Universi paralleli: lo sguardo di un topo

Universi paralleli: lo sguardo di un topo

Il mashup di oggi è stato un po’ complicato da portare a termine, più che altro per capire come realizzarlo. E alla fine sono giunto alla conclusione che non era necessario realizzare un vero e proprio mashup, ma piuttosto una modifica vera e propria alla pagina originale del Pinky di Massimo Mattioli. Quella di oggi non è l’unica storia di Mattioli dedicata gli universi paralleli, ma rispetto a quella che vi presenterò prossimamente (magari già settimana prossima) presenta una particolarità: le due metà superiori di ciascuna pagina sono assolutamente identiche tranne che per minime variazioni di colore. A quel punto ecco l’idea di enfatizzare ancora di più le variazioni di colore tra le due metà, aggiungendo un topo al posto del logo nella metà inferiore. L’aggiunta la vado a spiegare partendo da questa citazione di Albert Einstein:

E’ difficile credere che questa descrizione sia completa. Sembra rendere il mondo nebuloso a meno che qualcuno, un topo ad esempio, non lo stia guardando. E’ credibile che lo sguardo di un topo possa cambiare considerevolmente l’universo?

E’ tratta dall’ultima conferenza pubblica di Einstein e si riferisce all’annosa questione sull’interpretazione della meccanica quantistica. Facendola breve, Einstein non accettava l’interpretazione probabilistica della “nuova fisica” che aveva contribuito a fondare e che era riuscita a spiegare così bene il mondo microscopico.
La conferenza, però, gettò le basi per il lavoro di un giovane dottorando che si trovava tra il pubblico, Hugh Everett, che dopo aver assistito alla conferenza (era il 14 aprile del 1954), ebbe l’idea risolutiva per la sua tesi di dottorato.
Uno degli elementi cardine della meccanica quantistica è la così detta funzione d’onda, ovvero una funzione che ha le caratteristiche di un’onda (come le onde acustiche o quelle del mare) e che viene utilizzata per rappresentare una particella o un sistema di particelle che interagiscono una con l’altra.
Everett, nella sua tesi, introdusse il concetto dei molti osservatori e di una funzione d’onda totale o universale. Secondo il fisico quest’ultima è la sovrapposizione delle funzioni d’onda parziali che tengono conto della memoria e delle osservazioni di ciascun componente dell’universo. Inoltre il concetto di universalità della funzione d’onda implica che ciascuna funzione d’onda parziale è dunque in grado di estendersi in tutto l’universo senza limitarsi, ad esempio, a una scatola, come ad esempi la scatola del gatto di Schroedinger. Secondo Everett, infine, ciascun elemento si evolve in maniera deterministica, ma gli aspetti statistici e probabilistici emergono dalla natura molteplice della meccanica quantistica, che realizza e mette in atto tutte le possibilità.
Successivamente questo lavoro venne definito da Bryce DeWitt come interpretazione a molti mondi, dando in un certo senso l’idea di essere di fronte a dei veri e propri universi paralleli e non a sovrapposizioni leggermente differenti di un numero piuttosto grande di funzioni d’onda.
E quindi godiamoci lo sguardo del topo che cambia un po’ l’aspetto dell’universo di Pinky!

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