In pochi anni, Jonas Scharf è diventato un nome di peso nel panorama mainstream statunitense, l’unico artista tedesco ad aver sfondato in questo mercato in anni recenti, se si eccettua l’ormai affermatissimo Nic Klein. Dopo la sua prima opera con BOOM! Studios, Warlords of Appalachia con Philip Kennedy Johnson (2018), il suo stile sporco e adatto ad atmosfere oscure viene notato da Cullen Bunn, che lo coinvolge in progetti horror come Basilisk (2020-2023) e Bone Parish (2020). Mentre tavola dopo tavola il suo tratto si definisce sempre di più, inizia a muovere i primi passi in Marvel, dove viene coinvolto nella parte finale dell’era Krakoana degli X-Men su serie come X-Men Dark e Dead X-Men. Ma è il 2025 a segnare la sua definitiva consacrazione: dopo aver realizzato a fine 2024 Ultimate Universe: One Year In, passaggio fondamentale del nuovo universo Ultimate scritto da Deniz Camp, ha realizzato Ultimate Spider-Man: Incursion, in cui Miles Morales è entrato in contatto con questo mondo. Queste prove lo hanno portato a essere il disegnatore (sempre su testi di Deniz Camp) di Ultimate Endgame, l’evento che nel 2026 metterà fine (forse per sempre) a questa nuova iterazione dell’Ultimate Universe.
Abbiamo incontrato Jonas Scharf durante l’evento organizzato dal Walt’s Comic Shop per festeggiare i suoi 5 anni di attività. Con lui abbiamo parlato della sua formazione, la sua passione per il fumetto statunitense e della sua breve, ma lanciatissima carriera.
Ciao Jonas e grazie mille per il tuo tempo. Vorrei cominciare dai tuoi inizi: quando hai deciso di intraprendere questa carriera? Quali sono state le tue prime influenze e i tuoi primi passi? Tra l’altro, sei molto giovane e vivi in un paese, la Germania, in cui il mondo dei fumetti non è sviluppato come in altri paesi europei.
Da bambino ero un grandissimo fan di Star Wars. Un giorno, dovevo avere 10 o 11 anni, in un’edicola di una stazione ho scoperto che esistevano anche i fumetti di Star Wars. Erano pubblicati da Dark Horse Comics e uscivano mensilmente negli USA, mentre in Germania venivano pubblicati da Dino, poi da Panini.
Li compravo ogni mese, e a un certo punto mi sono reso conto che ogni numero aveva un disegnatore diverso, e che dava al fumetto un aspetto completamente nuovo. Durante l’adolescenza ho iniziato a scoprire davvero l’arte del fumetto e ho capito che esistono artisti che imprimono la propria personalità visiva a un’opera, definendone completamente l’aspetto. E da lì ho deciso che era ciò che volevo fare anch’io.
E chi erano i tuoi artisti preferiti all’inizio? Chi ti ha influenzato nel tuo stile, da dove hai tratto ispirazione?
All’inizio ero completamente concentrato sui fumetti di Star Wars – artisti come Davide Fabbri o Doug Wheatley, entrambi con uno stile piuttosto fotorealistico. Con il tempo, crescendo, i miei gusti sono cambiati.
Più tardi ho scoperto Mike Mignola, Hellboy e tutto quel mondo, molto più stilizzato e sintetico. Da ragazzo non mi piaceva per niente, ma ora apprezzo quanto lavoro ci sia dietro a ridurre un disegno alla sua forma essenziale.
Direi che questa è stata la grande svolta: col tempo mi sono avvicinato anche a un tipo di arte più astratta.
Hai iniziato subito lavorando nell’industria americana, giusto? Per Boom! Studios hai esordito con Warlords of Appalachia su testi di Philip Kennedy Johnson. Poi hai continuato a collaborare con Cullen Bunn e altri autori famosi. Com’è stata quell’esperienza con Boom! e con questi scrittori?
Come sono arrivato a Boom! è stato un colpo di fortuna: è stato l’editor Eric Harburn a contattarmi online. Durante gli studi trasformavo ogni progetto possibile in un fumetto e disegnavo molte tavole sequenziali – non solo illustrazioni singole – che pubblicavo su DeviantArt.
Nel 2015 DeviantArt era ancora un ottimo strumento per trovare artisti, grazie ai filtri per categoria. Penso fosse un canale perfetto per scoprire nuovi talenti – forse lo è ancora oggi, ma ci sono tanti altri mezzi. Ho avuto davvero fortuna che Eric mi trovasse lì. All’inizio pensavo fosse spam, ma dopo qualche scambio di messaggi mi ha chiesto una tavola di prova, e da lì è partito tutto, con il mio primo lavoro con Warlords of Appalachia. Con lui ho poi realizzato Bone Parish e Basilisk.
Eric mi ha raccomandato internamente ad altri editor di Boom!, e così ho avuto la possibilità di lavorare anche su Power Rangers e Il pianeta delle scimmie. Ovviamente sapevo disegnare abbastanza bene da ottenere quel primo incarico, ma è proprio in Boom! che ho capito quale fosse il mio vero stile.
I progetti erano molto diversi tra loro – Power Rangers da una parte, Planet of the Apes dall’altra – e ogni volta bisognava adattarsi al genere, pur mantenendo una propria identità visiva. È stato come un vero e proprio periodo di allenamento, direi.
Il mio grande salto è stato Bone Parish: avevo firmato per cinque numeri, ma il primo ha venduto talmente bene che hanno deciso di estendere la serie a dodici. Cullen Bunn mi ha persino voluto come co-creatore, perché inizialmente avevo solo un contratto “work for hire”. Bone Parish è stato quindi il mio vero debutto come autore indipendente.
Cullen e io lavoravamo molto bene insieme. Quando è arrivato il periodo del Covid, abbiamo iniziato subito Basilisk, perché Boom! voleva proseguire sull’onda del successo di Bone Parish.
Poi, nel 2020, sei stato contattato da Marvel, giusto?
In realtà già nel 2018. Anche lì, all’inizio pensavo fosse uno scherzo. Ricky Purdon, talent manager di Marvel, aveva letto Warlords – probabilmente grazie al collegamento con Philip Kennedy Johnson – e mi ha offerto una breve storia, un Halloween Special di sei-otto pagine. Ed è così che sono arrivato alla Marvel.
Quindi, in un certo senso, un cerchio che si chiude con Philip Kennedy Johnson.
Esatto, proprio così.
E poi è arrivata Avegers of the Wastelands, giusto?
Sì, credo fosse il 2019 quando ho iniziato Adventures of the Wastelands, la mia prima vera miniserie per Marvel. Nel frattempo avevo altri progetti, ma quella è stata la prima serie importante.
Hai detto di essere stato un grande fan di Star Wars. Ma per quanto riguarda i supereroi? Ti interessavano o erano più qualcosa che “esisteva e basta” per te?
Da bambino adoravo le serie animate dei Fantastici Quattro e soprattutto di Spider-Man. Ma da adolescente facevo fatica a entrare davvero nell’universo Marvel. Sapevo chi era Peter Parker e cosa faceva Spider-Man, ma quando aprivo un albo in fumetteria mi sentivo completamente perso, con tutta quella continuity alle spalle.
Era sempre quello il mio problema con i fumetti di supereroi. Ne ho letti diversi, certo, ma onestamente, per essere uno che oggi lavora in esclusiva per Marvel, credo di aver letto relativamente pochi fumetti Marvel nella mia vita.
È interessante quello che dici – spesso è difficile entrare nei fumetti di supereroi per via della continuity. Ora però lavori nell’Ultimate Universe, che è qualcosa di completamente diverso, che si può leggere senza conoscenze pregresse. Com’è stato per te far parte di questo nuovo universo, contribuirvi, anche con storie come One Year In, Incursion e presto Endgame?
L’Ultimate Universe è fantastico perché permette di lavorare con personaggi che tutti conoscono, ma raccontandoli da capo, con una prospettiva nuova. È una sorta di “fresh start”. Deniz scrive in modo straordinario, e con Endgame il tutto sta per arrivare a una conclusione – speriamo soddisfacente e completa.
Personalmente amo le storie autoconclusive. Marvels, di Alex Ross e Kurt Busiek, ad esempio: lo leggi, vivi un’esperienza piena, conosci i personaggi e hai una storia completa. Mi piace questa sensazione di compiutezza.
So che molti fan invece amano la continuity infinita, e capisco anche quello. Ma per me è bello quando puoi creare qualcosa di nuovo senza rovinare cento numeri di storia precedente. È questo che trovo stimolante negli Ultimate Comics: sono come una sandbox in cui puoi giocare liberamente.
Deniz ha molto rispetto per i personaggi, ma trova sempre il modo di proporre qualcosa di nuovo.
Com’è lavorare con Deniz? È uno degli autori più apprezzati del momento, soprattutto in Marvel.
Penso che ci intendiamo bene perché anche lui viene dal mondo indie. Da quello che so, è stato proprio lui a chiedere che fossi io a disegnare Incursion. E naturalmente è stato un onore.
Incursion è stato un po’ caotico, perché era co-sceneggiato con Cody Ziegler, quindi c’erano molte voci creative. Ma ora, con Endgame, c’è molta più struttura. Abbiamo una mail condivisa con Dennis e Terry (Dodson, NdR) dove discutiamo di design, direzione visiva e tutto il resto. È un processo molto stimolante.
Spero che presto riusciremo anche a incontrarci di persona – mi farebbe davvero piacere.
Senza spoiler: cosa ti entusiasma di più di Endgame? C’è qualcosa di particolare, magari nei design o nelle atmosfere, che trovi davvero interessante?
La cosa più affascinante per me di Endgame è esplorare il mondo all’interno della Cupola. Senza fare spoiler, posso dire che mi sono divertito moltissimo a lavorare sull’ultima pagina del primo albo e sul character design legato a quella scena.
La storia prosegue esattamente da dove si era interrotto il primo numero: posta in gioco altissima, momenti emotivi intensi e un pizzico di umorismo.
E guardando al futuro: dove ti vedi tra cinque anni? Hai progetti che ti piacerebbe realizzare – in Marvel, DC o magari altrove?
Al momento ho un contratto in esclusiva con Marvel, probabilmente per circa un altro anno e mezzo. È comodo, perché non devo preoccuparmi del “cosa viene dopo”.
Mi piace alternare progetti “creator-owned” a lavori sui supereroi. I fumetti di supereroi sono fantastici, ma anche impegnativi: in ogni vignetta ci sono tanti personaggi che combattono e parlano insieme. Nei progetti indipendenti c’è più spazio per respirare, più pagine di dialogo o anche silenziose, che puoi curare nel ritmo e nell’atmosfera.
Con Cullen, ad esempio, mi piaceva molto usare sequenze senza parole, solo immagini.
Quindi, tornando alla domanda: mi piacerebbe continuare con un buon equilibrio tra progetti personali – dove hai più libertà creativa – e fumetti di supereroi, che sono sempre un piacere da disegnare. Perché sì, è un momento magico quando ti ritrovi a disegnare Spider-Man che combatte contro Spot. È surreale e bellissimo.
Per concludere: guardando alla Germania, storicamente non ci sono molti artisti tedeschi che lavorano nell’industria americana. Tra questi c’è Nic Klein, che lavora lì da anni con grande successo, anche oggi con Hulk, che ha ricevuto ottime recensioni. Pensi che in Germania stia cambiando qualcosa, che si stia aprendo di più verso il mercato internazionale, specialmente quello statunitense?
Credo che in Germania sia ancora percepito come qualcosa di “strano” che un artista tedesco lavori per il mercato americano. La scena tedesca del fumetto è molto divisa: da un lato c’è quella che punta alla graphic novel “impegnata”, con un valore culturale o educativo; dall’altro ci sono gli autori underground, che rifuggono qualsiasi cosa possa sembrare commerciale, per non essere considerati dei “venduti”.
Penso che questa mentalità sia ancora molto radicata. Io, invece, ho sempre letto fumetti americani, quindi per me è stato naturale voler lavorare in quel mondo.
Non conosco molto bene la scena franco-belga, anche se ora sto iniziando a leggere qualche volume francese per migliorare il mio francese – e l’arte lì è straordinaria.
C’è sicuramente potenziale anche in Germania, ma il problema è che molti restano bloccati in una certa visione del fumetto, e non so bene perché.
Quando faccio interviste con media tedeschi, sottolineano sempre molto il fatto che “sono un tedesco che lavora per il mercato americano”. In altri paesi, come l’Italia, è una cosa molto più comune, lì esiste una rete più ampia di artisti che lavorano per l’estero.
In Germania, invece, questa rete per la “commercial art” in stile americano è ancora piuttosto limitata, almeno per la mia esperienza.
Grazie mille Jonas e in bocca al lupo per il tuo futuro!
Intervista realizzata il 20 settembre 2025 presso Walt’s Comic Shop.
Grazie a tutto il team di Walt’s Comic Shop.
Jonas Scharf
E’ un fumettista tedesco nato a Norimberga nel 1992. Ha iniziato la sua carriera dopo aver conseguito una laurea in Design nel 2015 e ha lavorato su serie proprietarie come Basilisk e Bone Parish per BOOM! Studios, oltre che su franchise consolidati come The Witcher. Dal 2023 è in esclusiva con Marvel Comics, con cui ha realizzato Avengers of the Wastland, Dark X-Men, Dead X-Men, prima di entrare nell’Universo Ultimate, disegnando Ultimate Universe One Year In, Ultimate Spider-man: Incursion e, in arrivo, Ultimate Endgame, la fine di questa nuova incarnazione Ultimate.






