Topolino #3355: In fondo al mar

Topolino #3355: In fondo al mar

Sempre con l’incognita di non sapere cosa accadrà settimana prossima, con il numero attualmente in edicola, che forse qualcuno è riuscito ad acquistare e qualcun altro no, perché, secondo alcune forse dell’ordine “andare in edicola non è essenziale” (o qualcosa del genere), inizia una nuova grande parodia dysneiana, reallizata da Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio.

19999 leghe sotto i mari

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Dopo aver perso una lega strada facendo (ottima scelta per il titolo, direi), la prima puntata della serie procede avendo un unico, vero, grande protagonista: il mare e gli esseri viventi che animano i suoi fondali. Le illustrazioni di Pastrovicchio sugli ambienti sottomarini, infatti, rivaleggiano con le migliori illustrazioni di maestri come Massimo De Vita o Giorgio Cavazzano. D’altra parte il tema del mare è uno dei molti affrontati da Jules Verne in 20000 leghe sotto i mari, di cui questa parodia è, però, solo una sua pallida versione. Il motivo sta, essenzialmente, in Nemo.
Nel caso della parodia di Artibani, infatti, Nemo, interpretato da Pippo, diventa un bonario per quanto apparentemente svitato inventore, che oltre ad aver progettato e costruito il Nautilus, ha anche, con spirito indubbiamente verniano, costruito un intero equipaggio di automi, che ricordano un po’ i Minions. Il personaggio, quindi, perde qualunque velleità vendicativa contro una non meglio specificata nazione imperialista. Solo nel seguito, L’isola misteriosa, si scopre che tale nazione è la Gran Bretagna, così come le origini del personaggio, un nobile indiano. Artibani, però, sembra anche perdere l’occasione di fornire a Nemo una connotazione ambientalista, cosa che invece non sfuggì a Giorgio Pezzin ne Il mistero del Nautilus, disegnata da Franco Valussi, dove Nemo viene interpretato da un Jules Verne momentaneamente smemorato, ma ben deciso, con un Nautilus sgangherato, ad affondare le imbarcazioni inquinanti.
Essenzialmente la forza del romanzo di Verne era in Nemo, e cambiare in maniera così forte (o così debole, dipende dai punti di vista) le sue motivazioni, trasformandolo in una sorta di Professore matto sottomarino, indebolisce anche la forza della parodia stessa. Cosa che non mi sarei mai aspettato dallo sceneggiatore della splendida parodia di Metropolis.
Fondamentalmente, per riprendere le parole che scrissi all’epoca, 19999 leghe sotto i mari è una bella parodia, che però rinuncia agli aspetti più politicamente schierati delle opere originali.

Una nota su Nemo

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Nemo – via commons

Elemento interessante sul personaggio, quello di Verne, non è tanto l’uso che lo stesso Verne o che altri autori ne fecero, ma chi Nemo sarebbe dovuto essere in origine. La caratterizzazione da nobile indiano che combatte contro il Regno Unito è sostanzialmente tutta contenuta ne L’isola misteriosa, mentre in 20000 leghe sotto i mari siamo di fronte a un personaggio avvolto da un profondo alone di mistero.
L’elemento chiave di questo mistero sta nella censura che l’editore impose allo scrittore: in origine, come si scoprì poi studiando le carte e le missive di Verne, Nemo doveva essere un polacco la cui famiglia era stata sterminata dalla tirannia russa. L’editore, però, ebbe paura di inimicarsi il mercato russo, così decise di far eliminare qualunque riferimento alla Polonia e alla Russia, con grande disappunto di Verne, che però riuscì, in maniera molto plausibile, a riscrivere il personaggio ne L’isola misteriosa nonostante i dettagli non esattamente collimanti tra questa nuova versione e quella precedente, edulcorata dall’editore.