Il trio di investigatori formato da Topolino, Paperino e Pippo riceve l’incarico di ritrovare un esploratore scomparso mentre era sulle tracce di una sperduta isola misteriosa.
A bordo di un’imbarcazione messa insieme alla bell’e meglio, i protagonisti devono quindi rintracciare la rotta corretta e compiere la loro missione tra le insidie dell’atollo.
Alexis Nesme con Terror Island riporta in scena il concept già visto in Horrifikland, uno dei precedenti volumi della collana di graphic novel Disney pubblicati in Francia dall’editore Glénat, che aveva realizzato in tandem con il collega Lewis Trondheim alla sceneggiatura: al centro della vicenda ritroviamo infatti Mickey, Donald e Goofy in qualità di soci di un’agenzia investigativa, proprio come nell’altra avventura, e anche in quest’occasione si sfrutta tale spunto per omaggiare esplicitamente diversi elementi tratti dai cortometraggi animati della golden age disneyana.
Le similitudini finiscono però qui: laddove Horrifikland puntava su atmosfere gotiche e spaventose, guardando con decisione alla trama di uno specifico cartone animato per operare poi delle variazioni sul tema, in Terror Island l’approccio è più ampio.
Il riferimento principale sono sempre e primariamente le avventure vissute dai personaggi sul grande schermo tra gli anni Quaranta e Cinquanta, ma stavolta questa volontà guarda più nel complesso al tono di quelle trame, alla caratterizzazione dei tre protagonisti e all’amalgama che sussisteva tra di loro. Il risultato è di conseguenza più armonico e naturale, perché prende avvio da quelle influenze per costruirci sopra una storia indipendente e originale, pur debitrice di una miriade di riferimenti – non solo al mondo disneyano, ma anche al cinema e alla narrativa d’avventura classica in generale – che puntellano l’ossatura del lavoro.
Un’eccezione a tale discorso la possiamo rintracciare in realtà nell’incipit: le sequenze che vedono Topolino, Paperino e Pippo costruire una barca partendo da un kit contenuto in una cassa di legno ricalcano esplicitamente il corto del 1938 Boat builders (tradotto alla lettera in italiano come Costruttori di barche), con diverse gag derivate da quel cartoon, una battuta-tormentone che fa diretto riferimento al suo finale e una notevole capacità di riuscire a fermare su carta dinamiche comiche che di solito difficilmente funzionano fuori dalla recitazione animata.
A Nesme dev’essere forse sembrato naturale citare direttamente quel celebre episodio, nel momento in cui si è trovato a far prendere il mare ai personaggi: la scelta si rivela una simpatica strizzatina d’occhio per i più appassionati e la grazia con cui viene messa in scena la rende un modo frizzante per iniziare il racconto, valido anche per i lettori che non cogliessero l’omaggio.
La narrazione entra nel vivo quando i nostri sono in mare aperto per poi alfine approdare sull’isola del titolo: il bilanciamento caratteriale tra i tre viene recepito perfettamente dall’autore, che ci propone un Topolino leader naturale, coraggioso ma senza essere spocchioso e non esente dal subire varie disavventure, un Paperino fifone ma al contempo orgoglioso e un Pippo svagato, a tratti surreale nel suo atteggiamento serafico nonostante i pericoli che lo circondano.
Le loro caratteristiche sorreggono buona parte della trama, che si presenta tutto sommato semplice e lineare e che procede su binari rodati e sicuri; ennesima dimostrazione di come questi immortali personaggi abbiano in nuce la possibilità di vivere infinite vicende senza mai snaturarsi ma fornendo anzi benzina per un moto perpetuo di avventure.
Rispetto a Horrifikland, Terror Island ha il pregio di mantenere un miglior equilibrio tra gag e avventura: Alexis Nesme non ha lesinato sulle situazioni comiche, a tratti slapstick, e come si è detto ha dimostrato anche una singolare abilità nel renderle efficacemente tra le vignette del volume, con effetti genuinamente divertenti e senza mai sembrare forzato.
L’alto ritmo con cui vengono proposti questi siparietti non rende però la lettura discontinua, come accadeva nel titolo firmato da Trondheim, ma è un funzionale supporto allo sviluppo della trama, senza che questa risulti frastagliata e sminuita. Certo, in fondo non si tratta che di un’esplorazione alla ricerca di una persona scomparsa in un contesto ostile, plot che si presta a una struttura come quella descritta, ma resta il fatto che il fumettista ha saputo orchestrare una cinquantina di pagine gestendo ottimamente umorismo e narrazione in un mix riuscito e scorrevole.
È evidente in tal senso la lezione proveniente da Floyd Gottfredson e dalla sua struttura a strisce quotidiane: nell’epopea imbastita dall’Uomo dei Topi le trame lunghe e complesse abbondavano, ma ogni quattro vignette c’era sempre un momento più leggero, capace di sdrammatizzare pur portando avanti la vicenda.
Il fiore all’occhiello dell’opera si rintraccia comunque nella sua componente estetica.
Con i suoi disegni e colori Nesme compie un lavoro di cesello su personaggi e ambienti, ottenendo – specialmente sui primi – un delizioso effetto vintage tutt’altro che cristallizzato nel tempo ma assolutamente affascinante e vitale.
Anche Topolino, che in Horrifikland era quello che pagava lo scotto maggiore di questa tecnica pittorica, apparendo quasi un fantoccio poco credibile e mal integrato nelle tavole, conosce un approccio grafico che attenua quella sensazione e ce lo restituisce in una forma decisamente più piacevole e apprezzabile.
Sono però Paperino e Pippo a brillare particolarmente: il primo gode di una recitazione esagerata e costantemente sopra le righe, dovuta agli incidenti che gli capitano o alla paura che lo attanaglia a più riprese, che ricorda da vicino l’espressività e le movenze che il personaggio assumeva nei suoi cortometraggi. Visivamente, la cura con cui viene ritratto ricorda anche il lavoro di Hank Porter, fumettista americano che si è distinto negli anni Quaranta per diversi racconti illustrati con i personaggi Disney.
Per quanto riguarda Pippo, invece, il lavoro è stato opposto, dal momento che viene qui pienamente riscoperta la sua imperturbabilità, cifra stilistica della sua carriera animata nella quale, a prescindere dalla trama, si muoveva con fare dinoccolato, placido e apparentemente inconsapevole di quanto gli accadeva intorno. Parimenti qui, capace di non scomporsi nonostante imprevisti, pericoli e gli insidiosi trabocchetti di un antico tempio.
Nesme gioca molto con la fisicità del personaggio, ritraendolo per esempio spesso incurvato, sia per avvicinarlo alla statura dei due amici che per suggerire il suo essere perennemente fuori contesto; anche il modo in cui cammina trascinando le lunghe gambe, l’espressività degli occhi e la posizione assunta dalle mani contribuiscono a a connotare efficacemente questa figura.
Per quanto concerne gli scenari, invece, il lavoro dell’artista è così ricco di dettagli e intriso di cura da essere sontuoso: la raffinatezza del tratto si può notare fin dalle prime scene sul molo, ma è con la natura lussureggiante dell’isola che Alexis Nesme compie dei veri exploit. Tra alberi di fogge e tipi diversissimi, liane, cascate, montagne e scogliere, sembra quasi di osservare dei dipinti naturalistici di grande pregio.
La colorazione aiuta molto in tal senso. In particolare viene dosata con grande attenzione la luce, che assume toni brillanti e caldi all’inizio della vicenda e quando occorre valorizzare il cielo, per poi diminuire e lasciare spazio ai neri e alle ombre nelle scene ambientate nel folto della vegetazione o all’interno dei cunicoli sotterranei esplorati nel terzo atto, illuminati fiocamente.
La foresta e il tempio, infine, costituiscono anche lo scenario per due doppie splash page dalla costruzione inusuale: nel primo caso la griglia delle due tavole contigue è sostanzialmente imbastita dai fusti delle piante e dal terreno erboso, indirizzando la lettura secondo il senso orizzontale delle strisce. Invero una struttura non proprio ottimale, per quanto suggestiva, perché la comprensione del senso di lettura non è immediatamente intuibile e questo ne inficia in parte la riuscita e l’efficacia.

Migliore l’effetto del labirinto circolare affrontato dai tre protagonisti prima di uscire dal tempio: i siparietti abbondano, mostrandoci i personaggi alle prese con alcune delle stanze e dei corridoi del percorso, ciascuno con una sfida diversa da superare. Un’opera quasi ingegneristica per come è stata rappresentata e che spinge il lettore a rimanere diversi minuti su questa spread page per osservare ogni singola scenetta, ma anche per ammirare i numerosissimi dettagli disseminati in ogni angolo.
Terror Island si presenta quindi come un volume di grande valore artistico, che trova i propri meriti principali nell’altissima qualità del disegno e nella perfetta comprensione e gestione delle anime classiche del mitico terzetto disneyano.
Abbiamo parlato di:
Disney Collection #10 – Terror Island: una terrificante avventura di Mickey Mouse
Alexis Nesme
Traduzione di AmarenaChicStudio (Milano)
Disney-Panini, 2023
56 pagine, cartonato, colori – 15,50 €
ISBN: 9788828748663
Per chi volesse approfondire:
Trondheim, Nesme e Topolino: “Horrifikland”

