Chatwin: il testamento artistico di Tuono Pettinato

Chatwin: il testamento artistico di Tuono Pettinato
“Chatwin – Gatto per forza, randagio per scelta” (Rizzoli Lizard), una delle ultime opere di Tuono Pettinato, dice molto della sua sensibilità umana e artistica.

Chatwin è un gatto che ha sempre vissuto nella casa dei suoi padroni fino a quando, leggendo alcuni libri trovati nello studio del capofamiglia, ha un’illuminazione: il mondo è vasto e misterioso, tutto da conoscere, e la natura della sua specie è proprio quella di esplorarlo.
Decide quindi di fuggire per seguire questa sua epifania, una scelta che lo mette ben presto faccia a faccia con le difficoltà e i pericoli presenti fuori dalle mura domestiche.

chatwin_coverEra l’ottobre 2019 quando diede alle stampe Chatwin – Gatto per forza, randagio per scelta di , alias Andrea Paggiaro. Nessuno avrebbe immaginato che sarebbe stato il terzultimo libro a portare la firma dell’autore, seguito solamente da Neri e Scheggia in galleria (breve albo per la collana Fumetti nei musei di ) e da Vacanze in scatola, con i disegni di per , entrambi del 2020.
Lo Spazio Bianco a suo tempo non aveva recensito quest’opera: riletta oggi, a inizio 2022, assume un valore simbolico specifico per quanto riguarda l’animo di questo artista e il modo in cui intendeva la narrazione a fumetti, motivo che rende ancora attuale e significativo parlarne.

Si rintraccia per esempio il gusto per i riferimenti colti, mai fini a sé stessi ma sempre usati come chiave interpretativa del mondo e per comunicare qualcosa appoggiandosi a influenze preesistenti.
A partire dal nome del personaggio principale, un richiamo allo scrittore e viaggiatore britannico Bruce Chatwin, che trasse alcuni dei suoi libri e diari proprio dalle peregrinazioni compiute.
Il resto della cucciolata da cui ha origine il protagonista è poi costellato da nomi altrettanto evocativi, da Shackleton a Cousteau, da Colombo a Amundsen, da Livingstone addirittura a Cristoforetti: tutti celebri esploratori e navigatori o in ogni caso persone che hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo per seguire la propria sete di conoscenza e il proprio amore per il viaggio.

chatwin_1Il gatto Chatwin incarna questa spinta, inquadrata sotto la lente dell’inquietudine: come animale sente tale insopprimibile esigenza – per quanto, paradossalmente, riattivata dalla lettura di opere dell’ingegno umano – ma l’esistenza pantofolaia vissuta sino ad allora non gli ha fornito le coordinate per potersi muovere in tale contesto.
Lo spaesamento conseguente è specchio di quello umano, suggerisce tra le righe : affrontare la vastità dell’esistenza, nella fase della crescita ma non solo, comporta uno scatto in avanti non sempre indolore e che necessita di determinate conoscenze, acquisibili con l’esperienza, per poterne uscire con poche ossa rotte.
Chatwin, da entusiasta, vi si butta a capofitto e si fa male, più volte, sbattendo il musetto contro difficoltà, se non proprio orrori, che non avrebbe mai immaginato. L’autore non fa sconti e a dispetto del tono leggero visualizza scene anche piuttosto forti ed efferate, che ben esemplificano la durezza della vita.

Il lettore empatizza immediatamente con il personaggio perché quanto sta vivendo è capitato a tutti in vari momenti della propria esistenza o di quella di persone vicine.
Questo porta a un ulteriore elemento ricorrente della scrittura di Tuono: la vicinanza verso i suoi personaggi. Si è sempre avvertita una grande partecipazione nei confronti delle creature di carta che porta in vita (un esempio chiaro in tal senso è il Kurt Cobain del suo Nevermind, del quale trovate qui la nostra recensione) e anche Chatwin non fa eccezione: la delicatezza, il tatto, la poesia con cui l’autore ci parla delle difficili prove che il gatto deve affrontare si avverte costantemente e comunica una dolcezza innata.

chatwin_11Un altro tema importante è la necessità di una meta. Il protagonista sa di aver scambiato il certo per l’incerto, e deve credere di averlo fatto per un motivo ben preciso, una destinazione che possa esaltare la sua “gattità” e dare un senso più vero e profondo alla sua vita. È il motivo per cui prima di fuggire ruba alcune mappe: le arraffa completamente a caso, riguardano posti lontani e non gli sarebbero di nessun aiuto concreto per muoversi, ma dicono molto sulla filosofia dietro alla scelta di Chatwin e, una volta che gli vengono rubate, assurgono a metafora dello smarrimento concreto ed esistenziale del personaggio.
Il contrasto è con il gruppo felino a cui si unisce, che segue invece il principio del vagabondaggio fine a sé stesso come regola naturale per i gatti.

Bisogna perdersi nel cammino! Camminando senza uno scopo la mente è libera di vagare, come un passaggio segreto a un altro piano dell’esistenza: è la trascendenza

gli dice a un certo punto Walt, il più anziano della combriccola. Un nome non casuale, se si pensa che proprio il filosofo Walter Benjamin fu uno dei più noti flâneur, gentiluomini che verso la fine dell’Ottocento sostenevano una condotta oziosa che consisteva principalmente nel passeggiare per le vie cittadine osservando il contesto che li circondava per comprenderlo. È forse interessante notare che, in ambito fumettistico, pochi mesi prima dell’uscita di Chatwin si era conclusa la serie di Mercurio Loi, pubblicata da Editore, il cui protagonista omonimo si ascriveva chiaramente alla categoria dei flâneur.
Ad ogni modo, il protagonista non si convince di tale stile di vita e decide invece di inseguire la chimera della Shangri-La dei gatti – ipotetica e fantastica “terra promessa” dove tutti i micini possono trovare ogni sorta di conforto e comodità – prima di giungere all’amara verità connessa.

chatwin_6Registicamente, la suddivisione delle tavole si presenta perlopiù regolare. La gabbia è infatti ben presente, anche se non in maniera fissa: difficilmente le vignette hanno la stessa dimensione, allungandosi o rimpicciolendosi a seconda del momento; fanno eccezione le scene di dialogo, che sposano invece rigidamente la griglia 2×3.
Ci sono passaggi, inoltre, dove la pagina si destruttura a sottolineare il disorientamento del protagonista: in queste occasioni le vignette sono poche, frammentarie e si pongono in maniera disordinata, spesso su uno sfondo nero.

Lo stile grafico è quello noto e consolidato di Andrea Paggiaro, caratterizzato da un disegno semplice ma non per questo infantile o poco curato. All’interno della vasta gamma di autori che nell’ultimo decennio hanno spinto la sintesi del proprio tratto fino all’estremo, mantiene infatti una sua voce autonoma salvaguardando l’armonicità del proprio segno. Non c’è traccia di grottesco o di stilizzazione, ma una ricerca di semplicità e immediatezza necessarie alle sue esigenze comunicative, senza rinunciare a una certa eleganza compositiva e a un appeal cartoonesco.
Questo ragionamento trova nuova espressione in questo libro, dove la maggior parte dei personaggi sono animali antropomorfi: ebbene, tutti quanti hanno degli elementi grafici ed espressivi che offrono quel guizzo in più, che denotano una ricerca estetica ben ponderata, pur all’interno di uno stile certamente essenziale.

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Per quanto riguarda Chatwin, l’idea di vestirlo con una giacchetta blu è perfetta per renderlo immediatamente iconico e simpatico; ma è il viso il vero punto di forza della sua costruzione grafica. La testa dalla forma ellittica ospita infatti pochissimi elementi in grado però di rappresentare tutte le emozioni che il protagonista prova nel corso della storia, in particolare grazie agli occhi: quando sono chiusi comunicano indifferenza e seraficità, quando sono aperti e ben tondeggianti stupore, attenzione o riflessione, mentre quando appaiono “a mezzaluna” con la parte tonda verso il basso trasmettono la tristezza, l’amarezza, la preoccupazione, il rimpianto e la fatica che il micio sta provando. Non è un caso che sia l’espressione che osserviamo per la maggior parte del racconto e che questa diventi quasi un “logo” del libro, presente sulla costina e nel frontespizio.
L’attenzione di Tuono all’illustrazione è rivolta principalmente ai personaggi, e gli sfondi – a volte scarni – rischiano di passare in secondo piano: gli edifici, le strade cittadine, l’ambiente bucolico della campagna possono essere visti infatti come rappresentazioni piuttosto elementari e geometriche, ma in realtà quelle poche linee sono sufficienti a delineare l’ambiente circostante in cui si colloca l’azione, interpretato da una visione più fantasiosa che realista ma non per questo meno efficace o curata.

chatwin_12Anche la colorazione, infine, gioca la sua parte in maniera fondamentale: la palette è piatta e i colori dei personaggi sono quelli primari, senza particolari effetti, ma il suo successo è nel contributo che dà all’atmosfera delle varie situazioni illustrate. Quando la città si tinge di rosso borgogna, o quando le scene notturne sono ammantate di un bluette a metà tra le tenebre e la malinconia, l’autore riesce infatti a usare la tavolozza nella maniera più naturale ed efficace possibile per anticipare al lettore il “clima” che si sta per respirare nel racconto. Nelle prime tavole, in cui il protagonista è ancora al sicuro in casa, domina invece il rassicurante giallo ocra che si intravede anche in copertina, sostituito da un pesante grigio nella tavola in cui decide di andarsene. Le diverse tonalità con cui tinge le pagine sono così dei veri e propri catalizzatori di emozioni e non un mero abbellimento estetico.

Chatwin, pur non essendo l’ultimo fumetto in assoluto che Andrea Paggiaro ci ha lasciato, può quindi assurgere al ruolo di suo testamento artistico per la presenza di questi elementi così indicativi e rappresentativi della sua espressione artistica e umana, che contribuiscono a mantenerne sempre viva la memoria tra tutti coloro che l’hanno conosciuto, anche solo attraverso le sue opere.

Abbiamo parlato di:
Chatwin – Gatto per forza, randagio per scelta
Tuono Pettinato
, 2019
160 pagine, cartonato, colori – 19,00 €
ISBN: 9788817104036

Per saperne di più sull’autore:

Intervista a(b)braccio a Tuono Pettinato
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