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Anubi: intervista a Marco Taddei e Simone Angelini

Abbiamo intervistato Marco Taddei e Simone Angelini sulla genesi di Anubi, sull'incontro con GRRRZ e sulla loro sinergia artistica.
Articolo aggiornato il 22/09/2017

, classe 1979, ha pubblicato In DOSI MInime (2009, Firenze libri). In collaborazione  con ha realizzato i volumi a fumetti Storie brevi e senza pietà (Bel-Ami Edizioni 2012), e Altre storie brevi e senza pietà (Bel-Ami Edizioni 2013, pubblicato anche negli USA da Tinto Press), e l’autoproduzione La possibilità di morire per un motivo ridicolo (2013). Scrive un racconto al mese sul magazine STRA nella rubrica Neftalì. A volte è anche un fotografo (lamiaesperienzaeconclusa.tumblr.com).
Simone Angelini
è nato nel 1980, e disegna e vive a Pescara. Conta tra le sue pubblicazioni la serie a fumetti
Unknown Species su sceneggiatura di Davide Gentile (2011) mentre su storie di Marco Taddei ha realizzato i volumi a fumetti Storie brevi e senza pietà e Altre storie brevi e senza pietà, oltre all’autoproduzione La possibilità di morire per un motivo ridicolo. Ha un blog chiamato Peli di Naso (simoneangelini.blogspot.com)

Anubi: intervista a Marco Taddei e Simone Angelini

 

Ciao ragazzi. Vi avevamo letto finora solo nelle vostre Storie Brevi e Senza Pietà, delle quali se non erro sono uscite due raccolte. Anubi, pubblicato da GRRRz, è il vostro primo lavoro lungo. Come vi siete avvicinati al fumetto e come vi siete ritrovati a scriverli insieme?Simone: Mi son avvicinato al fumetto come tanti appassionati e aspiranti fumettisti, “surfando” tra i generi in base all’età, leggendo cose per adulti da bambino e cose da bambino poi da adulto. Da fumettista autodidatta ho sempre cercato di scrivere e disegnare storie ispirandomi a quello che più mi colpiva. Per un lungo periodo non ho più letto fumetti né disegnato nulla finché intorno ai 30 anni ho sentito la necessità di raccontare e questo è coinciso con la creazione nella mia città, Pescara, di una fanzine autoprodotta di nome Carta Straccia, che mi ha permesso di sperimentare prima da solo su scrittura e disegno e successivamente dar vita alla collaborazione con Marco. Su Carta Straccia abbiamo realizzato a puntate la prima storia insieme che è poi divenuta il punto di partenza per la raccolta Storie brevi e senza pietà nel 2012.
Marco: Simone mi ha indicato il mondo del fumetto come una possibile valvola di sfogo del mio matto “istinto” di scrivere storie. In principio ho sempre buttato giù le mie idee in forma di racconti o di strani, bizzarri componimenti ma devo ammettere che la forma fumetto è una stimolante alternativa. Io e Simone ci siamo ritrovati nella stessa barca anni fa quando ci siamo avventurati nella collaborazione con Carta Straccia, da lì, quasi per caso, abbiamo cominciato a pedalare in tandem.

Simone, stai sviluppando uno stile visivo molto potente, fatto di semplici linee nude, personaggi stilizzati ma iconici ed evocativi. Una semplicità che inganna, perché a prima vista appare semplicistica quando invece ha una grande valenza narrativa. Ti stai ispirando a qualche autore in particolare? La scelta stilistica è qualcosa che discutete tu e Marco o è un processo soltanto tuo?
Simone: Son contento di queste tue osservazioni, vuol dire che la mia ricerca sta dando i suoi frutti. Gli studi da architetto e designer per forza di cose mi portano alla semplificazione per giungere agli schemi di assemblaggio dell’Ikea. Scherzo. In realtà è tutto ancora in divenire, frutto sia di una mia ricerca personale che della necessità di trovare il giusto equilibrio tra la scrittura di Marco e il mio modo di raccontare per immagini. Questa evoluzione è evidente partendo dal primo volume di Storie brevi che era una sperimentazione naif su ogni storia fino ad arrivare all’ossea compattezza di Anubi. L’ispirazione la trovo guardando indietro nel 900 più che ai fantascientifici vergatori di tavolette wacom del nuovo millennio. Tre nomi che non riesco a cancellarmi dagli occhi: Chas Addams, Chester Gould, Katsuhiro Ōtomo.
Marco: Lo stile di Simone è perfetto per lo stile “devitaminizzato” della mia scrittura. E’ questo forse che fa la forza enigmatica delle nostre storie. Quando ho delle visioni nette sul da farsi (un vestito di un personaggio, un volto, un angolo di strada, un panorama) le espongo a Simone che le asseconda con il suo tratto asciutto. Nomi che mi piacciono? Oltre a quelli citati da Simone aggiungerei David B, Edward Gorey, Charles Burns.

Anubi: intervista a Marco Taddei e Simone AngeliniCome è nato il progetto Anubi, mi riferisco soprattutto a quali sollecitazioni, esperienze di vita, riflessioni condivise?
Marco: Anubi nasce perché io e Simone siamo qui. Per farlo nascere ho preso molto delle cose che mi sono capitate nella vita, e Anubi per crescere ha preso tanto dalle mie invenzioni, delle mie associazioni, delle mie idee.
Simone: Il personaggio è nato graficamente come gesto spontaneo, non ti so dire neppure io perché tutto nero e perché con l’occhio stellato. Nello sviluppo della storia Marco mi ha lasciato le libertà necessarie per ficcarci dentro anche tanto del mio vissuto che trasuda graficamente in ogni bancone di bar, volto, vicolo o deserto infinito.

Uno dei temi centrali del volume è la dipendenza, sia da sostanze che affettiva, ma anche qualcosa di più sottile. Una sorta di dipendenza dalla mediocrità, dal povero conformismo dell’anticonformismo e dello sfacelo. Quanto di questi spunti vengono dalla vostra esperienza personale, diretta o indiretta?
Marco: Penso che basti dire che viviamo in un mondo mediocre che offre poco ma che al contempo ti stimola in continuazione ad essere il primo della classe. In un mondo così, chi si gode il proprio fallimento fa un atto sincero di autocoscienza. Un Dio che ha perso tutto, anzi un Dio perdente, forse demente, è l’immagine estrema ed iconica di questo fallimento totale e senza salvezza.
Simone: È la vita di tutti i giorni fatta di dipendenze, di mediocrità, di cose senza senso.
Vorrei essere plancton.

Perché la scelta di utilizzare un personaggio così simbolico come il dio egizio Anubi, il traghettatore delle anime? E in che modo avete deciso di attualizzare questa icona?
Marco: Per prima cosa mi attraeva/divertiva l’idea di mettere in piedi su due zampacce bruciacchiate la bestemmia più famosa del mondo. Poi: è vero, Anubi è un dio legato al regno dei morti e la Morte è il tema chiave del nostro progetto precedente ossia Altre Storie Brevi e Senza Pietà. Siamo così attratti da questo argomento esistenziale perché pensiamo che l’unico modo per celebrare degnamente la Vita sia quello di mostrare in tutta la sua goffa ironia la sua controparte, ossia la Morte.
Simone: Facendolo piombare questo essere bidimensionale nella vita di provincia di tutti i giorni, in questa non-città creata assemblando Pescara con Vasto, la città che non concepisce di essere paese e il paese che vuol divenire città. Graficamente Anubi è una potenziale icona pop, ho perfezionato le sue fattezze partendo dal primo bozzetto e lavorandoci su come se fosse un logo.

Anubi: intervista a Marco Taddei e Simone Angelini

Anubi è una storia ricca e articolata che è anche un intrico di storie brevi, in qualche modo, che confluiscono attorno al personaggio, apparentemente un catalizzatore. Come avete costruito il piano del lavoro? So che ci avete lavorato per due anni. Avete realizzato uno storyboard dettagliato dall’inizio o le storie si sono sviluppate via via che procedevate nella stesura definitiva?
Marco: C’era un grande foglio pieno di appunti davanti al mio divano. Prendevo appunti direttamente lì. Idee e quant’altro mi venivano nei momenti più bislacchi del giorno: in macchina, al supermercato, al bagno, pescando raganelle. Ovviamente, e questa cosa lo sa chiunque abbia mai provato a scrivere una qualsiasi cosa diversa da una lista della spesa o da un post di facebook, i personaggi ad un certo punto ti prendono per mano e ti portano esattamente nel posto dove vogliono loro, tu devi solo essere abbastanza coraggioso per seguirli.
Simone: Esatto, poi Marco mi ha consegnato la prima sceneggiatura e da li son partite le danze. La stesura definitiva si rincorreva man a mano con la realizzazione delle tavole, è stata una bella partita di tetris che abbiamo giocato in due, spostando pagine, depennando vignette, limando testi. Penso di poter collaborare con Marco perché mi lascia molta libertà decisionale.

Uno dei punti di forza di Anubi credo stia nel ritmo del racconto. Avete curato molto bene l’equilibrio tra quello che viene mostrato e quello che è lasciato alla mente del lettore. I tempi della storia sono sincopati, a volte “puntuali”, cioè spezzati, ma in un modo da non interrompere la fluidità della storia. Mi sembra un lavoro molto maturo, per due giovani autori alla prima prova su una storia lunga. Da cosa deriva questa vostra attenzione? Da quali studi o ispirazioni?
Marco: Grazie. Il ritmo di Anubi penso sia gradevole, sincopato e riflessivo assieme. Scrivere storie per me, è sempre stata la cosa più importante e più di questo non posso dire. Non so spiegare la “maturità” di Anubi, io e Simone abbiamo solo prodotto la storia che sentivamo grattare sotto la nostra pelle. L’ispirazione è infinita come sempre e proviene da centinaia di luoghi differenti. Autori, scrittori, musiche, colori, sogni, vicissitudini, temperature, tutto si deposita dentro di noi e diventa humus per le nostre elucubrazioni.
Simone: Posso aggiungere che nello storytelling visivo ho tentato in tutti i modi di disegnare un fumetto che fosse statico e rigido per dare determinate suggestioni e al tempo stesso rapido e “animato” agli occhi per renderlo fruibile a tutti. E’ una caratteristica che viene dalla mia passione per l’animazione. Questa particolarità mi è stata riferita da molti autori che stimo e mi sento come se avessi trovato un doblone d’oro nella cassapanca di mia nonna.

Come è nata la collaborazione con Grrrz?
Marco: Silvana ha creduto in noi. È solo per questo motivo che potete leggere Anubi oggi.
Simone: Sì, inizialmente c’è stato un avvicinamento virtuale, ma l’incontro decisivo è stato al Treviso Comic Book Festival del 2014, dove ci siamo ritrovati con Silvana e Andrea, tutti da vincitori di qualcosa. Quell’incontro è servito per stringere di persona una collaborazione robusta con la Grrrz.

Anubi: intervista a Marco Taddei e Simone Angelini

Vi immaginate collaborazioni separate l’uno dall’altro nel futuro? Ci state già lavorando? Avete già in mente progetti futuri?
Marco: Stiamo progettando un sacco di cose, in coppia e in solitaria, come degni esploratori del mondo che si dividono i continenti, ma per adesso il nostro impegno più importante è portare in giro in lungo ed in largo questo cagnaccio storto, triste e depresso con gli occhi a stella.
Simone: Siamo come Lennon e McCartney prima del 1980, creiamo con la nostra Band, ma per forza di cose siamo spinti anche da volontà autonome. Mie collaborazioni con altri scrittori le vedo difficili, sia perché non mi reputo un semplice esecutore di sceneggiature, sia perché la collaborazione con Marco è divenuta ben netta e caratterizzante.
Il fumettista americano Noah Van Sciver ci descrisse così: “When I imagine them, I picture a big, two-headed Italian monster with pens in each hand, writing and drawing furiously, maybe in a cave somewhere or an old castle.
Quindi in futuro svilupperò storie scritte e disegnate da me che stanno macerando da tanto tempo nel tascapane.
Ma nell’immediato c’è Anubi che deve essere svezzato per bene, poi ci lanceremo in un bel progetto totalmente differente sia come tematiche che come stilemi grafici. Nel mentre lanceremo una piccola produzione sul mercato Americano, la seconda dopo Short and Merciless Stories.

Grazie infinite a Marco Taddei e Simone Angelini per la loro disponibilità nel rilasciarci questa intervista.

Intervista rilasciata via mail a novembre 2015.

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