Topolino #3330: Squadra che vince

Topolino #3330: Squadra che vince

Con la pubblicazione dell’ultimo episodio di Tre paperi in gioco su Topolino #3330, saga scritta da Bruno Enna e disegnata da Alessandro Perina e Marco Mazzarello e dedicata al trio di gemelli Qui, Quo, Qua, dedico un articolo conclusivo ai sei episodi della bella saga qui sul Cappellaio Matto. Nell’introduzione ripropongo parte di quanto ho scritto in occasione del primo episodio su DropSea:

Adolescenza

Generalmente i tre nipotini sono protagonisti indiscussi delle storie solo quando indossano il cappello delle Giovani Marmotte. Di fatto le occasioni che gli autori si sono concesse per approfondire i nipotini al di fuori di questo contesto sono sempre state molto poche. Il problema di fondo, come affermava Luciano Bottaro e altri autori dopo di lui, è che spesso gli autori pensano ai nipotini come a i tre gemelli che si completano le frasi a vicenda. E questo li rende antipatici agli stessi autori disneyani. Eppure nel corso degli anni ci sono stati vari esempi di autori che hanno cercato di approfondire i tre personaggi. Il primo di tutti è stato ovviamente Carl Barks, sia dando loro un ruolo attivo nelle avventure di ampio respiro, sia con la creazione del corpo delle Giovani Marmotte. Al di fuori di questi schemi, però, lo stesso Barks tornava spesso alla caratterizzazione originale dei tre discoli.
Uno dei primi esempi di storie non banali che approfondiscono i tre personaggi in maniera distinta uno dall’altro è stato Il tempo delle mele di Massimo Marconi e Massimo De Vita. Ispirato all’omonimo film del 1980 di Claude Pinoteau con una giovane Sophie Marceau, di fatto affronta anch’esso i problemi della crescita attraverso uno degli eventi più importanti e spesso traumatici dal punto di vista dei maschi: l’amore. Marconi decide, infatti, di rompere l’idillio tra i tre nipotini facendo innamorare Quo di Paperella, nipote di Paperina appena arrivata in città.
Un modo un po’ più classico per approfondire il legame tra i nipotini e Paperino, ma anche le dinamiche all’interno del trio, è stato invece Il quarto nipotino di Nino Russo e di un ignoto autore del Comicup Studio. In questo caso Paperino si inventa l’esistenza di un quarto nipotino, più diligente rispetto a Qui, Quo, Qua, generando la reazione dei tre che iniziano a far impazzire lo zio interpretando a turno l’inesistente Que.
Più di recente ecco l’arrivo dei Whizz Kids di Vito Stabile ed Emilio Urbano: in questo caso le dinamiche tra i nipotini vengono gestite dando loro tre superpoteri differenti. Al di là della non eccezionale efficacia dell’operazione, la proposizione di questa saga da parte di Topolino è indicativa di una ben precisa direzione: un maggior interesse da parte degli autori nel fornire ai nipotini caratterizzazioni leggermente differenti uno dall’altro.

Già Enna aveva iniziato a differenziare i tre paperotti, seppure in maniera piuttosto leggera, ne Il grande gioco geniale, saga dedicata ai 500 anni di Leonardo da Vinci, ma è con Tre paperi in gioco che l’autore spinge in un certo senso sull’acceleratore della differenziazione tra i tre personaggi. E il tema narrativo che Enna adotta per fornire a Qui, Quo, Qua caratteri e interessi differenti è uno degli elementi più classici nella vita di ognuno di noi: il cambiamento dovuto alla crescita.

Gioco di squadra

Paperino si rende conto dei leggeri cambiamenti tra i suoi tre nipoti all’improvviso. Ciò lo preoccupa, poiché queste differenze, all’inizio, si mostrano attraverso contrasti e litigi. Così l’idea dello zio è quella di spingerli a trovare un interesse comune, il calcio, attraverso il torneo di quartiere. L’unico allenatore a disposizione di Paperino, però, è il cugino Paperoga, al quale affida i Pulcini di via dei Platani. Le differenze di vedute tra Qui e Quo spingeranno, però, i due a separarsi: il primo nella squadra di Paperoga, il secondo in quella di Anacleto Mitraglia, i Leoncini di via dei Platani, insieme con Anacardo, nipote del vicino di Paperino. Nel frattempo Qua segue la sua inclinazione musicale e mette in piedi una band insieme ad alcuni compagni di scuola.
La prima difficoltà nello sviluppo della storia è, dunque, nella gestione delle due linee narrative principali, quella calcistica e quella musicale. A sua volta la sottotrama sportiva diverge in due con gli autori che seguono le due squadre avversarie. Enna, dopo aver proposto una narrazione abbastanza consecutiva e serrata, con l’ultimo episodio, senza necessità di spiegare quanto tempo sia passato, porta il lettore fino alla finale del torneo di quartiere, che vede tutti e tre i nipotini impegnati: Qua con la sua band nel concerto d’apertura della finale, Qui e Quo come avversari nella finale che vede Pulcini e Leoncini sfidarsi per la coppia di quartiere.
Al di là dei dettagli e del modo utilizzato dai nipotini per alleggerire la pressione che stava aumentando sulle loro spalle da parte degli adulti, spicca soprattutto il finale non banale e aperto proposto da Enna, che permette non solo a lui ma anche agli altri autori di poter sviluppare Qui, Quo, Qua in direzioni differenti.
E’, ad ogni modo, utile sottolineare, a parte tutti i valori che la storia ha portato all’attenzione dei lettori (amicizia, fiducia, ricerca della propria strada nel mondo, …), come la conclusione pone l’accento su un elemento che dovrebbe essere una forza e non una debolezza non solo tra fratelli, ma in generale nella società tutta, in particolare in questo tormentato periodo sociale: armonia e rispetto senza annullare gli elementi che ci rendono diversi uno dall’altro.

I disegnatori

Per sviluppare la storia di Enna, sono stati messi al lavoro, come scritto all’inizio, Perina e Mazzarello. Mentre il primo si è occupato degli episodi iniziale e finale e di quelli sportivi, Mazzarello ha curato la parte musicale della vicenda. I due stili sono, normalmente, abbastanza diversi uno dall’altro: mentre Perina ha un tratto più snello, Mazzarello ne adotta uno più rotondo. In particolare, però, è quest’ultimo che ha adattato leggermente il suo stile alle esigenze della storia, rendendolo un po’ più “classico”, come emerge dal confronto con gli episodi che lo stesso disegnatore ha realizzato per Young Donald Duck, pubblicato in contemporanea con la saga enniana.
Alla fine il lavoro dei tre autori si è armonizzato nel modo migliore possibile, realizzando un perfetto gioco di squadra, proprio come quello dei nipotini nel corso dei sei episodi.