Oltre alla grande quantità di dirette trasposizioni, esiste ormai un numero incalcolabile di versioni alternative o possibili sequel della storia del personaggio di Alice Liddell, protagonista della famosa coppia di romanzi in cui lo scrittore Lewis Carroll la porta nel paese delle meraviglie. Versioni dove il personaggio viene riletto via via attraverso differenti generi e in numerosi media. Nel mondo del fumetto, Alice è stata declinata – o ha anche soltanto ispirato personaggi e situazioni – in qualsiasi genere e tipologia narrativa. Per citare appena qualche esempio sparso ricordiamo diversi riferimenti nel mondo di Batman, dove esistono criminali come il Cappellaio Matto o Tweedledum e Tweedledee, l’Alice adulta che si intrattiene con Wendy e Dorothy nel Lost Girls di Alan Moore e Melinda Gebbie, o il franchise giapponese – costituito da videogame, novel, manga e anime – Alice in Heartland.
Dan Panosian e Giorgio Spalletta decidono di lavorare su una versione di Alice che punta al realismo e al tema della salute mentale. Siamo in piena epoca vittoriana e Alice, di famiglia benestante, è diventata dipendente dalle droghe – oppio, eroina e laudano – che le permettono di fuggire da un mondo in cui si sente oppressa e infelice, aprendole le porte al paese delle meraviglie. La dipendenza l’ha però portata a frequentare figuri dalla dubbia moralità, come il fidanzato Morton, e a compiere atti illegali. Si tratta di azioni e comportamenti che rischiano di gettare fango sulla sua famiglia, che quindi decide di farla internare in un sanatorio. Alla costante ricerca di un ritorno al suo paese delle meraviglie, Alice si trova in un luogo in cui i pazienti e le cure sono visti come opportunità: di fare soldi o di portare avanti sperimentazioni poco lecite. Tra personaggi senza scrupoli e ipocrisie Alice resta disposta a qualsiasi cosa pur di tornare dai suoi amici di Wonderland.
Dramma crudo e realistico, Alice Per Sempre ci fa immergere nella realtà storica che racconta, mostrandocene il lato più marcio e meschino. I personaggi del mondo delle meraviglie esistono solo durante i viaggi indotti dalle droghe, ma appaiono anche in una sorta di loro distorti riflessi nel mondo reale: la signorina Hulda, direttrice del sanatorio e che ama dare istruzioni che si contraddicono da una volta all’altra, richiama la Regina di Cuori (non per niente l’istituto si chiama “Sacro Cuore”); Morton si sovrappone spesso, nei sogni lisergici di Alice, al gatto del Cheshire; i due fratelli che fanno da assistenti della signorina Hulda sono brutali versioni di Tweedledum e Tweedledee e il dottor Madsen Hasselmann – lo stesso nome di Madsen si apre con la particella Mad – rievoca il Cappellaio Matto. E ancora, nella doppia splash page in cui Alice viene accolta nella sala comune del sanatorio, tra i vari pazienti ci si puà sbizzarrire a riconoscere diverse figure dei personaggi di Wonderland, come il tricheco e il carpentiere.
Oltre a questi continui rimandi, la storia ha un ulteriore elemento fantastico: buona parte del racconto è portato avanti o commentato dai continui dialoghi “fuoricampo” (in didascalia) di Kitty e Bucaneve, i gatti di Alice. Un’idea interessante che però resta fuori dalla storia e a tratti suona quasi ridondante: oltre al loro continuo ruolo di coro, i mici non compiono quasi alcuna azione – l’unica è un gesto che permette ad Alice di fare una riflessione importante, con un effetto al limite del Deus ex Machina – e compaiono appena nel fumetto.
Su tutto il racconto grava un’atmosfera allusiva che non viene mai esplicitata. Panosian lascia decidere al lettore fino a che punto immaginare gli abusi e le azioni a cui Alice – che appare, non solo graficamente, come un’adulta ancora bambina – viene sottoposta senza renderli mai espliciti, contribuendo ad amplificare un senso di disagio perturbante per tutto il racconto.
Se la storia e questa versione di Alice sono intriganti e interessanti, ben caratterizzate e costituite da personaggi che riescono a non rimanere cristallizzati nel cliché da cui partono – Morton il criminale da quattro soldi, Hasselmann lo scienziato pazzo, il signor Proud, che ci mostra anche un altro esempio di nomen omen di cui il fumetto è ricco, come il nobile amico senza macchia -, su Alice Per Sempre gravitano anche dinamiche che la rendono prevedibile, suscitando un senso di già visto.
L’idea della ragazza che viene rinchiusa in sanatorio per coprire un segreto, che sia afflitta da visioni che in realtà nascondono elementi di verità e su cui grava, una volta rinchiusa, la minaccia di una pratica medica che ne annulla definitivamente la personalità – come la lobotomia – è un plot già visto in diverse storie e in numerosi film horror o di genere, incluso il caotico ed eccessivo Sucker Punch di Zack Snyder, in cui alcuni snodi narrativi sono quasi sovrapponibili a quelli di questo fumetto. La stessa idea di Alice in un ospedale psichiatrico è alla base di un videogame di successo del 2000, American McGee’s Alice, che ha avuto anche un seguito, Alice Madness Return, e che rappresentava un sequel in chiave orrorifica della storia originale.
Il disegnatore Giorgio Spalletta si occupa del racconto principale, quello che si svolge nel mondo reale, e lo fa con un tratto sintetico e molto espressivo, che sfrutta le anatomie esacerbando via via i caratteri dei diversi personaggi, regalando una presenza massiccia e incombente, costantemente minacciosa, per personaggi come i due assistenti o la stessa signorina Hulda, o tratti più spigolosi alle personalità tossiche e dedite al sotterfugio di Morton e del dottore. Dan Panosian si occupa invece delle copertine e delle tavole in cui ci troviamo nel mondo delle meraviglie, con un tocco più rotondo e realistico che evoca sia qualche elemento delle illustrazioni più classiche dei romanzi di Carroll, come quelle ad opera di John Tenniel, che toni più cartoneschi. Le tavole hanno un’impostazione piuttosto canonica, con pagine piuttosto ricche e dalle vignette regolari.
I colori di Fabiana Mascolo fanno un ottimo lavoro di servizio, senza aggiungere particolari scelte di atmosfera o ulteriori letture.
A corredo del volume una gallery con le copertine variant della miniserie ad opera di artisti come J. Scott Campbell, Adam Hughes, Jenny Frison e diversi altri.
Alice Per Sempre resta comunque un ottimo spunto e una rilettura interessante di Alice nel Paese delle Meraviglie, che forse soffre degli spazi limitati della miniserie: un respiro più lungo forse avrebbe permesso ai suoi autori di smarcarsi di più da situazioni già viste e di esplorare e approfondire di più storia e personaggi.
Abbiamo parlato di:
Alice Per Sempre
Dan Panosian, Giorgio Spalletta
Saldapress 2023
128 pagine, brossurato, colori – 15,90 €
ISBN: 9791254611920
