Topolino #3467: I muscolacci di Pippo

Topolino #3467: I muscolacci di Pippo

Su Topolino #3467 vengono celebrati i 90 anni di Pippo con una storia evento, I bracciali di Maciste, firmata da Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio, che riportano i lettori nelle atmosfere degli esordi dei personaggi disneyani. Come co-protagonisti della storia insieme con Pippo troviamo, infatti, anche Topolino e Paperino, un trio che nei tempi d’oro ha divertito sia gli spettatori dei cortometraggi, sia i lettori delle striscie e delle tavole domenicali.
E’ ai 90 anni di Pippo e alla storia di Artibani e Pastrovicchio che è dedicato il mio nuovo video, dove oltre a informazioni sui primi passi mossi dal personaggio, potrete trovare nell’ultima parte anche informazioni sulla fisica del sollevamento dei pesi.
Come sempre dopo il video il testo che ho scritto in preparazione al video stesso:

Pippo fa il suo esordio il 2 maggio del 1932 ne La rivista di Topolino (Mickey’s Revue), cortometraggio diretto da Wilfred Jackson. Il riferimento del titolo non è alle riviste cartacee cui siamo abituati oggi, ma a un particolare genere di spettacolo teatrale costituito da esibizioni diverse. In particolare Pippo, che all’epoca era identificato come Dippy Dawg, si trova tra il pubblico interpretando il classico disturbatore, quello che mangia rumorosamente, ride in maniera esagerata e commenta a voce abbastanza alta da farsi sentire pure sul palco!
Creato da Pinto Colvig e Johnny Cannon, riappare, ringiovanito, in Una festa scatenata (The Whoopee Party), sempre dello stesso anno e sempre diretto da Jackson, ottenendo inoltre lo status di amico di Topolino.
Il suo nome originale attuale, Goofy, gli viene assegnato nel 1934 in Una serata di beneficenza (Orphan’s Benefit), diretto da Burt Gillett. La trama non è molto differente dal corto d’esordio, ma in questo caso Pippo compare sul palco e viene caratterizzato come personaggio comico grazie alla sua goffaggine.
L’ultimo tassello che porta Pippo verso la sua versione moderna risale al 1935 con Pattinaggio (On Ice), diretto da Ben Sharpsteen. In questo caso troviamo un Pippo flemmatico e vestito di tutto punto con maglione e pantaloni. Questa versione è dovuta all’animatore Art Babbit.
Ovviamente Pippo esordisce anche nei fumetti, in particolare nella tavola domenicale dell’8 gennaio del 1933 di Floyd Gottfredson. E sono proprio i fumetti a ritagliare il ruolo di spalla storica di Topolino per il simpatico, a volte un po’ moltesto Pippo degli esordi. Abbiamo così la prima lunga avventura della coppia, Topolino poliziotto e Pippo suo aiutante, sempre del 1933. Il nome del personaggio è sempre Dippy, per poi diventare, come nei corti, Goofy con Topolino e lo struzzo Oscar del 1936. In questa stessa storia Gottfredson adotta anche il nuovo look ideato da Babbit l’anno prima.
Le caratterisrtiche del Pippo che conosciamo, però, vengono codificate soprattutto da due sceneggiatori delle daily strip, Merrill De Maris e Bill Walsh.
De Maris, pur mantenendo la classica flemma del personaggio, lo caratterizza come più pronto ad aiutare gli amici in difficoltà, ma sempre con il candore e l’innocenza che gli sono oggi tipici. Inoltre codifica il suo essere un rappresentante del così detto "pensiero laterale", ponendo così le basi della tipica logica pippesca che è uno dei suoi tratti distintivi.
Walsh, invece, lo usa in maniera molto malleabile: sfruttando queste caratteristiche, infatti, propone ai lettori storie in cui il personaggio interpreta ruoli che gli sarebbero apparentemente poco congeniali, come ad esempio attore western di grande successo in Topolino fra le stelle, o geniale scienziato in Pippo cosmico. Il tutto, in ogni caso, senza snaturare la sua caratterizzazione precedente, ma sfruttandola per porre l’occhio critico dello scrittore su alcuni aspetti della società dell’epoca.
Visto, però, il fisico snello del personaggio, un altro modo interessante per giocare con Pippo lo ha proposto Romano Scarpa in un paio di storie molto interessanti. Prima di tutto ne Il campionissimo Scarpa rende Pippo un campione della boxe. La cosa diveta possibile poiché Pippo si ritrova casualmente nel deserto mentre viene fatta esplodere una testata nucleare sperimentale. Le radiazioni generate gli conferiscono una forza incredibile. La storia, uscita sul Topolino #154 del gennaio 1957, anticipa di ben 5 anni le origini di Hulk, in tutto analoghe alle circostanze che hanno reso Pippo un forzuto.
Ne I parastinchi di Olympia, invece, le grandi prestazioni atletiche di Pippo vengono spiegate grazie al ritrovamento di due mitici parastinchi appartenuti a uno dei più grandi atleti dell’antichità. Le abilità dell’antico e misterioso atleta, rimaste in qualche modo impresse nei parastinchi, si trasferiscono su Pippo, che lo stesso autore suggerisce essere in realtà un discendente di quel mitico atleta. La storia, poi, venne insolitamente pubblicata per la prima volta su un albo di ristampe, I Classici Disney (seconda serie) #45 del 1972 dedicato proprio alle Olimpiadi che, quell’anno, si svolgevano a Monaco.
E anche nella storia di Artibani e Pastrovicchio Pippo ottiene una forza incredibile grazie ai bracciali di Maciste. Questi, però, non sono un qualche oggetto antico appartenente a un forzuto come Maciste, ma un’incredibile invenzione che viene affidata a Pippo per via del suo carattere generoso e altruistico.
E così Pippo, come Superman, e prima ancora proprio come Maciste, è in grado di sollevare oggetti di molte volte più pesanti di lui, come ad esempio delle automobili, o spezzare delle catene con la semplice forza dei muscoli delle braccia.
Vediamo, però, la fisica dietro il sollevamento dei pesi.
Innanzitutto c’è da considerare la presenza della forza di gravità. Sollevare un peso, infatti, vuol dire opporre una forza a quella che tende a mantenere l’oggetto ancorato alla superficie della Terra. Inoltre, per sollevare nel modo migliore possibile il peso stesso, bisogna anche prendere in considerazione i rispettivi centri di massa.
Per centro di massa, o baricentro, si intende il centro in cui si concentra la massa dell’oggetto stesso. Questo centro coincide con il centro geometrico dell’oggetto a patto che quest’ultimo sia simmetrico e, soprattutto, uniforme in densità. A questo punto l’operazione di sollevare un peso risulta la più efficiente possibile, anche nell’ottica dello sforzo dell’atleta, quando i due baricentri, quello dell’oggetto da sollevare e quello dell’atleta, risultano allineati lungo una retta possibilmente perpendicolare alla superficie.
Un aspetto interessante, e che ho scoperto proprio mentre raccoglievo il materiale per questo approfondimento, è il ruolo giocato dall’attrito muscolare. Quando usiamo i muscoli, infatti, si genera al loro interno dell’attrito, che varia in funzione del modo in cui usiamo i muscoli, ovvero il modo in cui li contraiamo. Esistono tre modi differenti e ognuno di essi è più efficiente di quello precedente. I tre modi di usare i muscoli sono con contrazioni concentriche, statiche ed eccentriche. Se ad esempio siamo in grado di sollevare 100 kg con la contrazione concentrica, allora saremo in grado di sollevare 120 kg con quella statica e 140 kg con quella eccentrica.
L’ultimo aspetto è quello legato all’energia necessaria per sollevare l’oggetto. L’energia totale spesa dall’atleta è quella necessaria per sollevare il peso fino a sopra le proprie spalle e può essere valutata calcolando l’energia potenziale necessaria per portare il peso fino a quell’altezza. Poi il peso va mantenuto sollevato per un certo tempo. L’effetto più evidente del fatto che l’atleto ha speso energia per compiere il gesto atletico è il sudore, ovvero energia termica.