CenerentolA: storia di una principessa punk

CenerentolA: storia di una principessa punk
Rivisitazione in chiave moderna della celebre favola dei fratelli Grimm, con particolare attenzione a tematiche LGBT, a opera dell'emergente Fumettibrutti e di Joe1.

copertinaSe pensiamo al mondo di oggi e in particolare alle battaglie che nel corso degli anni hanno portato la donna a ridefinire il proprio ruolo nella società nel tentativo, ancora incompiuto, di cancellare la disparità di genere è impossibile approcciarsi a molte delle favole che hanno accompagnato la nostra infanzia senza rintracciarvi un sottotesto per diversi aspetti maschilista.
Tra queste va sicuramente annoverata la fiaba di Cenerentola dei fratelli Grimm che, sebbene a una lettura sommaria sembri la celebrazione dei valori positivi incarnati da Cenerentola (e la condanna delle sorellastre colpevoli, nella loro invidia, di malvagità e falsità), implica comunque un ruolo di sudditanza uomo-donna tale per cui il riscatto della protagonista passa per la scelta di un uomo: il principe. Per la donna non è dunque possibile autodeterminarsi per mezzo delle proprie forze e il suo ruolo nella società resta subalterno.

Non sorprende dunque che questa reinterpretazione della fiaba di Cenerentola a opera di due donne (conosciutesi al primo anno del biennio del corso di Fumetto dell’Accademia di Belle Arti di Bologna), (Josephine Yole Signorelli) ai testi e Joe1 (Roberta Muci) ai disegni, si prenda gioco delle convenzioni narrative del genere fiabesco stravolgendo ruoli e calando le protagoniste in una realtà che affronta temi di grande attualità quali diversità e emarginazione, droga e dipendenze fino ad arrivare alle morti bianche e alla piaga del lavoro minorile, restituendo ai personaggi femminili un diritto alla libertà che non ha bisogno di principi ‘bambolotti’ per realizzarsi. Perché nel suo attualizzarsi la fiaba di Cenerentola diventa una storia di indipendenza ed emancipazione, in cui alla rivalità femminile tra sorelle si sostituiscono empatia e solidarietà.

Signorelli continua dunque l’indagine dei sogni disillusi di una generazione, lo fa dalla trilogia autobiografica Romanzo Esplicito, P. La mia adolescenza trans e Anestesia in cui raccontava della personalissima esperienza che l’aveva portata al cambio di sesso, e anche in Cenerentola è evidente la volontà di rifuggire schemi e convenzioni sociali metaforicamente esplicitata dall’iconica scarpetta di cristallo diventato un solido anfibio (vedi la copertina dell’opera). Ma anche nel personaggio di Satana (evocato da una Cenerentola in cerca di giustizia) che diventa bandiera dei diritti civili e paladina degli oppressi, ruolo che spetterebbe idealmente alle istituzioni religiose.

Fumettibrutti Muci_Cenerentola_55080-5.inddMa è al personaggio della “Fata Madrina” transgender ( dell’autrice) che è affidato il ruolo di mentore, per mezzo di un monologo che è un’invettiva contro la società colpevole di sessismo e razzismo, una società permeata di comportamenti tossici che possono essere combattuti solo con un impegno a fare politica attiva e non subendo passivamente (subire senza ribellarsi equivale ad accettare). E nell’affermare il proprio corpo come un atto politico, l’autrice/Fata Madrina rivendica i diritti che questa società etero-normata sembra negare agli individui transgender. Ed è impossibile non ritenere “politica” quest’opera, oltre che profondamente femminista e antipatriarcale, soprattutto alla luce del dibattito sul DDL Zan che, contemporaneamente alla pubblicazione dell’opera, anima il Parlamento italiano e il nostro Paese.

Anche nel suo rispolverare il tema sessantottino della Comune, sembra indicare soluzioni alternative a una società che viceversa andrebbe demolita e ricostruita da zero, perché fondata su stereotipi che diventano gabbie nel percorso di crescita dei bambini (indipendentemente dal fatto che si parli di individui trans o cisgender). Quello che però stona nell’operazione compiuta da Signorelli è forse proprio l’eccessivo didascalismo di tale passaggio. Nel suo esplicitarsi in maniera così “urlata”, la morale della favole rompe l’incantesimo narrativo rendendo del racconto artificiosa perché piegata alla sola esigenza di dimostrare la veridicità delle tesi politico-sociali della sua autrice.

Arrivando ai disegni è indiscutibile che Joe1 si sia divertita a sposare l’indole “anarchica” del progetto infarcendo le sue tavole di citazioni “pop”, in primis palesando i suoi gusti in ambito musicale (Joe1 è il titolo di una canzone dei Fugazi) rivolti a un genere, il punk, che incarna bene lo spirito (sospeso tra nichilismo e ribellione) che anima i protagonisti. I suoi disegni, debitori di una passione per il fumetto italiano underground anni ’80 (vedi ) rifuggono qualsiasi spigolosità, prediligendo linee morbide e ricchezza di dettagli, non disdegnando nella caratterizzazione dei personaggi figure antropomorfe (impossibile non pensare allo stile dinamico delle opere di David Rubìn).
Gli occhioni vitrei di Cenerentola contribuiscono a rendere il senso di alienazione della protagonista, il cui corpo, volutamente sgraziato, trasandato eppure armonioso, è al tempo stesso grido di ribellione e strumento per affermare la propria singolarità. E non manca, com’è giusto che sia, una certa ironia dissacrante tale per cui il romanzo Cime tempestose diventa lo strumento per ridurre in polvere lo speed prima dell’assunzione. Il principe è spersonalizzato e rappresentato graficamente alla stregua di un manichino. Non vi è ricerca di romanticismo nelle pagine di questa CenerentolA, perché prima ancora di amare bisognerebbe godere della libertà di poterlo fare. E, come ci ricorda un graffito disegnato a piena pagina su una staccionata, “la libertà se devi chiederla non ce l’hai”.

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È un fatto culturale che la fiaba rivesta, a tutt’oggi, un ruolo pedagogico di formazione del bambino e reinterpretarla alla luce dei cambiamenti sociali è operazione interessante (molti direbbero necessaria). Certo, il rischio è che la voglia di “scandalizzare” finisca per prendere il sopravvento e che opere come questa anziché avvicinare il grande pubblico a tematiche LGBT finiscano per respingerlo. Questo anche alla luce dei troppi temi toccati e poco sviluppati, un calderone di spunti che forse avrebbero meritato maggiore spazio ma che vengono solo sfiorati vittime di un’urgenza che va a discapito del loro necessario approfondimento. Ma ha dalla sua la giovane età e l’encomiabile sfrontatezza di chi è disposto a raccontarsi senza filtri per poter provare a cambiare la società. Un mattone alla volta, e poi? Poi si vedrà…

Abbiamo parlato di:
CenerentolA
Fumettibrutti, Joe1
Comics, giugno 2021
112 pagine, brossura, Bianco e nero – 16,00 €
ISBN: 9788807550805

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