce il lettore a respirare l’aria frizzante e il sense of wonder degli albori del fumetto supereroico, riproponendone la particolare magia naif.
Ferdinando Maresca

Heart Attack #1

L’impiego di una rivoluzionaria terapia genetica, volta ad arrestare il diffondersi di una tremenda epidemia, ha portato come effetto collaterale alla nascita di bambini dotati di particolari poteri. Accolti con paura e diffidenza dal governo americano, questi soggetti vengono perseguitati dalle autorità e si vedono costantemente negati i propri diritti.
Da tali premesse non proprio originalissime prende il via Heart Attack, serie scritta da Shawn Kittelsen. L’autore imbastisce la storia secondo i canoni di un teen drama, laddove i giovani protagonisti, nonostante il contesto sociale repressivo in cui versa il Paese, sembrano muoversi all’interno di una rassicurante e glitterata bolla fatta di movida, influencer e dinamiche adolescenziali. Conseguentemente, le tematiche che il fumetto intende sviscerare, come per l’appunto la paura del diverso e la segregazione – temi fortemente reminiscenti delle storie dei mutanti di casa Marvel e mai attuali come ora – vengono trattate in realtà in maniera piuttosto blanda, priva di sfaccettature. Beninteso, non mancano i momenti in cui vengono mostrati gli effetti che questo clima d’odio ha nella vita di tutti i giorni, però questi danno più che altro l’impressione di essere “tappe obbligate”, scene che l’autore ha dovuto necessariamente inserire per fornire un pretesto narrativo all’agire dei personaggi.
Inoltre il flusso di lettura dell’albo è gravato da un ritmo discontinuo, in quanto l’incedere della narrazione viene arrestato da dense e statiche scene dialogate (una in particolare, a metà), votate a fornire spiegazioni o a stabilire relazioni tra i personaggi.
Dal canto suo, il disegnatore Eric Zawadzki dimostra una certa competenza nel tratteggiare i volti dei personaggi e renderli espressivi, quando si tratta di realizzare primi piani, ma anche un po’ di incertezza nel tratto quando l’inquadratura si allarga, oltre che una tendenza a depauperare di dettagli gli sfondi. Si fa infine apprezzare un layout chiaro ed essenziale, pur nel suo essere estremamente tradizionalista.
Marco Marotta

Di seguito, le copertine delle novità Image Comics.

Editori indie

Di seguito, le copertine delle altre novità degli editori indipendenti.

Wednesday Warriors

Nella puntata #50 di Wednesday Warriors su Dimensione Fumetto, Andrea Gagliardi ha ulteriormente approfondito lo stile di Tom King analizzando Batman #83.

Batman #83

Arriviamo quindi (finalmente) a Batman #83, o più generalmente all’opera di Tom King.
Come detto più volte in queste pagine, King, alla ricerca di un punto di vista diverso sulla narrazione seriale, cerca di opporsi a questa “dittatura del colpo di scena” (o se preferite dittatura della narrazione) e decide deliberatamente di disinteressarsi dell’intreccio per concentrarsi sull’esposizione cercando approfondimenti sui personaggi, sulle relazioni tra gli stessi e cercando costantemente una connessione emotiva con  chi fruisce l’opera.
Per riuscire nel suo intento lo scrittore cerca di sganciare la sceneggiatura del fumetto dal rapporto di subordine che vive con quella cinematografico/televisiva per agganciarla a una logica espositiva più comune al mondo della poesia, e lo fa senza nascondersi: nel caso specifico di Batman #83 l’autore esordisce e chiude con due poemi di Henry Wadsworth Longfellow.
LEGGI LA RECENSIONE COMPLETA QUI

Per questa puntata è tutto. First Issue ritorna tra due settimane, con la puntata #59 il 18 dicembre 2019.
Stay tuned!

[Un ringraziamento al nostro Paolo Garrone, che cura la gallery delle cover sulla pagina Facebook de Lo Spazio Bianco per ogni puntata di First Issue.]

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