Un viaggiatore sullo Sputnik 2

Un viaggiatore sullo Sputnik 2

The Mysterious Traveler è stato un progetto multimediale come solo poteva esserci prima dell’avvento del world wide web: era un programma radiofonico, partito il 5 dicembre del 1943 e andato avanti, tra alterne fortune, fino al 16 settembre del 1952; un magazine antologico (su cui, tra gli altri scrisse racconti anche Ray Bradbury), pubblicato tra il 1951 e il 1952; e un comic book, anch’esso antologico, di cui uscirono 13 numeri con cadenza bimestrale tra agosto del 1956 e giugno del 1959 (senza contare i due volumi del 1985). Edito dalla Charlton, ha avuto come artista di punta Steve Ditko (non era l’unico, ad ogni modo) e, come gli altri due prodotti che lo precedettero, conteneva storie fantasy e fantascientifiche con un pizzico di crime.
Protagonista di Tales of the Mysterious Traveler (questo il nome dell’albo) un misterioso viaggiatore in impermeabile e con un cappello a larghe tese calato sugli occhi. Il viaggiatore misterioso si spostava dai più disparati angoli dell’universo e non c’era alcuna barriera in grado di fermarlo, né il cuore bollente di un pianeta, né la fredda e oscura desolazione dello spazio esterno.
Sul numero 12, il viaggiatore misterioso viene spedito (forse) da Joe Gill su disegni di Bill Molno a bordo dello Sputnik 2. Questi era il secondo oggetto lanciato dai sovietici nello spazio, e il primo a portare un essere vivente a bordo, la cagnetta Laika.

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Lo Sputnik 2 era stato lanciato il 3 novembre del 1957 e Laika era stata scelta tra vari randagi, dimostrando di possedere le qualità per la missione che gli veniva imposta. La missione, poi, era praticamente suicida: i sovietici non avevano previsto alcun sistema di recupero della cagnetta. A loro parziale discolpa si potrebbe dire che il tempo a loro disposizione era limitato: su pressione dell’allora presidente sovietico, Nikita Khrushchev, lo Sputnik 2 con a bordo Laika doveva necessariamente arrivare entro la fine del 1957 per poter degnamente festeggiare il quarantesimo della rivoluzione d’ottobre.
Ad ogni buon conto, come ricordano i passanti nella storia di due pagine I was there!, la cagnetta morì per colpa del cuore che non resse allo stress del viaggio. La vignetta finale della breve storia è sicuramente consolatoria, ma non cancella l’esito della vita di Laika, né l’inutilità di questo sacrificio, come ha ricordato l’addestratore di Laika, Oleg Gazenko:

Non abbiamo imparato abbastanza dalla missione per giustificare la morte del cane.

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