Topolino #3435: La scelta dell'adulto

Topolino #3435: La scelta dell’adulto

La saga fantasy di Ducktopia ideata da Francesco Artibani e Licia Troisi si conclude con il terzo episodio.
Come avevo scritto nella recensione del #3434, anche a saga conclusa, la seconda puntata risulta la più debole, sebbene nel complesso lo sviluppo scelto dagli autori risulti abbastanza coerente con il finale. Certo se ci confrontiamo con un progetto complesso come Once upon a time (in Italia noto come C’era una volta), gli autori avrebbero potuto strutturare la narrazione per stagioni, sviluppando i vari spunti fantasy inseriti nel corso delle tre puntate in maniera più estesa e approfondita.
Per contro il patchwork di romanzi e serie di genere messo in campo dagli autori risulta stimolante per i lettori amanti del fantasy, ma anche un modo tutto sommato sicuro per interessare chi a questo genere non si è mai avvicinato.
Come scritto per il primo e il secondo episodio, Artibani e Troisi mescolano spunti provenienti da saghe letterarie come Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien o The Witcher di Andrzej Sapkowski (diventato di recente anche una serie su Netflix), fumettistiche come Bone di Jeff Smith e televisive come il già citato Once upon a time.

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Mentre dalle altre opere citate gli autori prendono elementi e li ripropongo all’incirca invariati, proprio con quest’ultima serie i due sceneggiatori propongono un ribaltamento di prospettiva: mentre nella serie televisiva erano i personaggi delle favole a essere imprigionati nel mondo reale senza memoria della loro vita passata, in Ducktopia sono gli abitanti del Calisota a vivere in un mondo fantastico, credendo di averci vissuto da sempre.
Questo ribaltamento viene ribadito anche con il finale in cui Topolino compie una scelta opposta rispetto a Sebastian ne La storia infinita di Michael Ende. Mentre nel romanzo, la cui influenza era comunque intuibile già col secondo episodio, il bambino decide di far rivivere Fantasia con la sua immaginazione, Topolino sceglie il mondo reale. In questo senso Ducktopia può essere letto come la versione adulta de La storia infinita, in cui il protagonista trova la sua dimensione in tutto ciò che ne determina la sua personalità, inclusi i momenti più difficili e complicati, laddove invece Sebastian decide di rifugiarsi nel fantastico per trovare la forza di affrontare il reale.

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In questo senso è proprio questa lettura del finale a salvare una saga che si potrebbe classificare come recchioniana, nel senso che prende in prestito un po’ di elementi da varie saghe e serie fantasy, le mescola senza svilupparne nessuna veramente, e porta a conclusione qualcosa di più simile a un esercizio di stile che a uno sviluppo vero e proprio di un mondo fantastico. In poche parole una saga gradevole che però pecca di coraggio nello sviluppo della trama e dei personaggi.
I disegni della saga, infine, assegnati a Francesco D’Ippolito, sono decisamente all’altezza delle attese e visto che nelle altre occasioni ne ho parlato per lo più in termini positivi, qui vi scrivo dell’unica cosa che non mi ha veramente convinto: il Macchia Nera ducktopiano. Forse perché il look alla Nino D’Angelo non è esattamente quello che mi aspetterei per un cattivo senza scrupoli (e nemmeno per un teppistello, a dirla tutta).