DEET

Deet: Asterix mi ha insegnato ad amare i fumetti

9 Marzo 2026
Abbiamo incontrato il vincitore del Lucca Contest 2024 per parlare di “Vertice Estremo”, e di come il fumetto sia diventato una parte importante della sua vita.
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Il Lucca Contest è un laboratorio di idee capace di premiare autori emergenti e la loro declinazione del linguaggio fumetto. Non fa eccezione Deet, giovanissimo autore completo che, incontrato negli spazi di Edizioni BD durante lo scorso Lucca Comics and Games, ci ha raccontato il suo percorso e quanto sia stato fondamentale il suo incontro col mondo del fumetto per fare sentire la propria voce.

Vertice Estremo Cover

Buongiorno e benvenuto su Lo Spazio Bianco a Deet, vincitore del Lucca Contest 2024 con Vertice Estremo, pubblicato da Edizioni DB.
Buongiorno e te e grazie.

Iniziamo parlando del nome: la scelta di uno pseudonimo rappresenta una bella responsabilità e, come insegna Zerocalcare, c’è sempre il rischio che poi un po’ ci se ne penta. Com’è nato Deet e che rapporto hai con questo pseudonimo?
Il nome Deet viene da un personaggio dell’universo di Dark Crystal, che è Dithra. Quando ho visto la serie, su Netflix, sono rimasto colpito, anche perché questo personaggio mi ha riportato a quando ero bambino, a quando mi piaceva disegnare, creare storie con i miei amici e per questo mi piaceva fare mio un personaggio con cui sentivo una certa affinità. Ho voluto provare e ho detto, dai, sì, mi sembra bello. Poi quando la gente mi chiama così mi fa piacere. Gli amici continuano a chiamarmi Leo, da Leonardo. 

Tutti noi abbiamo soprannomi nella nostra cerchia. In effetti nel mondo dei fumetti una doppia identità è una cosa abbastanza comune e poi c’è sempre quel rapporto tra poteri e responsabilità… in qualche modo ti condiziona?
Vero, ed è anche un modo per dire, restando in metafora: mi tolgo la maschera di Batman e mi rilasso. In privato sono Leonardo e basta.

Passando a Vertice Estremo,  con cui hai vinto il Lucca contest 2024, ti chiedo di parlare della sua genesi, della candidatura al contest e soprattutto come hai vissuto il riconoscimento.
Vertice estremo è un progetto nato durante la mia frequentazione del terzo anno alla Scuola di Comics di Firenze, durante un corso.  Quando è nata volevo una storia che mi divertisse, che mi piacesse raccontare, senza preoccuparmi troppo di un possibile lettore ma solo del mio gusto nel realizzarla.
Avuta l’idea, ho disegnato qualche tavola che è piaciuta ai professori, sono stati loro quelli che subito mi hanno spinto a proporla per il Lucca Project Contest 2024. Io non sapevo neanche della sua esistenza ma è andata bene, anzi benissimo.
Quando mi hanno chiamato per dirmi del premio, l’emozione ovviamente è stata assurda, tremavo tantissimo. Sono una persona espansiva, ma solo quando parlo del mio lavoro. Nel privato invece sono abbastanza timido e questo ha amplificato l’emozione.

Il tuo fumetto è stato notato perché offre in un contesto fantasy un tipo di contenuto estremamente attuale.
Non so se lo definirei un fantasy politico, ma quasi, perché comunque ci ho messo dentro molti temi di attualità, come lo sfruttamento del potere, lo sfruttamento di risorse del pianeta, e come tutto giri intorno al denaro, all’arricchimento di pochi contro la vita dei semplici e dei deboli.

Il fumetto pone l’attenzione sul fatto che chi sfrutta è assolutamente consapevole che lo sta facendo e anzi, sembra intenzionato a farlo il più a lungo possibile.
Sì, ma si tratta anche di altro. Racconto di questa civiltà che vive soltanto dentro una torre chiusa in cui al vertice c’è il potere assoluto e questa visione mi è servita anche per dare un’idea di come le persone siano tutte collegate; spesso non si pensa che fuori da un contesto di benessere c’è una galassia di persone che invece occorre vengano aiutate, anche per migliorare la vita di tutti.

Vertice Estremo p.154

Ci sono due figure che mi hanno affascinato parecchio di questo racconto. Ovviamente Fragolina, che si trova a essere portabandiera inconsapevole di una rivoluzione; l’altra invece è Re, perché è una figura tragica, e che sembra anche avere una sua etica. Come è nata la loro contrapposizione?
Allora, la Fragolina è nata soprattutto perché io amo Gumball e volevo proprio traslare quel mondo, quel tipo di racconto, in un fumetto mio. La protagonista nasce da lì rielaborando un’idea che è diventata una Fragolina vampiretto, una creatura magica che si accende quando si arrabbia e i cui poteri derivano proprio da quel concetto di sfruttamento che sembra regolare il suo mondo.
Il Re, invece, ha una parte umana perché lo volevo contrapposto a tutti i membri del Consiglio della Torre; nessuno di loro è stato pensato con una parte buona. Tornando all’analogia col nostro presente, penso sempre che tra i soggetti che spremono risorse e persone ci siano anche figure combattute, che comprendono il peso di certe scelte ma allo stesso tempo sono incastrate in dinamiche senza uscita. Ecco, la figura del Re nasce da questa contrapposizione etica.

Assieme ai contenuti e agli strati di lettura, è impossibile non restare colpiti da uno stile molto personale, quasi vettoriale. Come è maturato?
 Da piccolo disegnavo tantissimo. Poi ho smesso per riprendere durante il Covid, quando ho ripreso anche a rileggere fumetti.
Prima disegnavo in modo diverso; i personaggi erano maggiormente antropomorfi. Non dico realistici, però più umani sì. Quel tipo di approccio mi sono accorto che non mi piaceva, non era più il mio. Poi ho scoperto un autore francese, Stéphane Fert e sono rimasto folgorato. Le sue tavole sono quadri che mi hanno condizionato molto.
Ho visto che lui a volte usa il lineart, a volte no. E ho detto, questa cosa mi piace, posso provare a sfruttarla per il mio stile. E quindi sono arrivato, lavorando ovviamente tutti i giorni, disegnando tutti i giorni a uno stile in cui sento di riconoscermi, in cui c’è un po’ di lineart, ma è anche painting, semplicemente; uso matite, pastelli anche se so bene che il risultato non è, diciamo, “un fumetto classico.”

ASTERIX CENA

Prima mi parlavi di quanto sia stato importante, formativo, Gumball ma anche del fatto che a un certo punto hai smesso e poi hai ripreso a leggere fumetti. Quali sono stati quelli che ti hanno riavvicinato e persuaso a tornare al disegno.
Molto banalmente, da piccolo leggevo le vecchie edizioni di Asterix da mia nonna e su quelle storie sono tornato durante il lockdown ritrovando la stessa passione della prima volta, riscoprendo quanto mi piacesse leggerli e farli. A quel punto mi sono chiesto perché avessi smesso di fare una cosa che mi fa stare tanto bene e non ho più smesso.
Pensa che gli studi mi avevano portare a fare il geometra ma quel tipo di formazione la odiavo, io volevo fare altro nella vita, volevo fare i fumetti.
Quindi tornando alla tua domanda tutto è iniziato, due volte, grazie agli Asterix di Uderzo e Goscinny; ci sono stati anche i manga però quando ho letto, diciamo, quelli importanti mi sono accorto che non mi prendevano come quelli italiani e soprattutto francesi.

La famiglia come ha accolto questa tua vocazione?
I fumetti sono parte anche della crescita personale. Oggi meno, ma quando ero adolescente i fumetti erano ancora una nicchia e quasi mi vergognavo. Ora, per chi inizia, è diverso avere a che fare con questo mondo e lo vedo anche con mio fratello che è più piccolo di cinque anni.
La famiglia all’inizio era “mai fumetti”. Poi ho fatto studi da geometra e l’ho odiato per cinque anni. Quando ho detto che avrei tentato di seguire le mia vocazione hanno capito che ci tenevo tanto e che lavoravo tutti i giorni; e quando hanno visto i primi risultati sono stati contenti, molto contenti.

Vertice estremo int

Prima parlavi di fumetti italiani oltre che francesi, a cosa ti riferivi?
Vincenzo Bizzarri, mi piace moltissimo. Poi non so; ho iniziato a leggere Zerocalcare, che però non è il mio preferito; mi piacciono i temi che tratta, ma preferisco Fumettibrutti, anche per i temi di cui è portavoce.

Ero curioso di capire quale fosse il pozzo da cui attingi o comunque l’immaginario che ti ha in qualche modo formato.
Va detto che leggo fumetti diversi da quello che faccio io, molto diversi. Perché, quando vado in libreria le cose differiscono. Quando compro un fumetto lo faccio o per studiarmelo o per leggerlo; ho fumetti che prendo come fossero libri di testo, ma se penso a cosa mi emoziona, torno a Stéphane Fert. A lui devo davvero molto. Un maestro per me.

Dal punto di vista del lavoro e della struttura, tu fai storyboard o lavori su sceneggiatura e poi porti il disegno?
Lavoro su storyboard. Scrivo una scaletta non troppo precisa, tipo da pagina 8 a pagina 12 so cosa succederà ma poi il racconto lo sviluppo con gli storyboard e mentre li realizzo magari mi viene in mente qualcosa da aggiungere. Spesso esco dalla scaletta e credo sia per questo che mi capita raramente di lavorare con sceneggiatori; preferisco avere il controllo della storia. Quella di essere autori completi è una caratteristica del mio gruppo, il Collettivo Scilla.

Inevitabile la domanda su quali sono i tuoi prossimi passi professionali.
Ho appena iniziato un lavoro nuovo su cui posso dire solo che vorrei ci fosse una componente maggiormente personale, non nel senso di biografico ma proprio del mio modo di vedere le cose.

In Vertice estremo, ad esempio, a parte una visione del mondo, quando c’è di personale?
Poco. Sicuramente il mio pensiero politico sul mondo, non molto di più. Anche perché, come ti ho detto, è nato soprattutto come divertimento.

Tu hai fatto Lucca da lettore negli anni passati. E adesso sei dall’altra parte della barricata. Che effetto fa? Cosa che ti chiedono i lettori?
È tutto stranissimo. Ma piace tantissimo quando viene qualcuno e mi dice di conoscermi già l dalle autoproduzioni ad esempio; quando succede è veramente una soddisfazione enorme. Incontrare una persona che dice che ti conosce, compra un tuo lavoro e chiede una dedica è qualcosa di indescrivibile.
Capisco anche le persone che dall’altra parte si emozionano. Sono come loro. Io quando trovavo qualcuno di cui volevo una dedica, una firma, una foto, mi emozionavo tantissimo.

L’età dei tuoi lettori l’hai già identificata?
Più o meno vent’anni. Io ho 24 anni, quindi soprattutto coetanei. Un pubblico sia maschile e femminile.
Forse un pochino più femminile però comunque ventenni, sicuramente.

In giro per Lucca quali sono gli incontri che ti hanno segnato in questi primi tre giorni da pari, da colleghi?
In generale non ho ancora fatto tanta amicizia perché due giorni sono pochi.
Però ho chiacchierato un pochino. Ho scambiato qualche parolina nello stand BD. Mi fa piacere parlare anche con autori con stili diversi dal mio ed è il grande valore della Self Area ad esempio.
La self area è bellissima perché così come l’editoria ha un piano editoriale, in self non sai mai cosa puoi aspettarti. Ci sono fumetti verticali, fumetti orizzontali, triangolari e che parlano di qualsiasi cosa. L’autoproduzione è bella, è un bel mondo ma ancora troppo nascosto secondo me.

Ti ringrazio.
Grazie a te.

Intervista registrata a Lucca Comics & Games il 31 ottobre 2025.

Leonardo ‘Deet’ Fantini

Ha cominciato con le autoproduzioni del Collettivo Scilla, lavorando a fumetti antologici come le loro raccolte Eros e Thanatos o ad un suo fumetto in solitaria, Stretto Immenso. Grazie alla vittoria del Lucca Project Contest del 2024, ha pubblicato con Edizioni BD Vertice Estremo. SI tratta di un fantasy stratificato, capace di comunicare sia a un pubblico più adulto che a uno più giovane, e che non nasconde una lettura politica del nostro contemporaneo.

Francesco Cascione

Francesco Cascione

Genovese, ma con le radici piantante nel mondo.
Mi piace raccontare emozioni e raccontarlo attraverso quelle emanate da eventi di massa è estremamente stimolante, tanto quanto raccontare o condividere storie.

Arrivo allo spazio bianco dopo aver scritto, intervistato, raccontato, e dopo molti errori di battitura.

Mi definisco un lettore onnivoro per approccio, e sono curioso per natura.

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