Chatwin è un gatto che ha sempre vissuto nella casa dei suoi padroni fino a quando, leggendo alcuni libri trovati nello studio del capofamiglia, ha un’illuminazione: il mondo è vasto e misterioso, tutto da conoscere, e la natura della sua specie è proprio quella di esplorarlo.
Decide quindi di fuggire per seguire questa sua epifania, una scelta che lo mette ben presto faccia a faccia con le difficoltà e i pericoli presenti fuori dalle mura domestiche.

Lo Spazio Bianco a suo tempo non aveva recensito quest’opera: riletta oggi, a inizio 2022, assume un valore simbolico specifico per quanto riguarda l’animo di questo artista e il modo in cui intendeva la narrazione a fumetti, motivo che rende ancora attuale e significativo parlarne.
Si rintraccia per esempio il gusto per i riferimenti colti, mai fini a sé stessi ma sempre usati come chiave interpretativa del mondo e per comunicare qualcosa appoggiandosi a influenze preesistenti.
A partire dal nome del personaggio principale, un richiamo allo scrittore e viaggiatore britannico Bruce Chatwin, che trasse alcuni dei suoi libri e diari proprio dalle peregrinazioni compiute.
Il resto della cucciolata da cui ha origine il protagonista è poi costellato da nomi altrettanto evocativi, da Shackleton a Cousteau, da Colombo a Amundsen, da Livingstone addirittura a Cristoforetti: tutti celebri esploratori e navigatori o in ogni caso persone che hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo per seguire la propria sete di conoscenza e il proprio amore per il viaggio.

Lo spaesamento conseguente è specchio di quello umano, suggerisce tra le righe Tuono Pettinato: affrontare la vastità dell’esistenza, nella fase della crescita ma non solo, comporta uno scatto in avanti non sempre indolore e che necessita di determinate conoscenze, acquisibili con l’esperienza, per poterne uscire con poche ossa rotte.
Chatwin, da entusiasta, vi si butta a capofitto e si fa male, più volte, sbattendo il musetto contro difficoltà, se non proprio orrori, che non avrebbe mai immaginato. L’autore non fa sconti e a dispetto del tono leggero visualizza scene anche piuttosto forti ed efferate, che ben esemplificano la durezza della vita.
Il lettore empatizza immediatamente con il personaggio perché quanto sta vivendo è capitato a tutti in vari momenti della propria esistenza o di quella di persone vicine.
Questo porta a un ulteriore elemento ricorrente della scrittura di Tuono: la vicinanza verso i suoi personaggi. Si è sempre avvertita una grande partecipazione nei confronti delle creature di carta che porta in vita (un esempio chiaro in tal senso è il Kurt Cobain del suo Nevermind, del quale trovate qui la nostra recensione) e anche Chatwin non fa eccezione: la delicatezza, il tatto, la poesia con cui l’autore ci parla delle difficili prove che il gatto deve affrontare si avverte costantemente e comunica una dolcezza innata.

Il contrasto è con il gruppo felino a cui si unisce, che segue invece il principio del vagabondaggio fine a sé stesso come regola naturale per i gatti.
Bisogna perdersi nel cammino! Camminando senza uno scopo la mente è libera di vagare, come un passaggio segreto a un altro piano dell’esistenza: è la trascendenza
gli dice a un certo punto Walt, il più anziano della combriccola. Un nome non casuale, se si pensa che proprio il filosofo Walter Benjamin fu uno dei più noti flâneur, gentiluomini che verso la fine dell’Ottocento sostenevano una condotta oziosa che consisteva principalmente nel passeggiare per le vie cittadine osservando il contesto che li circondava per comprenderlo. È forse interessante notare che, in ambito fumettistico, pochi mesi prima dell’uscita di Chatwin si era conclusa la serie di Alessandro Bilotta Mercurio Loi, pubblicata da Sergio Bonelli Editore, il cui protagonista omonimo si ascriveva chiaramente alla categoria dei flâneur.
Ad ogni modo, il protagonista non si convince di tale stile di vita e decide invece di inseguire la chimera della Shangri-La dei gatti – ipotetica e fantastica “terra promessa” dove tutti i micini possono trovare ogni sorta di conforto e comodità – prima di giungere all’amara verità connessa.

Ci sono passaggi, inoltre, dove la pagina si destruttura a sottolineare il disorientamento del protagonista: in queste occasioni le vignette sono poche, frammentarie e si pongono in maniera disordinata, spesso su uno sfondo nero.
Lo stile grafico è quello noto e consolidato di Andrea Paggiaro, caratterizzato da un disegno semplice ma non per questo infantile o poco curato. All’interno della vasta gamma di autori che nell’ultimo decennio hanno spinto la sintesi del proprio tratto fino all’estremo, Tuono Pettinato mantiene infatti una sua voce autonoma salvaguardando l’armonicità del proprio segno. Non c’è traccia di grottesco o di stilizzazione, ma una ricerca di semplicità e immediatezza necessarie alle sue esigenze comunicative, senza rinunciare a una certa eleganza compositiva e a un appeal cartoonesco.
Questo ragionamento trova nuova espressione in questo libro, dove la maggior parte dei personaggi sono animali antropomorfi: ebbene, tutti quanti hanno degli elementi grafici ed espressivi che offrono quel guizzo in più, che denotano una ricerca estetica ben ponderata, pur all’interno di uno stile certamente essenziale.
Per quanto riguarda Chatwin, l’idea di vestirlo con una giacchetta blu è perfetta per renderlo immediatamente iconico e simpatico; ma è il viso il vero punto di forza della sua costruzione grafica. La testa dalla forma ellittica ospita infatti pochissimi elementi in grado però di rappresentare tutte le emozioni che il protagonista prova nel corso della storia, in particolare grazie agli occhi: quando sono chiusi comunicano indifferenza e seraficità, quando sono aperti e ben tondeggianti stupore, attenzione o riflessione, mentre quando appaiono “a mezzaluna” con la parte tonda verso il basso trasmettono la tristezza, l’amarezza, la preoccupazione, il rimpianto e la fatica che il micio sta provando. Non è un caso che sia l’espressione che osserviamo per la maggior parte del racconto e che questa diventi quasi un “logo” del libro, presente sulla costina e nel frontespizio.
L’attenzione di Tuono all’illustrazione è rivolta principalmente ai personaggi, e gli sfondi – a volte scarni – rischiano di passare in secondo piano: gli edifici, le strade cittadine, l’ambiente bucolico della campagna possono essere visti infatti come rappresentazioni piuttosto elementari e geometriche, ma in realtà quelle poche linee sono sufficienti a delineare l’ambiente circostante in cui si colloca l’azione, interpretato da una visione più fantasiosa che realista ma non per questo meno efficace o curata.

Chatwin, pur non essendo l’ultimo fumetto in assoluto che Andrea Paggiaro ci ha lasciato, può quindi assurgere al ruolo di suo testamento artistico per la presenza di questi elementi così indicativi e rappresentativi della sua espressione artistica e umana, che contribuiscono a mantenerne sempre viva la memoria tra tutti coloro che l’hanno conosciuto, anche solo attraverso le sue opere.
Abbiamo parlato di:
Chatwin – Gatto per forza, randagio per scelta
Tuono Pettinato
Rizzoli Lizard, 2019
160 pagine, cartonato, colori – 19,00 €
ISBN: 9788817104036
Per saperne di più sull’autore:
Intervista a(b)braccio a Tuono Pettinato









