Atelier of witch hat

Atelier of Witch Hat: la magia nel disegno

18 Agosto 2026
Nuova edizione per Atelier of Witch Hat, capolavoro di Kamome Shirahama che fonde manga e illustrazione fantasy della tradizione occidentale
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Il manga di Kamome Shirahama era già approdato nelle fumetterie italiane con la prima edizione del 2019 e ora si ripresenta al pubblico con una nuova edizione di pregio: la grimoire edition.
A differenza di edizioni di lusso di altri manga, questa dialoga direttamente con l’opera: il formato scelto infatti le dà una veste che richiama gli antichi libri di incantesimi che affascinano la protagonista (i grimori, appunto).

Oltre a raccogliere i primi undici capitoli del manga, il primo volume include numerosi contenuti extra tra cui un’intervista all’autrice, schizzi e studi preparatori di personaggi e ambientazioni, illustrazioni a colori e piccoli approfondimenti sul mondo in cui si ambienta l’opera. La pubblicazione di questa edizione arriva in concomitanza con il successo del curatissimo adattamento animato, e, oltre a celebrare l’opera originale, riporta finalmente in libreria un manga che tuttora si distingue nel panorama fantasy giapponese.

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Atelier of Witch Hat segue la storia di Coco, una ragazzina innamorata del mondo della magia fin da quando era piccola che vive nella bottega della madre. Un giorno, usando un misterioso libro di incantesimi, scatena un pericoloso incidente e viene salvata dal mago Qifrey, che decide di prenderla come apprendista.
Il manga si discosta dalle abusate formule del fantasy giapponese moderno: pur senza rinunciare a colpi di scena e momenti di grande tensione, l’autrice si prende il tempo di mostrare la quotidianità dell’apprendimento della protagonista e la sua lenta crescita nel labirintico mondo della magia.
È da questa scelta narrativa che nasce l’aspetto più interessante dell’opera.
Nel sistema magico concepito dall’autrice la magia non è un potere dirompente legato alla forza e al combattimento ma all’arte, alla creatività e soprattutto al privilegio della conoscenza, che sembra riservata a pochi eletti. Nel primo grande colpo di scena dell’opera, infatti, si scopre che i maghi non pronunciano formule magiche né scagliano incantesimi con la bacchetta.
La magia nasce dal disegno, da un linguaggio artistico di simboli che i maghi si tramandano da generazioni nascondendone al mondo la vera natura.

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Ogni incantesimo prende forma da particolari cerchi magici tracciati sulla carta o su qualsiasi superficie che, a seconda dei simboli da cui sono composti, possono dare vita a magie completamente differenti l’una dall’altra.
La tradizionale bacchetta magica lascia così il posto ad una penna da intingere in un particolare inchiostro incantato. Il segreto di questa forma di magia deve però rimanere tale: i maghi sono infatti costretti a nascondere l’origine degli incantesimi alle persone comuni, imparando a disegnare senza essere scoperti.

In questo contesto, Coco diviene una protagonista che, tra sfide sempre più ardue, mostra tutto l’entusiasmo e l’impegno per l’arte che sta imparando.
Come dichiarato dalla stessa Shirahama, il concept di questo manga è nato proprio attorno all’idea che delle persone potessero creare magie attraverso il disegno. Un principio creativo che si riflette anche nello stile dell’autrice che trasforma le tavole del suo manga in grandi illustrazioni fiabesche.

Le pagine di Atelier of Witch Hat infatti sono ricche di motivi ornamentali, line art e dettagli che richiamano l’illustrazione fantasy occidentale. Il vestiario, gli oggetti magici, le creature e le architetture contribuiscono a restituire al manga un’identità ibrida tra il fantasy dei fumetti giapponesi e il medioevo fantastico tipico di tante opere occidentali.

In definitiva, Atelier of Witch Hat si caratterizza come un’opera che rifiuta il linguaggio ormai logoro e stereotipato dei manga fantasy, preferendogli una narrazione più pacata che poggia le basi sulla vita quotidiana dell’Atelier e sull’idea di magia come arte che ogni artigiano può apprendere e insegnare, metafora cristallina del mondo dell’illustrazione e del manga a cui l’autrice vuole riferirsi.

Infine, non manca una macro-trama, che fa capolino già in questo primo volume e che però sembra volersi svelare poco a poco, coerentemente con lo stile ricercato dall’opera. La serie è tuttora in corso: in Italia ha raggiunto il quindicesimo volume della prima edizione, mentre il secondo numero della grimoire è già uscito i primi di luglio.

Abbiamo parlato di:
Atelier of Witch Hat – Grimoire Edition #1
Kamome Shirahama
Traduzione di Davide Sarti, Manuela Capriati
Panini Comics, Aprile 2026
432 pagine, cartonato, bianco e nero – €19,90
ISBN: 9791221945324

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